«Li ho chiamati, non rispondevano, stavano portando la barca in un cantiere a Monfalcone»

Il racconto di Monique Verongalli, la moglie di Vittorio e mamma di Stephane

Martedì 9 Novembre 2021 di Maria Elena Pattaro
Stephane Verongalli e il gozzo affondato
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CONEGLIANO - «Li ho chiamati due volte, non mi hanno mai risposto. Stéphane si era preso un giorno di ferie per accompagnare il padre a fare manutenzione sulla barca. Continuo a sperare che almeno lui sia vivo». Monique nel naufragio di ieri pomeriggio nel golfo di Trieste ha già perso il marito Vittorio. Non è disposta a perdere anche il figlio. Mentre lei, ieri mattina tentava di chiamarli al telefono il loro gozzo (imbarcazione a motore usata per la pesca) era in balia del mare mosso e delle raffiche di bora che sferzavano il golfo di Trieste. 


TELEFONATE A VUOTO

«Erano partiti alle 5.30: dovevano portare la barca in un cantiere di Monfalcone. Stéphane si era preso il giorno di ferie» - racconta la madre appoggiata a una credenza, nell'entrata della sua villetta. Lo sguardo è smarrito, eppure la mente lucida nel ricordare gli orari di quella giornata fatale. «Dovevano fare alcuni interventi di manutenzione» - precisa uno dei fratelli di Vittorio, accorso immediatamente in via Ciotti, non appena la cognata gli ha dato la notizia. 
La donna sapeva che sarebbero rimasti fuori tutta la giornata. Per questo poco prima di mezzogiorno li ha chiamati per un saluto. «Ho telefonato alle 11.30 e a mezzogiorno meno un quarto. Ma non mi hanno mai risposto» - racconta. Pazienza, saranno stati indaffarati ha pensato lì su due piedi. Di certo non poteva immaginare che di lì a poco la piccola imbarcazione (lunga circa 8 metri) sarebbe colata a picco.


L'SOS

Alle 13 la Direzione Marittima di Trieste è stata allertata dal cantiere nautico di Monfalcone. «Abbiamo ricevuto una telefonata concitata da parte di un diportista diretto al cantiere, che afferma di trovarsi in una situazione di emergenza» l'S.o.s girato immediatamente alla Capitaneria di Porto. Il corpo di Vittorio sarebbe stato ripescato qualche ora dopo in mare davanti al porticciolo di Duino, quello del figlio risulta ancora disperso. 


LA NOTIZIA DEL NAUFRAGIO

«Se avevo sentito del naufragio con i due dispersi? Assolutamente no. Non guardo la tv né ascolto la radio» - dice Monique. Per questo quando i carabinieri le hanno bussato alla porta, il colpo è stato durissimo. «Sono venuti qui nel pomeriggio, saranno state le 17.30» - dice corrugando la fronte mentre gli occhi cercano un appiglio in quelli del cognato. «Sì - conferma lui -. Io sono venuto qui poco dopo. Speriamo che arrivino buone notizie». E' a quella speranza che si aggrappano tutti.


INNAMORATI DEL MARE

«Il mare era la loro passione: mio marito e mio figlio avevano entrambi la patente nautica. Vittorio solo per barche a motore, Stéphane anche per le barche a vela - racconta pensando all'hobby che i due amavano condividere -. Mio figlio all'inizio voleva comprare proprio una barca a vela ma suo padre diceva che era troppo impegnativa per lui, vista l'età». Così avevano ripiegato su un'imbarcazione a motore, comprata a Genova: lo scorso marzo era arrivata Gaia: un gozzo di circa 8 metri. Un tipo di barca usata soprattutto dagli appassionati di pesca. «Pescavano per modo di dire - racconta il fratello di Vittorio - in realtà a loro piaceva fare un giro in mare, passare una giornata al largo». «Ci andavano una volta a settimana, nel week end perché Stéphane lavora durante la settimana». Ieri invece si era preso un giorno do ferie proprio per quell'intervento di manutenzione. Un appuntamento che il destino ha trasformato in tragedia. 

 

 

Ultimo aggiornamento: 10 Novembre, 15:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA