Umilia e pesta la moglie per 30 anni: non farà neppure un giorno di carcere

Venerdì 17 Gennaio 2020 di Denis Barea
Umilia e pesta la moglie per 30 anni: non farà neppure un giorno di carcere
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MASERADA (TREVISO) - Ha umiliato, maltrattato e picchiato la moglie per trent'anni, ma non farà neppure un giorno di carcere. Lui, un 68enne ex agente di commercio, ieri ha patteggiato 2 anni di reclusione, con la sospensione condizionale, per maltrattamenti familiari, violenza privata e lesioni aggravate. Trent'anni di umiliazioni e soprattutto di botte a cui la donna ha messo fine la scorsa estate con una vera e propria fuga di casa dopo l'ultima aggressione da parte del marito, che le aveva provocato la frattura della quarta vertebra. È stato grazie ai figli, ormai grandi, che una 65enne di Maserada, con alle spalle la triste storia di una vita rovinata dal crudele marito-padrone, ha trovato il coraggio di denunciare, diventando uno dei primi casi di codice rosso a Treviso. 

IL CALVARIO
«È stato un matrimonio infelice - ha detto Franco Codogno, l'avvocato della donna che comunque non si era costituita parte civile - la signora ha vissuto una esistenza infernale. E fino a qualche mese fa non aveva mai neppure pensato di denunciarlo perché aveva paura». «Per me lui non è mai stato un marito ma un incubo» ha raccontato la 65enne quando ha sporto denuncia dopo che il pronto soccorso dell'ospedale di Treviso, ad agosto, le aveva riscontrato la frattura della vertebra, giudicata guaribile in 45 giorni. «Ho subito insulti, umiliazioni fisiche e verbali, mi ha picchiato anche mentre ero incinta dei nostri figli e ridotta in prigionia in casa, succube asservita a quell'uomo che poteva concepire il rapporto con me solo tenendomi sottomessa. Io per tutto questo tempo ho pensato ai figli».

LA DECISIONE
L'ultima aggressione è avvenuta a fine giugno. Il giorno del pestaggio che ha indotto la vittima a presentare la denuncia i due avrebbero discusso, come avveniva frequentemente, perché l'uomo non la lasciava uscire di casa da sola. «È sempre successo, sin da quando ero giovane - ha riferito la 65enne - non voleva che andassi fuori o che vedessi altre persone e frequentare amici. Per me c'erano solo le botte. Dopo avermi picchiata, la scorsa estate mi ha letteralmente segregato in casa. Sono dovuta scappare». I figli, diventati adulti, sono stati gli unici a cui la 65enne ha sempre detto la verità e su cui ha potuto contare. E per questo i rapporti tra loro e il padre si sono progressivamente logorati. Il 65enne, difeso dall'avvocato Marco Furlan, non ha mai detto nulla per giustificarsii, neppure davanti al gip che aveva emesso la misura cautelare del divieto di avvicinamento alla persona offesa.
Denis Barea Ultimo aggiornamento: 15:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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