Mostre al museo Bailo di Treviso. Quattro nuove sale e 60mila ingressi

Mercoledì 30 Novembre 2022 di Elena Filini
Grande Bailo, mostre, quattro nuove sale e 60mila ingressi

TREVISO - Metti una visita al Grande Bailo: 60 mila ingressi solo nel 2022, sei volte tanto il 2017. E solo l'esposizione su Canova frutta 140 mila euro di sbigliettamento. Anche Santa Caterina inizia ad ingranare rispetto al passato. La mostra su Paris Bordon, ad oggi, ha totalizzato 30 mila visitatori. L'investimento nel nuovo museo di Borgo Cavour è stato ingente: 8 milioni e 500 mila euro per l'amministrazione Conte. Ma gli auspici sembrano positivi: con investimenti importanti, ma non faraonici (la mostra su Canova è costata 500 mila euro e quella su Arturo Martini prevista nel 2023 partirà dai 250 mila, ma facilmente toccherà il budget della precedente) anche il sistema musei trevigiano inizia a regalare voci in attivo. E, quel che più conta, sta programmando le prossime stagioni attingendo ad un team interno che si sta struttura intorno alla figura del nuovo direttore Fabrizio Malachin.


IL PIANO
Ieri al Bailo il sindaco Mario Conte e l'assessore Lavinia Colonna Preti hanno presentato il nuovo biennio di mostre: nel 2023 a Treviso è attesa una grande mostra interamente dedicata ad Arturo Martini mentre il 2024 sarà l'anno di Giovanni Boldini e delle sue celebri donne. «Si avvicina il nostro ultimo Natale di mandato- premette il sindaco Conte - sono emozionato per quanto abbiamo raccolto in ambito culturale. Il Bailo è stato il nostro cantiere più impegnativo, e nonostante la pausa imposta dal Covid ci ha dato la conferma che ripartire dalla cultura e dal bello alla fine è un investimento vincente». Le novità non sono solo nella programmazione: al Bailo aprono quattro nuove sale, destinate a diventare dimora stabile di altrettanti artisti della Marca. Qui saranno esposte a turnazione opere (prestiti di musei esterni o collezioni private ma anche beni di proprietà dei depositi del museo) di Alberto Martini, Giovanni Barbisan, Lino Selvatico e Nino Springolo. «Abbiamo voluto inaugurare quattro nuove sale tematiche-ha spiegato l'assessore Lavinia Colonna Preti- per allargare l'offerta del Museo. Anche le opere saranno in turnazione, in modo che trevigiani e turisti possano trovare sempre nuovi motivi per frequentare il museo. Anche questo è frutto di una strategia complessiva di crescita d'interesse per gli artisti trevigiani insieme a grandi nomi del panorama internazionale». Intorno al progetto il Comune ha aggregato l'interesse e il supporto della Camera di Commercio e di Generali, che continueranno a sostenere la politica dell'amministrazione.


GLI OBIETTIVI
«Il nostro intento è quello evidenziano sindaco e assessore - di presentare, con un nucleo attentamente selezionato di opere, 4 artisti che nel precedente ordinamento venivano solo accennati, a cominciare dall' altro Martini, l'opitergino Alberto. Artista straordinario per capacità tecnica e visionarietà, uno dei maggiori artisti italiani dello scorso secolo, il simbolista italiano per eccellenza. Per l'allestimento della nuova Sala Alberto Martini abbiamo chiesto, e generosamente ottenuto, la collaborazione del Comune di Oderzo e della Fondazione Oderzo Cultura: un vivo ringraziamento al sindaco, Maria Scardellato, alla presidente, Maria Teresa De Gregorio, e al direttore Filippo Maria Covre».


L'ENTRATA
Oderzo entra quindi in maniera stabile nel progetto della città capoluogo. «In attesa delle Celebrazioni, nel '24, del Centenario della morte di Alberto Martini aggiunge Fabrizio Malachin -, la Fondazione ha concesso per la Sala Martini un gruppo davvero significativo di opere, a partire dal grande Autoritratto. Si potranno ammirare anche 23 chine su cartoncino delle illustrazioni, celeberrime, della Divina Commedia, 18 cartoline illustrate dedicate al tema della Danza Macabra, un gruppo di strumenti di lavoro dell'artista, insieme alle opere patrimonio dei Civici Musei Trevigiani: i 7 pastelli intitolati Fantasie al sole, testimonianze di un simbolismo nutrito di letteratura, e L'esprit travaille, autoritratto interiore dipinto alla maniera nera', notevolissimo esempio del periodo parigino».

Ultimo aggiornamento: 12:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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