Morto in cantiere: nuovo sopralluogo dello Spisal, gli indagati salgono a 10

Lunedì 7 Giugno 2021 di Giuliano Pavan
Mattia Battistetti, l'operaio di 23 anni morto il 29 aprile scorso in un cantiere edile di Montebelluna

MONTEBELLUNA - Nuovo sopralluogo nel cantiere dove ha perso la vita Mattia Battistetti, l’operaio di 23 anni travolto da un carico di impalcature da 15 quintali il 29 aprile scorso. I tecnici dello Spisal, assieme all’ingegnere nominato dalla Procura di Treviso, venerdì mattina si sono recati in via Magellano per effettuare ulteriori rilievi. L’inchiesta, a poco più di un mese dall’accaduto, continua dunque spedita. E si arricchisce di un nuovo indagato: oltre ad Andrea Gasparetto, titolare della ditta Altedil per cui lavorava Mattia, e Gianantonio Bordignon, titolare del cantiere edile “Costruzioni Bordignon” in cui si è consumata la tragedia, gli inquirenti hanno iscritto nel registro degli indagati anche il collaudatore della gru da cui si è staccato il carico. Salgono dunque a dieci le persone sotto inchiesta, tra cui i delegati alla sicurezza del cantiere, il costruttore e il manutentore della gru.

IL DOLORE

«Da quel giorno tutto si è fermato, tranne le lacrime che incessanti rigano i nostri volti». A parlare è la sorella di Mattia, Anna, che come i suoi genitori, papà Giuseppe e mamma Monica, i nonni Luciano e Rosanna, e Giada, la fidanzata di Mattia, non riesce a darsi pace. E vuole ricordare l’ultimo gesto di altruismo del fratello, quello della donazione degli organi: «Mattia, grazie alla sua generosità, ha aiutato altre persone: le sue cornee sono state donate in Portogallo e in Puglia, i tessuti ossei ad Agordo, Ortisei, Latisana e Rovereto, i tessuti vascolari a Verona e Legnago, e altri ancora sono conservati per chi ne avrà bisogno in futuro». Un pensiero lo rivolge anche al collega di lavoro di Mattia che era al suo fianco al momento della disgrazia: «Erano come fratelli, un ragazzo che Mattia stimava molto. Tra loro c’era una vera amicizia fatta di cose semplici, di rispetto e di condivisione». 

LA GIUSTIZIA

Per riuscire a trovare un senso per quello che è successo, i familiari di Mattia sono fermi sulla richiesta di giustizia. «Chi ha sbagliato deve pagare» ha detto Monica Michielin, la madre del 23enne che venerdì scorso ha seguito il sopralluogo dei tecnici dello Spisal in via Magellano. «Cosa chiedo alla giustizia? Di fare giustizia, per Mattia, che era un giusto in questo mondo, e credeva veramente nella giustizia, non sopportava i soprusi - continua la madre - Ha sempre combattuto per la giustizia ed è questo che faremo anche noi per lui. Già dobbiamo dire un grande grazie a chi sta indagando, visto che nel giro di un mese si è passati da due indagati a dieci. Chi ha sbagliato deve pagare». Nessuno però, dice, si è fatto avanti per porgere, quantomeno, delle scuse. «Nessuno è venuto da noi. So che qualcuno si è fatto sentire tramite gli avvocati. Ma nessuno è venuto qui». Nel seguire passo passo gli sviluppi dell’indagine, la famiglia di Mattia ricorda anche che quel lavoro, per Mattia, era davvero importante. Gli piaceva andare in cantiere, anche se il terrore della madre era che gli potesse accadere qualcosa. Il più terribile dei presagi.

 

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