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Pizza DaPino, la storia dell'imprenditore che ha conquistato Veneto e Friuli Vg

Martedì 20 Settembre 2022 di Michele Miriade
Giuseppe Pino Giordano, pizza DaPino
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TREVISO - Da Tramonti, paese rurale della provincia di Salerno, alla Marca. A Mogliano prima e Treviso poi, passando per la Lombardia. È questo il percorso di Giuseppe Pino Giordano, 75 anni, che oggi è diventato il re della pizza in tutto il Veneto e il Friuli. Un lavoro lungo 50 anni che Pino ha iniziato in giovane età, quando ha deciso di lasciare il suo paese cercando la sua strada in una nuova città. Da quel giorno ha portato la sua pizza a Treviso e, poi in altre città, rivoluzionando il modo di concepire tale alimento, che era originariamente un piatto povero consumato principalmente da studenti e militari, facendolo diventare un piatto ricco di sapori e nutriente. E il marchio daPino, che festeggia 50 anni nella Marca, è una realtà con 11 locali, da Treviso a Trieste.


Pino ha lasciato Tramonti a quale età?
«Avevo 15 anni e mezzo. Era il 1962, un paese dove si viveva con un fazzoletto di terra da coltivare. La mia famiglia era contadina. Da Varese ricevevo il messaggio di chi era già partiti per il Nord a portare la mozzarella, all'epoca non molto conosciuta e si consumava solo nelle pizzerie. Un ragazzo del paese ne aveva aperta una. Un giorno ritornò con una gran bella macchina in paese, dove ce ne saranno state quattro. Mi colpì il suo successo, mentre noi si produceva latte e mozzarella che poi veniva venduta a Napoli».


Come fu la prima esperienza?
«Uno zio aprì una pizzeria. Arrivai poco dopo coi primi risparmi. All'epoca si lavorava molto, si pensava solo a quello. A Varese rimasi dal 1962 al 1966 aprendo una seconda pizzeria che però non andò bene».


E di mezzo il servizio militare.
«Da figlio maggiore fui arruolato e partii per Milano, in un mese e mezzo la paga fu di 40mila lire, con 5mila lire in tasca ritornai a casa. Poi si aprì la strada del Veneto».


Con prima tappa?
«Mi capitò un'occasione a Mestre e nel gennaio 1967 iniziai a lavorare come cameriere e pizzaiolo. Da Mestre mi spostai a Venezia, feci tanta esperienza col turismo, tanta economia e con i risparmi di 5 anni acquistai un appartamento. Ma sentivo il desiderio di avviare una mia attività».


Quindi?
«Arrivai a Mogliano nel 1972, c'era un bar - osteria Ai Bersaglieri - che acquistai con la vendita dell'appartamento. Trasformai il locale, da bar a pizzeria, e il 6 gennaio 1973 ci fu l'inaugurazione. Sono stati 13 anni importanti: sponsorizzai anche la squadra di rugby il 15 Bersaglieri di Pino».


Ma lei voleva ancora di più?
«Avevo conosciuto Piero Zoppè, titolare del Nostro Bar a Treviso, in Strada Ovest che voleva cedere l'attività. Sono andato a vedere il locale a pranzo, alla sera avevo già acquistato la licenza e 6 mesi dopo l'immobile. Avviammo una ristrutturazione generale e poi una seconda. Così ora possiamo ospitare 400 coperti dentro e altrettanti fuori, in giardino e nella terrazza durante il periodo estivo».


E la pizza diventò un piatto importante.
«La pizza non è mai stata un piatto banale solo a studenti e militari. Trasformai il concetto di pizza in un piatto dal valore gastronomico, portando in pizzeria / ristorante le famiglie e la clientela importante cambiando solo l'ambiente circostante. La pizza divenne degna di un ristorante con un servizio ai tavoli e una mise en place adeguati, non più con una semplice tovaglietta di carta».


Il top la conquista di Piazza dei Signori.
«Il 1990 fu un momento storico. All'epoca una pizzeria nel salotto di Treviso non era vista bene, c'era chi pensava a un caffè viennese. Io convinto del contrario. Una volta avuto lo stabile in affitto iniziò l'attività nel cuore della città».


Così il marchio DaPino iniziò ad ampliarsi.
«Iniziai il percorso a Cortina e S. Zenone che poi decisi di cedere. Con l'ingresso di mio figlio Francesco, che con me prese in mano le redini dell'azienda, senza dimenticare la figlia Annalisa e in primis mia moglie Marcella, ci fu un cambio di rotta. Oggi DaPino è un marchio presente, oltre che con le due location di Treviso, anche a Mestre, Padova, Vicenza, Verona, S.Donà, Caorle, Jesolo, Trieste oltre a Mogliano e 75 punti vendita in franchising con il marchio Pizzalonga Away».


Quante pizze sfornate?
«Dalle 20 alle 30mila al giorno, grazie anche a uno staff di collaboratori e dipendenti che tocca le 350 persone. Siamo un'impresa, l'importanza della nostra azienda nasce dal servizio che offriamo alle persone, compatibile per un'alimentazione sana, semplice, che viene dalla Costiera Amalfitana che permette di offrire un vero e proprio benessere alimentare».


E tutto è prodotto nel vostro laboratorio?
«L'impasto della pizza e tutte le materie prime, comprese quelle per la ristorazione e il pane, nascono nel laboratorio di Treviso di 3.000 metri, in funzione giorno e notte. Alla sera arrivano gli ordini dalle varie location, mentre al mattino partono i furgoni per le consegne in ogni pizzeria e ristorante. Lavoriamo le migliori farine e materie prime del territorio, con un'attenzione al pomodoro e alla mozzarella di Bufala che arrivano direttamente da produzioni della Campania».

Ultimo aggiornamento: 21 Settembre, 19:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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