Treviso: Paris Bordon, "Pittore divino" a Santa Caterina. Apertura gratuita venerdì per tutti i residenti

Lunedì 12 Settembre 2022 di Chiara Pavan
Paris Bordon, "Madonna con il Bambino, i santi Girolamo e Antonio abate e un devoto" (1525, olio su tela)

TREVISO - Il “Divin Pitor” si racconta: un itinerario di confronti e rimandi, di temi e suggestioni, di sguardi che si soffermano su sensuali ritratti femminili, esaltano il sacro, giocano con la mitologia e le sue divinità. C’è tutto un mondo da riscoprire nelle opere di Paris Bordon, il grande pittore trevigiano al centro della più ampia monografica mai realizzata finora, al via venerdì al Museo di Santa Caterina (fino al 15 gennaio 2023). Per il giorno dell’apertura, i residenti in città e in provincia potranno visitare gratuitamente la mostra curata da Simone Facchinetti, professore associato all’Università del Salento, e da Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze. Promossa dalla Città di Treviso e dai suoi Musei Civici, insieme alla Regione Veneto, e organizzata da Marsilio Arte, che ne pubblica anche il catalogo, “Paris Bordon 1500-1571. Pittore divino” svela, attraverso 41 opere, la creatività e la qualità straordinaria dell’opera dell’allievo di Tiziano, riunendo i suoi capolavori provenienti dai più prestigiosi musei del mondo (molti dei quali mai esposti in Italia), tra i quali la National Gallery di Londra, il Louvre di Parigi, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, l’Ashmolean Museum di Oxford, le Gallerie degli Uffizi di Firenze e i Musei Vaticani. Un percorso espositivo che si articola in otto sezioni tematiche (eredità di Tiziano; fortuna storica; ritratti; mitologie; eros; invenzioni di Paris; quadri di devozione privata; opere devozionali e pale d’altare) per documentare tutte le stagioni del pittore.

LA STORIA

È Giorgio Vasari a considerare Paris Bordon l’unico allievo di Tiziano meritevole di attenzione, tanto da dedicargli una lunga appendice nella biografia del Vecellio nell’edizione del 1568 delle “Vite”. La mostra cerca di riscoprire proprio la varietà, l’originalità e la ricchezza della produzione del genio trevigiano riunendo insieme i suoi ritratti femminili, le rappresentazioni mitologiche, le scene sacre delle grandi pale d’altare e le piccole opere destinate alla devozione privata. Grazie a Vasari, si sa che Paris Bordon era anche un ricercato ritrattista. Il più antico quadro datato del genere, che arriverà a Santa Caterina dalla Alte Pinakothek di Monaco, risale al 1523, ancora influenzato dall’eredità di Giorgione. Ma numerosi sono anche i soggetti erotici, eseguiti sulla scia dei fortunati modelli di Tiziano e Palma il Vecchio. Sono quadri da stanza, destinati ad ambienti chiusi, riservati a committenti sofisticati. Nella maggior parte dei casi si tratta di ritratti di donne, rappresentate nelle vesti di soggetti mitologici. L’ideale di bellezza, tuttavia, si trasforma ulteriormente e in molti casi assume spiccati tratti androgini. Altro ingrediente che fa apparire nuove le invenzioni di Paris Bordon è l’uso dei colori, selezionati al di fuori della tradizione lagunare: l’artista predilige colori freddi, vitrei, carnagioni madreperlacee, divertendosi a contraffare i tessuti di seta con infinite piegoline cangianti.

LA RELIGIONE

L’affermazione pubblica di Paris Bordon passa anche attraverso la committenza religiosa. Il pittore si sposta entro i vasti domini della Serenissima in cerca di lavoro, da Belluno fino a Crema, ai confini del ducato di Milano e poi magari da lì intercettare nuovi committenti per spedire opere fino a Bari. Incontri che presto si stabilizzano in legami, come quello con Alvise Foscari, nominato a Podestà a Crema dal 1522 al 1524. Nel 1523 lo stesso Foscari è autorizzato a «spendere fino a venti venticinque scudi per costruir una Cappella de Nostra Donna in la ciesa de S.to Augustino». Per questo edificio dell’Osservanza agostiniana, Bordon ha eseguito due pale d’altare. Per la chiesa di San Francesco a Noale esegue il monumentale San Giorgio e il drago, commissionato da Alvise Campagnari, oggi conservato ai Musei Vaticani. Per la prima volta sarà possibile ammirare questo straordinario dipinto dopo un accurato restauro, appositamente realizzato in occasione della mostra. Le radici familiari trevigiane lo mettono nelle condizioni di operare anche per il territorio (Biancade) o per il capoluogo. Nel corso degli anni Quaranta, Paris introduce molti scenari architettonici, toccando un assoluto apice nel cortile labirintico dell’Annunciazione di Caen (foto sopra), sebbene avesse dimostrato di saper padroneggiare la materia già un decennio prima, quando aveva realizzato la Consegna dell’anello al Doge per la Scuola Grande di San Marco a Venezia. Un itinerario di confronti e rimandi, curato dal direttore dei musei cittadini, Fabrizio Malachin, permetterà di riscoprire anche i capolavori della Pinacoteca del Museo Santa Caterina o disseminati all’interno del territorio trevigiano e veneto. 

Ultimo aggiornamento: 13 Settembre, 06:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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