Scuola senza insegnanti, l'appello della preside: come è andata a finire. Matteo, in cattedra a 22 anni: «Avevano bisogno di me»

Domenica 23 Gennaio 2022 di Mauro Favaro
Matteo Criveller, 22 anni, si è messo subito a disposizione della scuola Max Planck
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VILLORBA - Fino a due anni fa era tra i banchi. Adesso, invece, è entrato in quella stessa scuola come professore. Matteo Criveller è salito in cattedra all’Itis Planck a soli 22 anni, appena compiuti, tra l’altro. È tra gli insegnanti più giovani della Marca. Oggi l’istituto di Lancenigo conta 16 docenti assenti a causa dell’emergenza Covid, tra persone in isolamento perché contagiate o in quarantena come contatti di casi positivi. Per scongiurare il rischio di dover lasciare a casa i ragazzi, la preside Emanuela Pol ha cercato supplenti rivolgendosi direttamente agli ex allievi. E Criveller, studente universitario al terzo anno di Ingegneria gestionale a Padova, non se l’è fatto ripetere due volte. Dopo essersi diplomato al Planck nel 2019, ora insegna informatica ed elettronica agli studenti del primo, del secondo e del quarto anno. È salito in cattedra lo scorso ottobre. E ci resterà fino a giugno.


Professor Criveller, che effetto fa insegnare a 22 anni a ragazzi che ne hanno 17?
«L’impatto è stato forte, ma in senso buono. A volte la vicinanza d’età si sente. In questo caso la mascherina aiuta un po’, dato che rende le età meno evidenti. Ma c’è un rispetto reciproco: si riesce a lavorare bene in classe, senza difficoltà per me e senza imbarazzi per gli studenti. Con i ragazzi del primo e del secondo anno, invece, ci si avvicina molto al rapporto che ci sarebbe anche con un insegnante più adulto».


Ha risposto subito alla richiesta della preside?
«Sì, ho accettato immediatamente. Il mio legame con questa scuola è molto forte. Fa un certo effetto essere in cattedra e avere come colleghi persone che fino a poco più di due anni fa erano i miei professori. Ma loro, come la stessa preside, mi hanno aiutato molto in particolare nel primo mese di rodaggio. È stato importantissimo perché non c’è nessun libretto di istruzioni. E ora si va».


È difficile preparare le lezioni?
«Non è mai una cosa banale. Da studente a volte non si vede l’ora che la lezione finisca. Invece come insegnante il tempo sembra sempre troppo poco».


Ha già insegnato anche attraverso la didattica a distanza?
«È successo in una classe con la didattica mista. Per un ragazzo è davvero difficile seguire a lungo le lezioni da casa. Soprattutto se si parla di cose pratiche. Devo però dire che ho trovato un grande entusiasmo e un atteggiamento propositivo da parte degli studenti pure nel periodo nel quale si sono dovuti collegare da remoto. Da parte nostra, abbiamo fatto in modo che potessero vedere anche i compagni che erano in classe. Mantenere unito il gruppo è tra le cose più importanti».


Alla fine delle vacanze di Natale le scuole hanno rischiato di tornare nuovamente alla didattica a distanza generale a causa dell’impennata dei contagi da Covid. È stato uno scampato pericolo?
«Le difficoltà non mancano. Va però considerato che gli studenti hanno bisogno di venire a scuola, di partecipare ai laboratori e anche di vivere la ricreazione. Sono tutti aspetti che contribuiscono alla maturazione. Cose che non si hanno stando dietro a uno schermo».


Nel frattempo lei riesce a continuare a studiare per gli esami di Ingegneria?
«Insegno a scuola con orario part-time. Non nascondo che non è facile conciliare l’impegno in cattedra e quello per l’università. Ma si tratta di una grande opportunità e sono felice di averla accettata».


Da grande farà davvero il professore?
«L’attività attuale potrà probabilmente rappresentare qualcosa anche per il futuro. Ma mi tengo ancora aperte tutte le porte possibili».

 

Ultimo aggiornamento: 24 Gennaio, 09:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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