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Levrieri, la pista con i meravigliosi cani infiamma anche i vip

Sabato 30 Aprile 2022 di Mauro Favaro
Kledi Kadiu e i suoi levrieri

MASERADA - “I miei levrieri fanno parte della famiglia. E quando corrono sono felicissimi. Figuriamoci se possiamo pensare di fare loro del male. Anzi, siamo stati proprio noi allevatori a spingere con Enci per poter avere una struttura adeguata, con tutte le garanzie del caso, senza dover andare in Svizzera”. Enrica Seno, 42 anni, conosce bene il mondo dei levrieri. Ne possiede sette. E non si capacita della bufera di polemiche che ha investito la costruzione della pista per le corse in una porzione del parco Parabae di Maserada, l’unica del genere in Italia. “Fino all’anno scorso era attiva la pista di Poianella, nel vicentino – specifica – essendo privata, ha dovuto chiudere perché non ci sono giri di soldi. Perché allora il problema esplode adesso con l’intervento in corso a Maserada? Chi avanza insinuazioni, a partire dalle scommesse, non ha alcuna conoscenza né su queste attività né in ambito cinofilo in generale”.

Il riferimento è alle associazioni animaliste, che si sono mosse in massa per chiedere al Comune di annullare la concessione per 15 anni a Enci, l’ente nazionale cinofilia italiana, dell’area da 27mila metri quadrati all’interno del Parabae. Ma non solo. Anche alcuni personaggi noti hanno preso posizione contro la nuova pista per i levrieri. L’ultimo è stato Kledi Kadiu, l’ex ballerino di Amici di Maria De Filippi. “Lo scorso anno ho partecipato con gioia alla campagna contro lo sfruttamento dei levrieri spagnoli. Ora sono venuto a conoscenza che stanno costruendo una pista da corsa per questi meravigliosi animali – scrive, rilanciando la raccolta di firme online già arrivata a 4.500 sottoscrizioni – questo tipo di gare “amatoriali”, così hanno scritto dato che in Italia questo tipo di corse sono illegali, richiedono uno sforzo fisico enorme da parte di questi eleganti e fragili cani. Ma non è meglio lasciarli correre in libertà nelle campagne o nei parchi recintati ma liberi, senza cronometri e competizione?”. E’ la stessa Seno a rispondere alla domanda. “Non ci sono solo i cani da compagnia. Le prove di lavoro Enci sono finalizzate a valutare il cane nel suo lavoro, per salvaguardare ad esempio le razze che fanno parte del gruppo dei levrieri, che sono molte e diverse – sottolinea la 42enne – nessuno costringe i cani a correre. Se un cane non vuole, non lo si può di certo obbligare. Non c’è alcun tipo di sfruttamento. Correre in una struttura adeguata, poi, dove tra l’altro c’è sempre un veterinario, non è la stessa cosa rispetto alle corse nei parchi. E una non esclude l’altra: i miei cani le fanno entrambe”.

“Chi pensa che i cani debbano correre solo ed esclusivamente nei prati, inoltre, allora dovrebbe chiedere il blocco anche di attività come l’agility, l’obedience e così via – aggiunge – sarebbe assurdo. Noi semplicemente portiamo i nostri cani a fare uno sport sano”. Certo, i tempi fatti dai levrieri in pista, inseguendo un fiocco in plastica o in pelle trainato da un motore che simula la caccia a vista, vengono attentamente cronometrati. L’Enci ha previsto un investimento da 160mila euro per realizzare la nuova struttura, compresa appunto una postazione per il fotofinish. “Ma a nessuno di noi interessa se il proprio cane vince o meno. Da parte nostra, non abbiamo mai visto alcuna attività nemmeno lontanamente ricollegabile alle scommesse – conclude Enrica Seno – sapete poi quale premio si vince nel caso in cui il proprio levriero arrivi primo? Una coccarda di stoffa. Altro che giro di denaro”. 

Ultimo aggiornamento: 17:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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