Dalla cittadella sanitaria alla Pedemontana fino al Prosecco, Zaia: «Questo è il rinascimento della Marca»

Domenica 7 Novembre 2021 di Paolo Calia
Luca Zaia
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TREVISO - I primi pazienti entreranno in primavera, quando la grande opera sarà finalmente ultimata. Il governatore Luca Zaia indica un orizzonte temporale ben preciso: il 2022 sarà l'anno della cittadella sanitaria, la sfida più importante e impegnativa intrapresa nella Marca. Sono passati dieci anni dalla decisione di trasformare il Ca' Foncello in un centro sanitario di primo livello sia per le cure che per la formazione. Zaia ha seguito passo, passo il progetto e strada facendo lo ha arricchito portando anche la facoltà di Medicina a Treviso chiudendo così il cerchio. La cittadella è però solo uno dei fronti trevigiani dove la Regione è impegnata. Gli altri sono tutti nel campo della viabilità: la Pedemontana in fase di completamento, il discusso Terraglio Est ormai giunto alla fine del suo tortuoso iter progettuale; il IV lotto della tangenziale, ancora un semplice tracciato sulla carta la cui competenza è passato ad Anas, però che rappresenta un ingranaggio piccolo ma fondamentale per ultimare l'anello attorno alla città e rendere la stessa Pedemontana ancora più efficace. E la Regione, anche su questo fronte, recita ancora un ruolo di primo piano.

Governatore Zaia, partiamo dal nuovo Ca' Foncello. Finalmente si comincia a vedere il traguardo.
«Sì, stiamo parlando di qualcosa che non è, anzi non sarà, solo un semplice ospedale. Ma qualcosa di più. La consacrazione di un progetto su cui c'è un'aspettativa elevatissima e sui cui abbiamo investito 250 milioni di euro».

E quando sarà pronta?
«Per la primavera la cittadella accoglierà i primi pazienti. Ormai ci siamo. Ma forse non è ancora chiaro a tutti di cosa stiamo parlando. Quello di Treviso sarà un vero e proprio ospedale universitario, un policlinico, ce ne sono otto di cliniche, collegato alla sua facoltà. La qualità della sanità non è data solo dal numero di letti, ma soprattutto dalla qualità delle sue specialità e dei servizi».

Lei parla di ospedale universitario e viene in mente subito Padova.
«Chiariamo: non c'è nessuna competizione tra le due strutture, anzi. La facoltà di Medicina trevigiana è una costola di quella padovana, un corso su cui abbiamo creduto al punto di andare davanti alla Corte Costituzionale per difenderla. Questa facoltà rende Treviso sempre più simile a quella piccola Atene cui faccio sempre riferimento. Puntiamo alla qualità, come quando da presidente della Provincia volli a tutti i costi l'operazione Sant'Artemio».

Ecco, facciamo un passo indietro. A distanza di anni rifarebbe ancora quell'operazione?
«Certo, il tempo ha dimostrato che è stata giustissima».

Venne fortemente criticato.
«Ma è stato un successo. Abbiamo recuperato un'area vastissimo in degrado. E ricordo che quell'operazione, in consiglio provinciale, passò all'unanimità perché sostenuta da un robusto piano finanziario alimentato da un programma di alienazioni. E sono ancora dell'idea che l'annesso parco dello Storga, ben 60 ettari, possa diventare il Central Park trevigiano».

Invece il parco dello Storga langue.
«Ancora per poco. Col presidente della Provincia Marcon stiamo lavorando e presto ci saranno novità».

Torniamo alla cittadella: la svolta è stata unire alla parte sanitaria quella accademica.
«Da questo punto di vista stiamo parlando di una vera e propria rivoluzione. Adesso un giovane può entrare nel corso di Medicina trevigiano e arrivare fino alla laurea studiando e lavorando in una struttura sanitaria-universitaria di altissimo livello. I trevigiani poi stanno vedendo la cittadella formarsi: alcune parti sono state demolite, altre ricostruite. Ormai, ripeto, ci siamo».

Strettamente collegato al tema della cittadella sanitaria c'è il Terraglio Est.
«Ormai è un'opera sbloccata e abbiamo superato non poche difficoltà. Ma è un collegamento stradale di cui si parla da una vita per sbloccare un quadrante dove la viabilità è al collasso. Il Terraglio Est è fondamentale per completare un quadrante molto ampio che comprende la Tangenziale di Treviso, quella di Mestre e la stessa Pedemontana. Un disegno complesso da affrontare».

Complesso e circondato da problemi. Il comitato di residenti che si oppone al progetto ha intenzione di ricorrere al Tar.
«È un diritto dei cittadini ricorrere e fare opposizione se un progetto non li convince. Resto dell'idea che nessuna opera pubblica debba essere un'imposizione. Ma ricordo solo che di questo progetto si è parlato, per la prima volta, almeno trent'anni fa. Molto probabilmente, nelle istituzioni, non c'è nemmeno più nessuno di quelli che lo proposero. Ma resta sempre attuale per risolvere i problemi».

E anche le proteste restano.
«Vero, ma sono minoritarie. La maggioranza dei residenti invece questo progetto lo vuole. E giusto comunque tenere in considerazione le critiche, giusto valutarle. Invito i cittadini che non sono d'accordo a far pervenire le loro obiezioni direttamente a chi sta progettando».

Anche qui si parla di tempi: quando vedremo il primo cantiere?
«Considerando i possibili ricorsi, penso che nel giro di un paio d'anni i lavori partiranno».

Il Terraglio Est introduce il tema della Pedemontana.
«Ecco, per cominciare ricordiamo una cosa che in tanti tendono a sottovalutare: la Pedemontana veneta è la più grande opera pubblica in via di costruzione in Italia. E non è una cosa da poco. Parliamo di 94,5 chilometri di superstrada con 14 caselli, di 36 comuni attraversati, di 68 chilometri di strade complementari realizzate e di un investimento di 2 miliardi e 258 milioni».

Il tratto tra Bassano e Montebelluna ha di fatto inaugurato l'opera, adesso si attende il completamento fino a Spresiano.
«Entro la fine dell'anno verranno completati i 15 chilometri tra Montebelluna e Spresiano e nel 2022 completeremo gli innesti con la A/27 all'altezza di Treviso Nord. Contemporaneamente saranno ultimati i 15 chilometri dall'altro versante, da Bassano a Montecchio».

Il nodo restano i pedaggi: le tariffe si abbasseranno?
«L'equilibrio tecnico lo avremo quando la Pedemontana sarà percorsa da una media di 27mila mezzi giornalieri. Siamo a buon punto: considerando che mancano, nel complesso, ancora 30 chilometri per completarla, già oggi siamo tra i 21mila e i 22mila veicoli che ogni giorno passano in Pedemontana. Poi potremo pensare ad abbattere i pedaggi. Intanto il vantaggio è indiscutibile già adesso: da Treviso si arriva a Bassano in 20' minuti, prima ci si metteva almeno un'ora».

Ci saranno delle facilitazioni per i residenti dei comuni attraversati dalla Pedemontana?
«La tecnologia ci consente varie possibilità. Abbiamo tante idee: abbonamenti per le imprese, agevolazioni per chi vive a ridosso e la usa maggiormente come pendolare. E, più in generale, modulare la tariffazione in base all'utilizzo facendo leva sull'uso del telepass. Insomma, delle tariffe variabili. Ma c'è anche un'altra questione...».

Quale?
«La Pedemontana non ha cancellato la rete viaria ordinaria, che resta intatta e disponibile e anche meno frequentata. Quindi più accessibile».

Ultimo nodo fondamentale, almeno per la zona di Treviso: il IV lotto della tangenziale.
«La tangenziale trevigiana va completata: questo non si discute. E bisogna farlo anche in ottica dell'ultimazione della Pedemontana».

La Regione però non è più direttamente coinvolta, adesso la progettazione è in capo ad Anas.
«I cittadini non si preoccupino: stiamo lavorando comunque anche su questo fronte. Gli obiettivi sono chiari».

Come procede la valorizzazione delle colline del Prosecco?
«È una partita importantissima. Il Prosecco ha attirato i riflettori del mondo sulle nostre colline. Nel giro di un decennio passeremo da 250mila turisti a 1,5 milioni. Già questa estate le presenze si sono viste».

Cosa manca ancora?
«Dobbiamo procedere con l'idea dell'albergo diffuso. Sulle colline non si può costruire, non ci sarà consumo di territorio. Ma si può recuperare. Mi auguro un grande sforzo per potenziare l'offerta extra alberghiera».

Quindi un invito a puntare sui B&B?
«Alberghi e B&B sono due fronti importantissimi, che si completano andando a raggiungere varie tipologie di turisti. Penso che tante famiglie potrebbero sfruttare bene questa occasione, aiutarci appunto in questo progetto dell'albergo diffuso. Abbiamo potenzialità enormi».

C'è anche da recuperare il tempo perduto per colpa del Covid.
«Sì, per il Covid abbiamo perso due anni. Ma adesso, la certificazione Unesco, ci sta dando una grande possibilità di sviluppo. Mi fa piacere perché ho avuto ragione: all'inizio ero praticamente l'unico a credere in questa possibilità. Adesso la vittoria è di tutti. Ma se fosse andata male, la sconfitta sarebbe stata di uno solo».

Opere pubbliche e potenziamento dell'offerta turistica con le colline del Prosecco: passa da qui il rilancio della Marca?
«Io parlerei di un vero e proprio nuovo Rinascimento per la nostra provincia. E dedico tutto questo ai quei cittadini che ci hanno sempre creduto e che hanno lavorato duramente».
 

Ultimo aggiornamento: 09:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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