Incidenti stradali a Treviso: un morto ogni due giorni. La Marca è un caso

Domenica 4 Settembre 2022 di Maria Elena Pattaro
Incidenti stradali a Treviso: un morto ogni due giorni. La Marca è un caso
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TREVISO - Una vittima ogni due giorni: sulle strade della provincia di Treviso si continua a morire. Quindici decessi nell'ultimo mese: 12 croci piantate in un agosto nero, a cui se ne sono aggiunte altre 3 in questo inizio di settembre. Numeri che hanno fatto salire la conta delle vittime a 45 da inizio anno. Vite spezzate con una cadenza sempre più inquietante, da bollettino di guerra. A fare le spese di quella che persino le autorità definiscono «una strage» sono soprattutto i giovanissimi. Metà delle vittime di agosto aveva meno di 22 anni. Come Daniele De Re, Xhuliano Kellici, Marco Da Re e Daniele Ortolan, i quattro amici che la vigilia di Ferragosto sono morti sul colpo a Godega di Sant'Urbano, a bordo della Volkswagen Golf che avrebbe dovuto portarli a gustarsi uno spuntino notturno in un fast food della zona. E che invece si è schiantata contro una quercia, all'uscita di una semicurva. La stessa fine che hanno rischiato di fare altri cinque giovanissimi (quattro 20enni e una 16enne) all'alba di ieri, a Valdobbiadene. Stavano tornando da una festa e correvano, al punto che la vettura è volata fuori strada e si è capovolta in un vigneto. I vigili del fuoco li hanno estratti feriti ma vivi dalle lamiere. Praticamente miracolati.


Incidenti in provincia di Treviso: le vittime, tutti giovani


Tra le giovani vittime invece c'è Francesco Favaro, di San Pietro di Feletto, morto martedì sulla strada di casa. Aveva appena compiuto 17 anni e quel maledetto pomeriggio stava andando a ritirare il regalo di compleanno preparato dagli amici: un casco nuovo per la sua moto Fantic. La stessa con cui ha centrato un palo telefonico in uscita da una doppia curva. Una delle storie più struggenti è quella di Nico Baldo, 34enne di Cessalto, travolto e ucciso da un'auto sotto agli occhi dei genitori mentre cercava di riacciuffare il suo cagnolino scappato dal cancello. Proprio alla vigilia del matrimonio del fratello e a un mese esatto dalle sue nozze. Famiglie straziate: quelle di chi non c'è più ma anche di chi è sopravvissuto e ora deve affrontare il peso di un lungo iter giudiziario. Intere comunità sotto choc. E un'emorragia che la Marca vuole assolutamente fermare.

Incidenti stradali, come evitarli?


«Siamo stanchi di dover andare a suonare i campanelli delle case e annunciare alle famiglie che hanno perso un papà, una mamma e soprattutto in questo periodo un figlio», afferma Simone Morello, comandante della polizia stradale di Treviso. Che il Trevigiano sia una tragica anomalia a livello regionale è purtroppo conclamato. La cronaca di queste ultime settimane ne è la prova. Molti incidenti sono causati dall'abuso di alcol o sostanze stupefacenti, ma altrettanti dalla distrazione, dall'uso del cellulare, dall'alta velocità o dal mancato rispetto delle regole del codice della strada. Sul punto il comandante Morello è chiaro: «Non esistono strade killer, ma comportamenti sbagliati che portano a conseguenze tragiche. Le istituzioni fanno il loro dovere, cercando di sensibilizzare soprattutto i giovani, ma non solo, sui rischi che si corrono se non si rispettano le regole. Serve una maggiore cultura della sicurezza, a tutela di tutti».

Cambiare la cultura


Ne è convinto anche il procuratore Marco Martani: «Il contrasto a questa gravissima piaga sociale non può essere soltanto per via giudiziaria. Va cambiata la cultura». Il numero uno della Procura nelle prossime settimane convocherà un tavolo con i pm per capire in quanti di questi scontri fatali il conducente era sotto l'effetto di alcol o stupefacenti: «Guidare dopo aver alzato il gomito è una delle cause principali di incidenti. Bisogna mettersi al volante da sobri».
In una provincia produttrice e amante del buon vino questo vizio è troppo diffuso. E spesso si rivela letale. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e oltre alle ferite invisibili lasciano segni ben tangibili: i mazzi di fiori che si moltiplicano sulle strade, le foto sorridenti sulle lapidi e i faldoni nel tribunali: a Treviso un processo su tre riguarda la guida in stato di ebbrezza. Per mettere un freno alla strage il governatore Luca Zaia annuncia un piano strategico «che coinvolga ogni porzione della società (anche attraverso messaggi choc, ndr): istituzioni, associazioni di categoria e produttive, forze dell'ordine, scuola, ristoratori, titolari dei locali da ballo. Tutti. Bisogna iniziare a lavorare sulle persone. Non è sempre colpa della strada».

Ultimo aggiornamento: 17:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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