Prosecco-Prosek, Zaia: «Abbiamo un toponimo del 1300, la Croazia non può usare quel nome». Centinaio: «Ora se ne dovà occupare direttamente Draghi»

Martedì 2 Novembre 2021 di Redazione web
La vendemmia del prosecco
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VENEZIA - Il sottosegretario di Stato nel governo Draghi al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali Gian Marco Centinaio è al fianco di Luca Zaia nella battaglia per la tutela della denominazione del Prosecco contro il croato Prosek. Se ne è parlato oggi a Palazzo Balbi, durante la diretta del presidente Zaia.

Questa mattina, martedì 2 novembre,  si è tenuta una riunione proprio su questa battaglia. «Prima del 2009 chiunque poteva produrre - ha detto Zaia - e imbottigliare come Prosecco, adesso non si può più fare. Se passa il principio che chiunque possa usare nomi simili per i prodotti allora l'Europa diventa una Babele. Anche lo Champagne vive le stesse difficoltà».

Prosek, le mappe del 1300 danno ragione al Veneto

«Ci sono mappe ufficiali che partono dal 1300, che abbiamo consegnato, che fanno vedere che prima di Trieste c'è una città che da allora si chiamava Prosek. È la dimostrazione, la prova provata, che il toponimo che ha dato la riserva del nome al Prosecco nel 2009 è lo stesso». Lo ha reso noto il presidente del Veneto, Luca Zaia. «Quindi - ha aggiunto Zaia - non è possibile che altri possano utilizzare lo stesso toponimo». «Stiamo parlando - ha proseguito Zaia - della denominazione più grande al mondo; il Prosecco fa 700 milioni di bottiglie, stiamo parlando di una denominazione che ha avuto nel 2009 la riserva del nome e nel 2019 abbiamo avuto anche il riconoscimento come Patrimonio dell'umanità».

 

 

Prosek, Centinaio difende il Prosecco e chiede aiuto a Draghi

Centinaio ha spiegato che questa è stata l'ultima riunione della task force ministeriale e si è tenuta in Veneto. Per il sottosegretario alle politiche agricole alimentari ora «ci aspettiamo che l'Unione Europea fermi un pericoloso precedente, altrimenti in futuro rischieremo di confrontarci con il Parmizaner svedese o la mozzarella di bufalen di Dresda».

«L'Europa dovrebbe tutelare le denominazioni europee - ha commentato - l'Italia ne ha più di tutte e se ora l''Europa accetta di accettare un percorso sul Prosecco non rende merito al lavoro fatto dal nostro Paese e dei tanti che hanno denominazioni. Si potrebbe aprire una falla al sistema delle denominazioni, si viene meno a quelle denominazioni che fino ad oggi sono tutelate. Vogliamo tutelare il Prosecco e tutte le denominazioni italiane in generale. Ho visto in Brasile nella stessa vigna produrre Prosecco e Champagne: il nemico non è solo in Europa. La riteniamo una questione nazionale, abbiamo già chiesto al presidente del Consiglio Draghi di occuparsene direttamente. Entro il 20 novembre presenteremo il nostro dossier. Abbiamo ragioni storiche e giuridiche per portare a casa il risultato».

 

Ultimo aggiornamento: 17:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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