Moda, il Fisco chiede di restituire le agevolazioni, artigiani in rivolta

Venerdì 16 Settembre 2022 di Maurizio Crema
Giuliano Secco
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TREVISO - Giuliano Secco, presidente della Confartigianato Moda del Veneto e al vertice nazionale, è imbufalito: «Se ci vogliono far fallire per forza ce lo dicano». Il piccolo imprenditore trevigiano della Tiemme di Badoere (14 dipendenti per circa mezzo milione di fatturato, settore maglieria) è sommerso da telefonate disperate che arrivano da tutta Italia di colleghi del tessile, dell'abbigliamento, delle calzature e attende con ansia una risposta dal governo prima che la burocrazia cali la sua mannaia di multe e sanzioni.

«Migliaia di piccole imprese della moda italiane e del Nordest sono a rischio, chiedere indietro le agevolazioni del 2020 entro fine settembre è assurdo e pericoloso - avverte al telefono al lavoro nella sua impresa -. Un sistema sano dovrebbe aiutare le aziende, soprattutto in questa fase con i pesantissimi rincari dell'energia di questi mesi. Invece l'Agenzia delle Entrate ha cambiato in senso più restrittivo l'interpretazione della legge del 2020 che finanzia con un credito d'imposta gli investimenti innovativi in ricerca e sviluppo nella moda, sbagliando di grosso. Ma quello che è peggio è che vuole agire in maniera retroattiva, chiedendo indietro quegli sgravi. Ma come possiamo ritornare risorse che sono state già investite da anni? E in una fase come questa? Così si rischia di far saltare moltissime aziende». Secco e la Confartigianato Moda più il presidente nazionale Marco Granelli hanno già scritto al ministro dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti il 7 settembre per denunciare la strozzatura fiscale. «Speriamo che si muova in fretta altrimenti saranno guai per tanti miei colleghi: trovare 80mila o 100mila euro oggi, dopo due anni di pandemia e con l'impennata dei costi per materie prime ed energia, è un'impresa impossibile».
Il diavolo si nasconde nela burocrazia. «La risoluzione n. 41 del 2022 dell'Agenzia delle Entrate - sottolinea Secco - introduce il criterio di novità e significatività (e non ripetitività) del prodotto che viene prototipato. Un concetto molto discutibile perché l'innovazione nella moda è fatta di passaggi non sempre macroscopici e facilmente descrivibili su carta. Come può l'Agenzia delle Entrate stabilire cosa è effettivamente innovativo nella moda? Anche volendo tralasciare questa gigantesca criticità, ci sembra assurdo dare una retroattività alle modifiche. Questo non succede neanche in Paesi del Terzo Mondo. Invece decine e decine di lettere dell'Agenzia delle Entrate sono già state recapitate agli imprenditori, se non paghi entro fine settembre arriveranno multe e sanzioni. Anche se gli ordini, in particolare per chi lavora conto terzi come me, ci sono - continua Secco - molti colleghi iniziano a chiedersi seriamente se abbia ancora senso fare sacrifici economici importanti per poter andare avanti, creare ricchezza e dare lavoro nonostante tutto e nonostante l'Agenzia delle Entrate». Secco è anche amareggiato: «Qualche furbo ci sarà stato, ma non si può colpire tutti: gli onesti devono essere lasciati lavorare e premiati. I laboratori cinesi in nero con una multa di 4mila euro si mettono in regola e ripartono, chi si fida del governo e investe invece rischia di chiudere».
CARENZA MANODOPERA
Secco poi è alle prese con due altri problemi: «A fine anno dobbiamo rinnovare il contratto nazionale, ma il problema come al solito sono le tasse sui lavoratori: ci costano più del doppio di quanto a loro arriva in busta paga. E si capisce poi perché non troviamo più manodopera nel nostro settore, eppure ci sarebbero tante occasioni nella moda di qualità».

 

Ultimo aggiornamento: 16:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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