Scudetto Milan, i piccoli azionisti: «Ha vinto il calcio dell'etica e della sostenibilità»

Martedì 24 Maggio 2022 di Giuliano Pavan
Auro Palomba, presidente dei piccoli azionisti, con Ivan Gazidis, Ad del Milan

TREVISO - "Vinca il migliore! Ciò, speremo de no" diceva Nereo Rocco in una delle sue massime più famose. Sette parole per descrivere un concetto base. Quello fatto proprio dal Milan campione d’Italia e ricordato da Auro Palomba, fondatore e guida della trevigiana Community Group, una delle maggiori (se non la prima) società italiane nel campo della comunicazione e del reputation management, nonché presidente dell’Apa, l’associazione piccoli azionisti del club rossonero che, dopo 11 anni, è tornato a vincere lo Scudetto. «Il Milan che ha conquistato il titolo di campione d’Italia è la dimostrazione che si può vincere portando avanti un’idea di calcio etico e sostenibile» afferma Palomba, che del Diavolo è anche uno dei primi tifosi.


Qual è stato il segreto di questa cavalcata trionfale?

«Costruire e plasmare un squadra diversa dal contesto italiano seguendo metriche europee. Fin dall’inizio il fondo Elliott e l’amministratore delegato Ivan Gazidis hanno impostato un nuovo concetto di Milan e noi, come piccoli azionisti, abbiamo sempre dato fiducia a questo progetto». 


I punti cardine di questa visione diversa del calcio?

«Spesso si diceva che in Italia i giocatori non si allenano e non corrono. La società ha scelto una sua via: taglio degli ingaggi, sostenibilità finanziaria, azzeramento delle polemiche, reintroduzione del fairplay anche a livello economico. Scelte poco condivise all’inizio (basti pensare alla cessione di Donnarumma) ma che alla fine hanno pagato. È cambiato il paradigma, puntando su giovani ai più sconosciuti che si sono però dimostrati dirompenti».


Si aspettava un risultato del genere, soprattutto così presto?

«Quando, come piccoli azionisti, abbiamo incontrato Gazidis devo dire che mi ha fatto subito un’ottima impressione: è una persona di grande spessore professionale e umano, uno che conosce bene il calcio. Paolo Maldini, sinceramente, mi ha molto sorpreso nel suo nuovo ruolo di direttore dell’area tecnica. E poi Frederic Massara: parla pochissimo, ma è lui il vero uomo mercato. Dietro al successo del Milan ci sono loro: non pensavo fosse possibile arrivare a questi risultati in così poco tempo, ma all’inizio della stagione ho iniziato a crederci sul serio».


Qual è stato l’apporto dei piccoli azionisti in questo trionfo?

«Uno dei problemi iniziali era che la società, gestita da un fondo americano e con un Ad sudafricano, non aveva relazioni con il “milanismo”. Apa, pur avendo lo 0,07% delle azioni del Milan, ha portato alla dirigenza le istanze dei tifosi, il sentiment della base. Ci siamo posti come “mediatori”, appoggiando le scelte di Elliott e credendo nel progetto».


Siete sempre stati d’accordo?

«Abbiamo sempre avuto fiducia, anche se sulla questione stadio non siamo sulla stessa linea. Noi ne vorremmo uno di proprietà, non in condivisione con l’Inter. E anche i tifosi la pensano così. Vedremo come andrà a finire: nel cda abbiamo due rappresentanti, Marco Patuano e Massimo Ferrari, e poi c’è anche Franco Carlo Papa nel collegio sindacale che è un nostro associato. In ogni caso i rapporti di Apa con la dirigenza sono sempre stati ottimi e c’è sempre un grande dialogo».


Da settimane si parla di cessione della società. Sembrava fatta per il passaggio a Investcorp, fondo del Bahrain, ma ora sembra in pole la società americana Redbird. Chi preferireste?

«Sono due modelli differenti. Gli arabi porterebbero grandi quantità di denaro con la possibilità di portare a Milano grandissimi giocatori, come hanno fatto ad esempio con Paris Saint Germain e Manchester City in campionati che permettono altri movimenti in tema di fair play finanziario. Ma chi ha a cuore il benessere delle società credo capisca che la cessione a Redbird è preferibile. Il Milan continuerebbe sulla strada che ha già intrapreso». 


Il prossimo obiettivo è dunque tornare protagonisti in Europa?

«L’Europa è la casa del Milan. Ci sono ancora degli squilibri a livello economico con i club inglesi e spagnoli (oltre al Psg), ma la volontà è quella. La Champions non si vince con i soldi ma con il talento, la fortuna e la storia». 

 

Ultimo aggiornamento: 07:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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