Marchio registrato Prosek croato, l'ir Coldiretti: «Un altro orrore della nostra strana Unione Europea»

Venerdì 2 Luglio 2021
Il Prosek sugli scaffali
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TREVISO - «Un altro prodotto che rischia di finire nella dispensa degli orrori della nostra strana Unione europea». Giorgio Polegato, presidente di Coldiretti Treviso resta basito dalla notizia su quello che si può considerare «un nuovo tarocco, ma ancor peggio il rischio di una autorizzazione concessa dall'Ue al Prosek Croato»: «Si tratta di una decisione che prende la forma di un vero attacco al Made in Italy e all'identità del nostro Prosecco che è inimitabile per storia, ambiente, know how e passione di intere generazioni di vignaioli».   

Coldiretti non ha mezze misure in riferimento alla richiesta avanzata dalle autorità di Zagabria ai servizi della Commissione Ue per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della procedura per il riconoscimento della Menzione tradizionale Prose: «È un affronto non solo al prodotto in sé ma anche ad un territorio che ha ricevuto dall'Unesco un riconoscimento mondiale - aggiunge Giuseppe Satalino, direttore di Coldiretti Treviso - Stiamo combattendo il sounding che danneggia il made in Italy nel mondo ma soprattutto la percezione e a volte la salute dei consumatori». «Una decisione che rischia di indebolire la stessa Ue nei rapporti internazionali e sui negoziati per gli accordi di scambio dove occorre tutelare la denominazione prosecco dai falsi come in Brasile e Australia. Il successo del Prosecco che ha messo a segno un aumento delle bottiglie esportate nel mondo dell'8% nel primo trimestre del 2021 ingolosisce i falsari con imitazioni diffuse in tutti i continenti dal Meer-secco al Kressecco, dal Semisecco e al Consecco, ma è stata smascherata dalla Coldiretti la vendita anche del Whitesecco e del Crisecco.  Il falso Made in italy alimentare - conclude la Coldiretti - vale 100 miliardi nel mondo dove 2 prodotti su tre che richiamano all'Italia non hanno in realtà nulla a che vedere con il tessuto produttivo ed occupazionale nazionale».  «A tutti i livelli Coldiretti si muoverà per impugnare questo percorso fuori dalle regole e dal rispetto dei nostri produttori» conclude Polegato «Ciò che spaventa è che la dispensa degli orrori europea già contiene insetti da portare in tavola e vino annacquato che non si può definire vino».

LE COLLINE DEL PROSECCO

A difendere il Prosecco dall'attacco della Croazia scende in campo anche l'associazione Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, che ricordiamo, sono patrimonio dell'Unesco. «Difendere l'identità, il nome e il valore della denominazione Prosecco significa difendere l'identità del territorio. Per questo condividiamo le parole del Governatore Zaia e siamo al fianco della Regione nella difesa e nella tutela di quest'area e dei prodotti che rappresenta» afferma Marina Montedoro. «Se l'Unione Europea accettasse la richiesta della Croazia di registrare il nome Prosék, si creerebbe confusione non solo rispetto al prodotto Prosecco sui mercati ma anche nei turisti e in tutti i visitatori, soprattutto esteri, portando ulteriore danno all'immagine, alla cultura, alle tradizioni e all'economia. - sostiene Montedoro - Oggi l'italian sounding è un fenomeno che riguarda tanto i prodotti agroalimentari quanto i loro territori di origine e risulta gravemente lesivo per intere categorie economiche e per tutti i cittadini. Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono il frutto del lavoro tra le viti di uomini che, con la loro maestria e il loro ingegno, in centinaia di anni lo hanno reso unico. Una unicità riconosciuta dall'Unesco come Patrimonio mondiale». «Il Prosecco, insieme alle cultura enogastronomica, alle tradizioni, all'arte e al paesaggio - conclude Montedoro - rappresenta il cuore delle Colline del Prosecco ed è importante difenderne l'identità, anche per tutelare appassionati e turisti che cercano e vogliono una certificazione di autenticità».

L'ASSESSORE CANER

«Mi auguro davvero che l’Europa, accogliendo la richiesta dei nostri europarlamentari, blocchi la richiesta avanzata dalle autorità di Zagabria, ai servizi della Commissione Ue, per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della procedura per il riconoscimento della menzione tradizionale Prosek. Non è certo questo il modo di tutelare un’eccellenza Veneta riconosciuta in tutto il mondo, frutto del lavoro di produttori di un’area, quella delle nostre Colline di Conegliano e Valdobbiadene, riconosciute Patrimonio dell’Umanità Unesco. Il Prosecco non è solo agricoltura, ma è anche turismo: quello enologico rappresenta infatti un asset strategico del Veneto». Lo afferma l’assessore all’Agricoltura e al Turismo della Regione del Veneto, Federico Caner, in merito alla procedura avviata da parte della Croazia, istanza già respinta in passato dall’Ue a tutela dei consumatori. «È ora di mettere fine al fenomeno dell’Italian sounding, ovvero al tentativo di promuovere dei prodotti attraverso nomi, immagini o riferimenti geografici che ‘suonano’ come italiani ma che invece non lo sono – continua Caner -. L'unico vero Prosecco è quello prodotto nelle nostre terre, l’unico tutelato e riconosciuto a livello internazionale». Una vicenda che, secondo l’Assessore, dimostra una volta di più come: «Questo tentativo di appropriazione indebita del nostro prodotto ci ricorda che il nemico non è interno, tra coloro che producono, vinificano o imbottigliano, bensì all’esterno. Evitiamo, dunque, di produrre tensioni interne e, al contrario, lavoriamo insieme per mettere in campo strategie di marketing e comunicazione che ci permettano di esplorare e conquistare nuove quote di mercato. Sarà fondamentale, poi, continuare a lavorare per aumentare e far percepire la qualità del nostro prodotto che è unico al mondo e, come tale, non è solo certificato ma deve essere anche tutelato».

UNIONCAMERE

«Mi auguro che l'Europa intervenga per non consentire questa operazione che rappresenterebbe un danno economico enorme per il nostro territorio. Quella del Prosecco è una delle industrie più importanti del Veneto non solo dal punto di vista imprenditoriale, ma anche sotto il profilo turistico come testimonia il riconoscimento dell'Unesco del 7 luglio di due anni fa». Così Il presidente di Unioncamere Veneto, Mario Pozza, interviene sulla richiesta avanzata dalle autorità di Zagabria ai servizi della Commissione Ue per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della procedura per il riconoscimento della Menzione tradizionale Prosek: «Dietro il successo del Prosecco ci sono anni di sacrifici dei nostri produttori che hanno lavorato giorno dopo giorno per farlo diventare un prodotto conosciuto ed amato in tutto il mondo. La storia del Tocai dovrebbe averci insegnato qualcosa per questo dobbiamo evitare che si ripeta. Mi auguro che il nostro Governo sappia proteggere uno dei brand più importanti del Made in Italy». 

LA LEGA

«Giù le mani dal Prosecco. La Commissione europea blocchi la procedura, avviata dalla Croazia, per il riconoscimento della denominazione del vino Prosek, che è palesemente in conflitto con la Dop italiana Prosecco e con tutte le normative Ue. Da parte della Croazia assistiamo all'ennesimo scandaloso tentativo di danneggiare gli oltre 8.000 produttori italiani e di truffare i consumatori. L'unico vero Prosecco è quello prodotto nelle nostre terre, l'unico tutelato a livello Ue e che vanta denominazioni Doc e Docg. E non c'è Prosek croato che tenga». Cosi in una nota l'europarlamentare della Lega Mara Bizzotto, «Se la Croazia vuole aprire una nuova guerra sul Prosecco, sappia che noi non molleremo di un centimetro, e la mia nuova interrogazione alla Commissione UE è solo l'antipasto di quello che metteremo in campo: siamo pronti a dare battaglia in ogni sede e a tutti i livelli per proteggere i nostri produttori e il nostro Prosecco dalle manovre truffaldine e dalle brutte copie della Croazia» conclude Bizzotto. 

I 5 STELLE

«La richiesta della Croazia di riconoscimento della menzione Prosek è una provocazione inaccettabile che la Commissione europea deve respingere. Siamo davanti a una palese violazione del regolamento sulle denominazioni di origine e le indicazioni geografiche, approvato nel 2019, che vieta il cosiddetto 'italian sounding', l'uso commerciale di prodotti agroalimentari che imitano non solo il nome ma anche i simboli del Made in Italy». Cosi in una noto congiunta Tiziana Beghin e Sabrina Pignedoli, europarlamentari del Movimento 5 Stelle. «Il croato Prosek non coincide né con un nome geografico né con il nome di un vitigno, dunque risulta evidente che la richiesta punta esclusivamente a sfruttare l'immagine di un altro prodotto di successo. L'Unione europea si deve basare sulla collaborazione fra Stati membri e non su furbate e concorrenza sleale interna. Il Movimento 5 Stelle chiede ufficialmente alla Commissione europea di bloccare la procedura prima che la domanda croata sia pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Ue», concludono gli eurodeputati.

Ultimo aggiornamento: 18:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA