Insulti razzisti ai karateka di colore
«Loro veneti? E io sono eschimese»

Martedì 29 Agosto 2017 di Elena Filini
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TREVISO - Francesco Ouattara e Abouba Kone quasi non credono ai loro occhi. Anni di fatica e di allenamenti, sempre con la mente all'obiettivo più alto: rappresentare l'Italia ai mondiali. Ce la fanno assieme alla trevigianissima Caterina Dozzo ed è la prima volta in assoluto che Treviso riesce a piazzare tre nomi a un mondiale di karate. C'è l'orgoglio aggiuntivo di disputarlo in casa propria, al Palaverde dal 22 al 24 settembre. Insomma, se non è un sogno poco ci manca. Ma la perfezione non è di questo mondo. E allora, avanti con l'antico adagio del linciaggio gratuito: perché quei due ragazzi non sono mica italiani per davvero. E poco importa se sono nati a Treviso, hanno studiato a Treviso e la rappresentano in maniera esemplare. Proprio così: gli adolescenti di colore e l'atletica rappresentante del gentil sesso, tutti tesserati con il Ren Bu Kan, convocati in nazionale al termine di una selezione durissima che ha coinvolto 500 karateka, diventano bersaglio di insulti a sfondo razzista.



La notizia della convocazione in nazionale dei tre in occasione degli stage indetti dall'Istituto Italiano Shotokan, sotto gli occhi dello staff tecnico della nazionale e soprattutto dal direttore tecnico Hiroshi Shirai, postata da un quotidiano di informazione online e ripresa dai social, ha scatenato una raffica di commenti. «Se quelli sono trevigiani, io sono un eschimese», «Trevigiani o conghi?», «Io di trevigiana ne vedo una»...


 
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