Il grido disperato dell'Ascom in Regione «Senza contributi chiuderanno in 250»

Domenica 26 Gennaio 2020 di Elena Filini
Negozi nel centro storico di Treviso
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TREVISO - Sono 500 i negozi del settore alimentare nella provincia di Treviso. Da loro è partito proprio nei giorni scorsi un allarme dichiarato. «Se la Regione non ci aiuta come succede in Alto Adige, entro il prossimo anno il 50% delle attività è destinato a chiudere». E all'interno della categoria tira aria di rivolta. «Vogliono i pagamenti elettronici ma non abbassano le commissioni sul Pos, alcuni paesi sono ancora privi di fibra, per non parlare della privacy. Parlano di semplificazione, ma tra Enti controllori non si parlano e le contestazioni per sanzioni incoerenti tra di loro sono all'ordine del giorno. Lo scontrino elettronico è solo una delle tante incombenze, ma certo non risolve il problema della grande evasione fiscale» spiegano i delegati. Di qui la proposta, ratificata venerdì da Unascom. 
I CONTRIBUTI
In Alto Adige è possibile assegnare contributi fino a 15.000 euro per l'apertura di negozi che lavorano in paesi con almeno 150 abitanti e che vendono generi alimentari di prima necessità al dettaglio nelle località che ne sono prive. Mentre per garantire la sopravvivenza dei negozi di paese già presenti sul territorio, la Provincia di Bolzano mette a disposizione incentivi che vanno dai 9.000 agli 11.000 euro. «Chiediamo all'assessore Marcato di riconoscere, come in Alto Adige una cifra che oscilla tra i 9 e gli 11 mila euro per i negozi riconosciuti come presidio di comunità». Nell'anno 2019 la Regione Veneto ha riconosciuto a Treviso 250 mila euro come distretto del commercio. Questi soldi sono utilizzati dal Comune per dare incentivi alle nuove aperture e per altre misure come ad esempio limare la tassazione sui plateatici. Al di fuori del Comune capoluogo però non esiste alcuna misura di sostegno ai negozi. Per questo i piccoli alimentaristi sono allo stremo: una situazione già difficile inasprita dall'introduzione dello scontrino elettronico. «Siamo al capolinea spiega Riccardo Zanchetta, referente del settore alimentare per Ascom Treviso -, le nostre attività sono stremate da controlli, abbiamo un peso burocratico che ci distoglie dal lavoro, rischiamo ogni giorno e la Politica continua a considerarci dei soggetti da spremere e non da valorizzare. Se chiudiamo noi, se ne va un presidio sociale utile per tutta la popolazione». 
L'EMERGENZA
Tra casolini che chiudono e vetrine sfitte, la moria dei piccoli negozi di vicinato, vuoi per il peso fiscale e burocratico, vuoi per il caro affitti, vuoi per mancanza di ricambio generazionale, sta ridisegnando la geografia dei piccoli e grandi comuni della nostra provincia. L'allarme chiusure tocca tutti i centri urbani e i piccoli paesi e non risparmia nessuno. Tra marchi celebri che spariscono e famiglie storiche, l'altalena del commercio fa rabbrividire e pone con urgenza la questione del ruolo sociale del commercio di prossimità. Per questo è stata messa nero su bianco dall'associazione la proposta da portare al tavolo regionale: la richiesta è che la Regione riconosca una premialità ai negozi di prossimità. E tanto più questi si trovano in zone laterali e spopolate che l'incentivo a tenere aperto sia commisurato. «Il momento storico e la situazione provinciale - conferma Federico Capraro, presidente di Confcommercio - confermano che oggi la guerra alla lotteria è già iniziata e che domani occorre andare oltre i singoli contributi locali, per costruire un sistema locale che consideri questa imprese come dei baluardi fondamentali per l'economia dei paesi, delle città e per la qualità della vita. La Politica deve sistematicamente garantire fondi strutturali per il sostegno dei servizi garantiti dai negozi di vicinato. Occorre definire, sul piano economico e sociale, il modello del piccolo esercizio come presidio con valore di welfare. In Alto Adige è possibile assegnare contributi fino a 15.000 euro per l'apertura di esercizi di vicinato nelle località che ne sono prive. Mentre per garantire la sopravvivenza dei negozi di paese già presenti sul territorio, la Provincia di Bolzano mette già a disposizione incentivi che vanno dai 9.000 agli 11.000 euro. Chiediamo il sostegno concreto di queste imprese dal fondamentale valore sociale nei centri storici e nei centri minori in via di costante spopolamento». 
Elena Filini
© RIPRODUZIONE RISERVATA Ultimo aggiornamento: 12:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA