Treviso. Vuole convertirsi al cristianesimo, picchiata a sangue e minacciata dall'ex compagno

Le violenze sarebbero andate avanti anche mentre lei era incinta del secondo figlio

Sabato 23 Settembre 2023 di Valeria Lipparini
Maltrattamenti

TREVISO - Voleva convertirsi al cristianesimo. Lei, giovane musulmana, sposata e poi separata da un magrebino, che oggi ha 36 anni, e madre di due figlioletti di 6 e 7 anni, voleva lasciare la religione islamica ma anche la Tunisia dove, invece, il marito voleva rientrare per non lavorare più in Italia come bracciante agricolo sottopagato. L'ex marito, però, si sarebbe opposto con tutte le sue forze, non solo a parole, ma riempiendo la donna di botte e insultandola pesantemente. «Devi morire, sei una handicappata - le avrebbe detto l'uomo che all'epoca dei fatti aveva 32 anni - io posso decidere su di te qualsiasi cosa». Il 36enne è comparso ieri a processo, in tribunale a Treviso, per rispondere del reato di maltrattamenti. Ad accusarlo la ex moglie che ha raccontato una vita fatta di umiliazioni e botte, durata quattro anni, tra il 2017 e il 2021. I maltrattamenti si sarebbero consumati in uno dei Comuni dell'hinterlad trevigiano dove risiede la madre della donna e dove la giovane tornava dalla Sicilia dove viveva con l'allora marito e i figlioletti. Sarebbe stata pestata con pugni al volto anche quando era incinta del secondo figlio.

La difesa

L'imputato, difeso dall'avvocato Giacomo Michieli, ieri ha deposto in aula respingendo le accuse al mittente. Ha spiegato al collegio giudicante, presieduto da Iuri De Biasi: «Lei ha cambiato religione quando ci siamo separati. Queste accuse sono una invenzione perché vuole liberarsi di me, tenersi i bambini e non fare ritorno al mio Paese». Le difficoltà coniugali, acuite dalla volontà della donna (di madre italiana e padre tunisino) di convertirsi al cristianesimo, sarebbero iniziate nel 2017 quando i due vivevano in Tunisia. L'ex marito, l'avrebbe maltrattata a più riprese, ingiuriandola e picchiandola anche davanti al primo figlioletto. La violenza, con il passare del tempo, non si attenuava.

Anzi. Gli episodi riportati nella querela della donna sono molteplici. Finchè si arriva al 2018 quando era arrivata nella Marca per trovare la madre.

La violenza

Sarebbe nato un litigio legato al passaporto di lei con il marito che l'avrebbe afferrata al collo chiudendole la bocca per impedirle di chiedere aiuto. Poi l'avrebbe colpita con degli schiaffi al volto facendola sanguinare dalla bocca. Ancora, una sera mentre lei stava preparando la cena, lui l'avrebbe minacciata di morte impugnando un coltello da cucina che le avrebbe puntato alla gola. A provocare le ire dell'uomo erano anche le continue a insistenti domande che lei gli avrebbe rivolto rispetto ai progetti di vita familiari, come quando, mentre si trovavano nel Paese natale di lui, una volta avevano iniziato a discutere in macchina perchè lei voleva tornare in Italia. «Adesso - avrebbe detto l'imputato - ti cavo gli occhi e poi ti metto la testa sotto le ruote dell'auto e ti uccido». La donna ha sporto denuncia e poi ha chiesto la separazione. Il processo è stato aggiornato al 27 ottobre prossimo per la lettura della sentenza. 

Ultimo aggiornamento: 12:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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