Accusato di femminicidio, torna libero: «Non ci sono prove»

Accusato di femminicidio, torna  libero: «Non ci sono prove»

di Denis Barea

TREVISO - Non c'è la prova che Luca Furlan sia il responsabile della morte di Elda Tandura tanto meno si può dire che la caduta che ha causato l'emorragia cranica che ha portato alla morte la 66enne sia dovuta ad una spinta. Questo si legge nelle motivazioni dell'ordinanza con cui il Tribunale del Riesame ha annullato il provvedimento adottato dal Gip Angelo Mascolo, che il 20 gennaio scorso aveva disposto la misura cautelare della custodia in carcere per il 49enne di Preganziol, indagato dalla Procura di Treviso per il reato di omicidio preterintenzionale. Non un vizio di forma quindi, un copia e incolla, ma un errore nel merito di quanto avvenuto a Vittorio Veneto. 

Il tribunale della libertà smonta letteralmente l'ipotesi accusatoria formulata dalla De Donà, che si basa in gran parte sull'esito dell'autopsia sul cadavere della Tandura, che suggeriva come l'impatto a terra fosse stato troppo violento per essere il risultato di uno scivolamento. Insomma, quella sera del 28 settembre scorso è possibile, considerati i lividi riscontrati sul volto della Tandura dopo il ricovero in ospedale, che Furlan l'abbia picchiata ma il Riesame sottolinea che la donna non mai riferito di essere caduta in conseguenza di una azione violenta di Furlan. Ciò rende impossibile ricostruire il momento della caduta e attribuirla effettivamente ad un spinta o ad un colpo inferto da Furlan...
 
 
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Sabato 10 Marzo 2018, 10:48






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