Liliana Segre, sulla carta tutti d'accordo: ma la cittadinanza onoraria in realtà divide Treviso

Mercoledì 11 Dicembre 2019 di Paolo Calia
Liliana Segre, sulla carta tutti d'accordo: ma la cittadinanza onoraria in realtà divide Treviso
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TREVISO Sulla carta sono tutti d'accordo: la cittadinanza onoraria a Liliana Segre va data. All'atto pratico Lega e centrosinistra sono invece divisi su tutto. A Treviso il clima si scalda in vista del consiglio comunale del prossimo 18 dicembre, quando si discuterà sull'opportunità di concedere il massimo riconoscimento cittadino alla senatrice a vita, reduce dal campo di sterminio di Auschwitz, testimone di una verità orribile che per decenni non ha mai smesso di ricordare. E oggi bersaglio di una campagna di odio che la costringe a girare sotto scorta. Treviso vuole riconoscere i suoi meriti: su questo le forze politiche sono d'accordo. Ma sono estremamente divise sulle strade da percorrere. E infatti in discussione arriveranno ben due mozioni: una proposta dal Pd e sostenuta da tutte le forze di centrosinistra e una firmata dal capogruppo della Lega Riccardo Barbisan e appoggiata dal centrodestra. Due  documenti che dicono la stessa cosa, ma con contenuti decisamente diversi. La Marca, insomma, si distingue rispetto a quanto sta avvenendo in altri capoluoghi veneti: a Padova e Rovigo, per esempio, la cittadinanza è stata votata all'unanimità dai rispettivi consigli comunali. Maggioranza e opposizione assieme, senza polemiche di sorta. Sintonia che a Treviso è una chimera.
L'UNO CONTRO L'ALTRO
La prima mozione a essere depositata all'ufficio protocollo di Ca' Sugana con la richiesta di cittadinanza onoraria, il 19 novembre scorso, è stata quella del Pd, portata dal capogruppo Stefano Pelloni. Due pagine in cui si ricorda la figura della Segre come testimone della Storia, le leggi razziali, la tragedia della Shoah, la Commissione contro l'odio tanto discussa in Parlamento e che porta il nome della senatrice, le minacce e gli insulti di cui è vittima. Un documento articolato, che il Pd ha messo a disposizione di tutti, leghisti compresi: «È una cosa bella, diamo dimostrazione di unità firmandola tutti assieme», ha chiesto Pelloni auspicando la condivisione di tutti. E invece pochi giorni dopo Barbisan, leader leghista, ha depositato una seconda mozione. La richiesta è la stessa: la cittadinanza onoraria. Ma il tono è profondamente diverso. Barbisan riconosce alla Segre il ruolo di testimone da tutelare e valorizzare, ricorda che il dovere di ogni amministrazione pubblica è tenere alto il ricordo della Shoah, sottolinea che anche Treviso ha dovuto subire l'onta di ospitare un campo di concentramento dal 1942 al 1943; e soprattutto rimarca e condanna gli episodi di discriminazione razziale, religiosa e politica, di cui la comunità ebraica è ancora vittima, posti in essere da gruppi islamisti integralisti e politici massimalisti di destra e di sinistra. E, per concludere, rispolvera il ricordo della Brigata ebraica che contribuì alla lotta di liberazione dell'Italia difendendo i valori della libertà, della democrazia e dell'uguaglianza.
DIVERGENZE
Due testi differenti: «Abbiamo deciso di presentare una nostra mozione - spiega Barbisan - perché non possiamo condividere il riferimento fatto dal Pd alla Commissione parlamentare sull'odio che il centrodestra ha bocciato votando contro. E poi l'accenno agli insulti e alle minacce ricevute dalla Segre non può essere un elemento per concedere la cittadinanza onoraria. Massima condanna verso chi usa questi mezzi e altrettanto massima solidarietà alla senatrice: violenza e insulti vanno sempre condannati. Ma se le minacce diventano un parametro, allora a Salvini dovremmo dare cittadinanza onoraria e Totila d'Oro (altro riconoscimento che la città dà ogni anno a personaggi meritevoli, ndr)». Parole che hanno irritato il Pd: «Inaccettabile la loro mozione, nemmeno menzionano le minacce e gli insulti subiti dalla Segre - sbotta Pelloni - noi la nostra non la ritiriamo». Quindi si va allo scontro. E il sindaco Mario Conte di certo non fa nulla per conciliare: «Il testo del Pd è un copia-incolla di quello scritto in altri Comuni - attacca - noi andiamo oltre gli slogan, vogliamo dare la cittadinanza onoraria alla senatrice Segre perché ci crediamo. Vorrà dire che in consiglio andremo con due mozioni. E noi voteremo la nostra». Insomma: unanimità addio.
Paolo Calia
© RIPRODUZIONE RISERVATA Ultimo aggiornamento: 12 Dicembre, 09:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA