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«Non vogliamo soldi da chi ha ucciso le nostre figlie Sara e Jessica: no a sconti di pena». I due papà chiedono giustizia

Sabato 30 Aprile 2022 di Valeria Lipparini
Jessica e Sara, uccise in A28. I loro papà, Alain e Luca, vogliono giustizia, non soldi
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CONEGLIANO - «Sono indignato. Non voglio soldi da chi ha ucciso mia figlia. E non voglio che con quei soldi il pirata della strada possa comperarsi uno sconto di pena. Quell'uomo deve stare in galera e non ai domiciliari, pur con il braccialetto elettronico, com'è stato fino ad oggi». Non si trattiene Luca, il papà di Sara Rizzotto, uccisa con la cugina Jessica Fragasso lo scorso 30 gennaio nell'incidente lungo l'A28.


La richiesta di patteggiamento presentata dai legali di Dimitre Traykov, l'imprenditore bulgaro che ha travolto l'utilitaria delle due cugine e poi si è dato alla fuga, lo ha mandato su tutte le furie. Così come l'offerta economica presentata da Traykov, a corredo del patteggiamento, di complessivi 70mila euro per le due bimbe (di 2 anni e mezzo e di pochi mesi) che sono rimaste senza mamma, in attesa che l'assicurazione liquidi quanto dovuto alle famiglie di Sara, la 26enne di Conegliano e di Jessica, la 20enne di Mareno di Piave rimaste uccise nello schianto: alle piccole, secondo quanto stabilito dai conti relativi ai risarcimenti, spetterebbero circa 330mila euro ciascuna.

LA REAZIONE
«Sono solo chiacchiere - sbotta Luca Rizzotto - a me non interessa un risarcimento da Traykov. Chiedo giustizia. Voglio sperare che chi ha causato un incidente stradale e la morte di due giovani nel fiore degli anni resti in prigione e sconti una condanna esemplare. Deve avere il tempo per pensare a quanto ha fatto».

Poi, dopo una pausa e un lungo sospiro, aggiunge: «Non c'è una cifra che riporterà in vita Sara. Non ci sono somme di denaro che garantiranno, di nuovo, la mia vita tranquilla, spezzatasi il giorno dell'incidente. Avevo una figlia che ho amato più della mia stessa vita e due nipotine che dovranno crescere senza una madre. Tutto è scomparso, in un attimo, e il dolore non mi abbandono un solo istante. Giorno e notte vivo un incubo dal quale non mi sveglierò mai. E qualcuno osa dirmi che c'è un patteggiamento in ballo e che la causa del mio incubo tornerà a girare libero per strada? No, non può essere».

LA SPERANZA
Il papà di Sara non abbandona il tenue filo della speranza: «Voglio credere che la Procura non si metta mai d'accordo con un assassino e che la sua richiesta di patteggiamento non venga nemmeno presa in considerazione. Ad allevare le mie nipotine ci penserò io, insieme al compagno di Sara, che è sempre presente, così come i rispettivi genitori. Non cerchiamo soldi, ma giustizia. Spero che non sia solo una parola vuota di significato, ma una realtà, l'unica possibile a ridare un po' di pace a due famiglie straziate».

Sulla stessa lunghezza d'onda Alain Fragasso, il papà di Jessica, la sua unica figlia: «Non pensavamo nemmeno possibile la proposta di un patteggiamento. Quell'uomo dopo l'incidente è scappato e, in più, è stato trovato ubriaco. Cosa ci vuole di più per una condanna? Il patteggiamento è inaccettabile per le famiglie delle vittime». Fragasso attende i passi lenti della giustizia: «La prossima settimana andrò in tribunale a Pordenone. Poi, verificheremo quali passi muovere insieme al legale. È certo, però, che i soldi offerti dal pirata non aiuteranno la famiglia di Sara. Sono un affronto. Dico di più, nemmeno alcuni milioni potrebbero fare la differenza, perchè non vogliamo soldi, ma giustizia. Secondo lei 70mila euro valgono la vita di Sara e Jessica? Quell'uomo si rende conto di quanto sta dicendo e di quello che propone? Con i soldi non si comperano le persone e non si addolciscono le pene. Cosa chiedo? Una condanna esemplare, solo questo ci darà pace».

I DIFENSORI
Intanto, i legali dell'imputato hanno precisato: «L'offerta economica, aggiuntiva rispetto a quello che sarà liquidato alle persone offese dalla assicurazione del veicolo non è stata proposta dall'imputato per ottenere sconti sulla pena, che non sono nemmeno stati chiesti, ma solo per testimoniare la propria vicinanza a chi porterà per tutta la vita il segno di quell'incidente». Nell'ipotesi in cui la Procura non dovesse accettare l'istanza di patteggiamento, l'imputato ha chiesto di essere ammesso al giudizio abbreviato.

Ultimo aggiornamento: 3 Maggio, 09:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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