Ucciso all'addio al celibato, quella donna che prese il coltello e lo lavò

Mercoledì 9 Gennaio 2019 di Denis Barea
Igor Ojovanu
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VILLORBA - «Lei è andata in strada, ha raccolto un coltello, lo ha portato a casa e lo ha lavato prima di rimetterlo nel cassetto». A raccontare questi particolari inediti agli investigatori è la fidanzata di Florin Ionut Stingaciu, il 26enne romeno che si trova in carcere accusato dell'omicidio di Igor Ojovanu, il ragazzo di origine moldava freddato con una pugnalata alla schiena la sera del 28 settembre a Fontane di Villorba. La lei di cui parla la compagna di Stingaciu è la terza persona il cui nome, adesso, compare nelle carte dell'indagine coordinate dal sostituto procuratore Daniela Brunetti. Si tratterebbe di una donna che sarebbe stata presente all'interno dell'appartamento nel quale, poco prima del delitto, si trovavano il 26enne romeno e il 28enne albanese Rubin Xhika (anche lui come l'amico attualmente in custodia cautelare nel carcere di Santa Bona a Treviso).
 
L'AGGRESSIONEI due sarebbero poi scesi in strada, scatenando la furiosa rissa con il gruppo di giovani che, insieme a Igor, stava festeggiando un addio al celibato. Un'aggressione sfociata poi nell'omicidio. La donna del mistero sarebbe una 20enne moldava che il pm ha iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di favoreggiamento. Di lei si erano perse le tracce fino al 27 dicembre quando è stata intercettata all'aeroporto Canova di Treviso mentre stava per salire su un volo diretto in patria. Nei suoi confronti non sono state emesse misure restrittive ma dopo 24 ore si è presentata in Procura per rispondere alle domande del pm Brunetti. Avrebbe così confermato di essere stata nell'appartamento di Fontane con Stingaciu, la fidanzata e Xhika la sera dell'omicidio ma quando le è stato chiesto del coltello si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Dopo essere stata sentita dagli inquirenti la ragazza ha preso un aereo ed è volata in Moldavia, annunciando però che intende tornare presto in Italia per raccontare tutto anche sul coltello.
ULTIMO TASSELLOPer gli investigatori la sua testimonianza sarebbe uno degli ultimi pezzi che servono a completare il puzzle sull'omicidio del 28 settembre. «Siamo stati noi a essere aggrediti. Non è vero che siamo scesi in strada con i coltelli per uccidere», è la difesa di Stingaciu e Xhika, assistiti entrambi dall'avvocato Alessandra Nava che ha sempre insistito sul fatto che quanto accaduto sarebbe stato l'esito tragico di una colluttazione e non di un agguato. Dopo l'accoltellamento, secondo la Procura, Stingaciu e l'amico albanese sarebbero risaliti nell'appartamento dove avrebbero cercato di lavare il sangue dal coltello (poi ritrovato in un cassetto della cucina) con il quale venne pugnalato alle spalle Igor. Ma il racconto della fidanzata del 26enne romeno cambia in parte lo scenario: secondo la sua versione Stingaciu e Xhika sarebbero in realtà saliti in macchina, diretti verso l'ospedale Ca' Foncello per farsi medicare alcune ferite rimediate durante lo scontro con gli amici del ragazzo pugnalato a morte. Sarebbe stata la 20enne, per ragioni che restano però ancora tutte da chiarire, a portare via il coltello dalla scena del delitto e a lavarlo.

Ultimo aggiornamento: 11:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA