La grande fuga dal posto fisso, dimissioni record nella Marca: in un anno persi oltre 26mila lavoratori

Domenica 26 Marzo 2023 di Mattia Zanardo
Cresce il numero di dimissioni nel settore dei servizi e della logistica

TREVISO - Posto fisso, addio. Nella Marca, nel corso del 2022, oltre duemila lavoratori al mese hanno lasciato volontariamente il proprio impiego, nonostante un contratto stabile. I dati di Veneto Lavoro confermano come, anche in provincia di Treviso, il fenomeno sia in netta crescita: nell'intero arco dell'anno scorso, le dimissioni da un rapporto a tempo indeterminato ammontano a 26.445, il valore più elevato mai registrato dal 2008.

Questi "addii" spontanei sono aumentati del 16,4 per cento rispetto al 2021 e, addirittura, del 37 per cento rispetto al 2019. Non solo, anche il loro peso sul totale delle cessazioni da tempo indeterminato è decisamente incrementato, passando dal 65 per cento del pre-pandemia al 74 per cento dell'anno scorso. Peraltro, in entrambi i casi, in linea con l'andamento su scala regionale.

I NUMERI
Chi si dimette ricerca condizioni più appaganti e, presumibilmente, dispone già dell'offerta per una nuova collocazione. A riprova della dinamicità del mercato occupazionale locale, infatti, secondo la rilevazione curata dalla agenzia regionale per il lavoro, quasi un lavoratore su due (il 42%) ha trovato un nuovo impiego entro sette giorni dalla data di dimissioni dal precedente contratto, percentuale che sale al 56% a distanza di un mese e che, in ambedue le circostanze, è superiore a quella rilevata nel 2019. L'analisi è focalizzata su scala regionale, ma tuttavia può valere anche per una delle province maggiori come Treviso. Nella Marca, oltre la metà (il 52,1%) delle dimissioni avvenute nel 2022 ha riguardato addetti del settore dei servizi, in particolare dell'ingrosso e della logistica (uno su dieci del totale), dei servizi turistici e di quelli alla persona, mentre il 47% lavorava nell'industria, in prevalenza nel Made in Italy e nel metalmeccanico. Il maggior balzo rispetto al 2019 si è registrato in particolare proprio nel comparto metalmeccanico (più 39%), oltre che nelle industrie della chimica, della plastica, della carta e della stampa, nel commercio al dettaglio, nel terziario avanzato e nella sanità. E, benché con numeri assoluti più contenuti, non è esente da uscite spontanee nemmeno la pubblica amministrazione: l'anno scorso hanno rassegnato la propria rinuncia 250 dipendenti, 130 in più rispetto al tre anni prima. Più dell'80% delle dimissioni ha riguardato lavoratori italiani, mentre il 60% di quanti hanno posto fine di propria sponte al contratto è rappresentato da uomini.

LE ETÀ
In termini anagrafici, ecco una piccola sorpresa: la maggioranza relativa dei dimissionari, più di uno su quattro (27,5%), 7.295 persone, appartiene alla fascia d'età tra i 30 e i 39 anni. Non sono dunque solo gli under 30 (5.200 quelli che hanno "lasciato", pari a quasi il 20%) a cambiare con frequenza, sulla scia di una nuova concezione del lavoro maggiormente improntata alla realizzazione personale e alla qualità di vita. La tendenza non esclude neppure gli ultra 55enni: 4.750 a presentare le dimissioni. Secondo lo studio, i giovani presentano tassi di ricollocazione inferiori rispetto agli adulti (43% contro 49%), mentre per molti lavoratori con più di 55 anni spesso le dimissioni precedono l'uscita dalle forze lavoro e per questo le quote di quanti si rioccupano sono nettamente inferiori. In tutto il Veneto, l'anno scorso le cessazioni di contratti a tempo indeterminato sono state 191.500, la quota più alta dal 2008 e, restringendo l'osservazione agli ultimi anni, il 12% in più rispetto al 2021 e il 17% in più rispetto al 2019 prima del Covid. Come accennato, a registrare una crescita particolarmente sostenuta sono state le dimissioni: complessivamente 137.300 nei dodici mesi dell'anno, con una crescita del 15% rispetto al 2021 e del 35% sul 2019.
 

Ultimo aggiornamento: 27 Marzo, 07:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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