Maruscka: «Se chiudo gli occhi rivivo l'incubo. L'auto era un razzo, ho urlato ma ci ha centrati»

Lunedì 25 Ottobre 2021 di Maria Elena Pattaro
Maruscka, 25 anni di Sant'Elena di Silea
5

TREVISO - «Quando chiudo gli occhi rivivo l'impatto: l'auto che sfreccia e mi colpisce, io che rotolo sull'asfalto. Ho avuto paura di morire e di perdere la gamba destra. Quella macchina correva come un razzo. Ho visto soltanto una scia di colore bianco. Ci ha presi in pieno ed è scappata via». Maruscka, 25 anni di Sant'Elena di Silea, è una dei tre ragazzi falciati sabato notte da un'auto pirata all'uscita delle Fiere di San Luca. Era quasi mezzanotte e mezza quando una 500 L proveniente da Lancenigo è piombata sul gruppetto mentre attraversava le strisce pedonali. L'auto poi è fuggita. Il conducente, un 40enne di Povegliano, si è costituito soltanto il giorno dopo, presentandosi con il suo avvocato al comando della polizia locale. Da un letto di Ortopedia del Ca' Foncello riavvolge il nastro di quella che doveva essere una tranquilla uscita a coppie. Ha tre fratture a caviglia, tibia e perone della gamba destra, di cui una scomposta. Un tutore provvisorio, in attesa dell'operazione le blocca la gamba e dal gluteo le hanno estratto pezzi di vetro. Lo choc non le ha cancellato però il ricordo dell'incidente, come è successo invece a Filippo ed Elisa, gli altri due ragazzi feriti. Lui il più grave, trasportato in pronto soccorso in codice rosso.

«L'AUTO ERA UN RAZZO»

«Mi ricordo tutto». E inizia a raccontare, partendo dalla serata trascorsa alle Fiere con il fidanzato Denis di Preganziol, (l'unico illeso) e l'altra coppia di amici: Filippo ed Elisa, 20 anni, di Preganziol lui, di Villorba lei. «A mezzanotte e mezza stavamo tornando verso il parcheggio del Lidl, in via Sant'Osvaldo - racconta Maruscka -. Siamo passati sul ponte di legno sulla restera e poi abbiamo attraversato via Callalta. Prima di passare ci siamo assicurati che non ci fossero auto. La via era libera. Ma proprio quando mancava una decina di centimetri a finire l'attraversamento, ho visto arrivare da Lancenigo una macchina bianca. Era ultra veloce. Mi ha colpita alla gamba destra, sono rotolata a terra, con gamba e caviglia piegate a L e le mani incrociate sul petto. Ho urlato». Il suo ragazzo era già dall'altra parte, illeso ma raggelato perché gli altri tre sono «caduti a terra come birilli». E' proprio questa l'immagine con cui ha descritto la scena alla sua ragazza. «Elisa era subito dietro, è stata colpita di striscio e si è rotta il naso. Io e Filippo eravamo dietro e siamo stati centrati in pieno, lui più di me». Mentre la Fiat 500 L sfrecciava infilando prima via IV Novembre e poi il Put, gli altri giovani hanno chiamato i soccorsi. A quell'ora, infatti, c'era un gran via vai di gente che tornava alle macchine dopo aver assistito ai fuochi d'artificio. Alcuni hanno tentato di fotografare l'auto pirata. 

MINUTI ETERNI

«Ero stesa a terra, immobile - prosegue Maruscka -. Mi sono detta Stai calma. Mi hanno aperto la cerniera del giubbotto per farmi respirare meglio ma nessuno mi ha spostata: c'era il rischio di peggiorare le fratture. Quei minuti mi sono sembrati eterni». L'arrivo delle ambulanze le ha dato un po' di sollievo: sapeva di essere in buone mani. La 25enne, che lavora come operaia in un laboratorio tessile, è stata stabilizzata sul posto, come la coppia di amici. Per poi raggiungere a bordo dell'ambulanza il pronto soccorso del Ca' Foncello dove i medici hanno fatto tutti gli accertamenti del caso. Filippo, che ha riportato una frattura al bacino con emorragia interna e fratture agli arti inferiori, è stato operato subito: un pezzo di telaio dell'auto si era conficcato nella gamba. Anche Maruscka ed Elisa verranno operate nei prossimi giorni. Intanto gli amici si incoraggiano a vicenda attraverso chiamate e messaggi, mentre le famiglie fanno la spola tra casa e ospedale, preoccupate per le sorti dei figli.

«SIAMO INDIGNATI»

Per tutti e tre i feriti, otre allo choc, il denominatore comune è l'indignazione. Per l'auto che li ha falciati e ha tirato dritto. «Per paura» - dirà il pirata pentito, l'indomani pomeriggio, consegnandosi alla polizia locale. «Lui correva troppo. La paura ci sta, ma ci si deve fermare, non ci si presenta il giorno dopo quando magari l'eventuale alcol è già stato smaltito. Adesso dice di essere preoccupato, ma quelli che stanno male siamo noi». 
 

Ultimo aggiornamento: 15:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA