Ha ucciso la mamma per un errore
nel 730. Ora potrebbe togliersi la vita

Venerdì 12 Giugno 2015 di Giuliano Pavan
Francesco Sgroi e Amelia Zina Castagnotto
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CESSALTO - Testa bassa, sguardo perso nel vuoto e sospiri profondi, accompagnati da qualche farfugliamento. Francesco Sgroi, assieme al suo legale, l'avvocato Marco Rebecca, si è presentato così, ieri mattina, di fronte al gip Silvio Maras per l'interrogatorio di convalida del fermo. Il 59enne di Cessalto, che domenica sera ha ucciso l'anziana madre, l'89enne Amelia Zina Castagnotto, soffocandola con un cuscino, per il momento resterà rinchiuso nel carcere di Treviso, anche se è possibile che venga quanto meno trasferito. Il suo legale, infatti, oltre a riferire al giudice che il suo assistito si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere, ha chiesto una modifica della misura di custodia cautelare per renderla «meno afflittiva, tenendo conto delle necessità di cura di Sgroi».

«Avvalersi della facoltà di non rispondere - ha affermato l'avvocato Rebecca - credo sia l'unica soluzione adeguata in questo momento considerato che le condizioni psichiche in cui versa non gli consentono di rendere dichiarazioni che abbiano un senso compiuto». Intanto emerge una possibile causa scatenante del raptus omicida. Un errore nella compilazione del modello 730 che, pare, poteva mettere rischio il diritto alla casa Ater dell’anziana.

Sgroi è estremamente provato, anche fisicamente, e si teme possa sviluppare tendenze suicide. Non a caso è guardato a vista 24 ore su 24 (anche durante i colloqui con il suo legale, circostanza tutt'altro che usuale) tanto che lo psichiatra del carcere, che lo ha visitato, ritiene che la sorveglianza da prestare al 59enne debba essere necessaria proprio per l'alto rischio che possa togliersi la vita.

Ultimo aggiornamento: 18:43