Permessi retribuiti per impegni istituzionali, indagato l'assessore-poliziotto: «Nulla da nascondere»

Domenica 31 Ottobre 2021 di Maria Elena Pattaro
L'assessore alla sicurezza del Comune di Breda è accusato di truffa ai danni dello Stato

BREDA DI PIAVE «Non ho truffato lo Stato. La divisa di poliziotto è la mia prima pelle: io il crimine lo combatto. E sono sicuro che riuscirò a dimostrare la mia totale estraneità alle accuse». Lucio Zaniol, 57 anni, assessore alla sicurezza del Comune di Breda di Piave nonché ispettore in servizio alla polizia ferroviaria di Treviso, è stato indagato per truffa aggravata ai danni dello Stato. L’indagato si sarebbe assentato dal lavoro usufruendo dei permessi retribuiti a cui aveva diritto in qualità di amministratore locale per adempiere agli impegni istituzionali. Ma numerosi di questi permessi non avrebbero trovato riscontro, in base ai controlli effettuati dai suoi stessi colleghi della sottosezione trevigiana della Polfer. Tanto da far scattare la segnalazione alla Procura, che un paio di mesi fa ha chiuso le indagini e ora si appresta a chiedere il rinvio a giudizio dell’assessore. L’accusa formalizzata dal sostituto procuratore Mara Giovanna De Donà è di truffa ai danni dello Stato. Il motivo? Per le ore dedicate agli impegni istituzionali non comprovati l’ispettore è stato pagato come se fosse in servizio. I fatti contestati si sarebbero svolti nell’arco di tre anni, dal 2016 al 2019. Ma saranno le carte al vaglio del giudice a parlare.

«SONO PULITO»

Questo è un colpo duro, anzi durissimo per l’assessore-poliziotto, che in passato è stato anche vice comandante della Polfer di Treviso: «Ho fatto dell’onestà il mio ideale di vita. Sono sereno e pulito: il tempo impiegato usufruendo dei permessi è sempre stato dedicato al Comune e al territorio» - afferma da sotto il portico della sua abitazione di Breda, ricordando di aver diritto a 24 ore mensili di permessi retribuiti per impegni legati al suo incarico istituzionale. Lo sguardo è provato, ma risoluto: «Confido nella giustizia, certo di dimostrare la mia totale estraneità ai fatti» - afferma l’indagato. La difesa avrebbe presentato una corposa memoria difensiva in cui si dà conto degli impegni istituzionali a cui l’assessore ha partecipato. Zaniol non ha nulla da nascondere: «Il mio operato è sotto gli occhi di tutti. Credo di aver svolto il mio impegno politico sempre all’insegna della lealtà e dell’onestà, con una presenza assidua a servizio del territorio. Ricordo i tre giorni passati al Coc (centro operativo comunale, ndr) senza chiudere occhio per la piena del Piave di tre anni fa. Lo scorso maggio ho inaugurato la rotonda della legalità» - aggiunge, sottolineando l’attenzione sempre alta sul tema -. Ho sempre lavorato in modo onesto, da poliziotto e da assessore. Confido nella giustizia». 
La divisa l’ha indossata a vent’anni e se la sente cucita addosso. Nei panni di amministratore comunale ci si è calato invece in tempi più recenti, prima come consigliere, poi come assessore e oggi è al suo secondo mandato: «Se i cittadini non credessero in me non mi avrebbero riconfermato con 180 preferenze, un numero record a Breda». Zaniol ha le deleghe a Sicurezza, Protezione Civile, Viabilità e Trasporti. 

IL COMMENTO DEL SINDACO

Il sindaco Moreno Rossetto, dal canto suo, conferma la fiducia al suo assessore, giocando d’anticipo rispetto a eventuali richieste di dimissioni da parte delle opposizioni: «In attesa di ricevere la comunicazione della chiusura delle indagini, ci tengo a ribadire la massima collaborazione alla magistratura, certo che la giustizia farà presto chiarezza. Fino a quel momento, confermo la fiducia nei riguardi dell’assessore - afferma il primo cittadino -. Nell’augurio che tutto possa risolversi quanto prima e per il meglio, sottolineo che nulla sta intaccando l’operato di quest’Amministrazione negli interessi della comunità». Tante le attestazioni di solidarietà da parte sia dei colleghi amministratori, sia dei concittadini, in attesa che la giustizia faccia piena luce sulla vicenda. 

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