Grafica Veneta, orari e turni massacranti: così l'elettricista ha fatto sparire i dati

Mercoledì 28 Luglio 2021 di Maria Elena Pattaro
Lìinterno dello stabilimento di Grafica Veneta

PREGANZIOL - I cartellini timbrati dagli operai pakistani parlavano chiaro sulle condizioni di semi schiavitù in cui lavoravano: turni da più di 12 ore, 7 giorni su 7, niente ferie né malattia. Il tutto per una paga sotto i 600 euro al mese e a fronte di minacce, pestaggi, rapine e sequestri di persona da parte dei loro caporali. Per questo i dati delle timbrature andavano nascosti o cancellati nel tentativo di depistare le indagini dei carabinieri. E' quello che è stato chiesto di fare al tecnico trevigiano Cristian Gasparini, 58 anni, elettricista originario di San Donà di Piave e residente a Preganziol.

CONTRO IL CAPORALATO
Gasparini è uno degli indagati dell'inchiesta contro il caporalato che ha travolto la Grafica Veneta, colosso dell'editoria di Trebaseleghe (Padova) nonché fiore all'occhiello dell'economia veneta elogiata durante il primo lockdown per aver fabbricato 2 milioni di mascherine poi regalate alla Regione, quando di dispositivi non c'era traccia sul mercato.
L'indagine condotta dai carabinieri di Padova a cui si sono affiancati i militari del Gruppo Tutela Lavoro di Venezia, è sfociata l'altro giorno in 11 arresti. Tra questi figurano 9 pakistani legati all'azienda che forniva alla Grafica Veneta manodopera a prezzi stracciati: la trentina B. M: Services sas, a cui la Grafica Veneta aveva appaltato l'ultima fase del lavoro tipografico ovvero impacchettare i libri freschi di stampa, compresi best seller mondiali come la saga di Harry Potter, l'autobiografia di Barack Obama e i libri di papa Francesco.
Oltre ai titolari pakistani e ai loro connazionali, sono stati sottoposti a misura due vertici del colosso editoriale: l'amministratore delegato Giorgio Bertan, 43 anni e il direttore dell'area tecnica Giampaolo Pinton, 60 anni.

OSTACOLI AL CONTROLLO
Il trevigiano Gasparini, titolare di un'impresa che installa impianti elettrici e proprio in questa veste fornitore di servizi alla Grafica Veneta, è indagato per aver ostacolato il controllo dei carabinieri del Lavoro proprio all'interno del colosso padovano. E' il 7 luglio e i militari, impegnati già da mesi a comporre tutti i tasselli di questo puzzle fatto di diritti calpestati e lavoro a bassissimo costo, entrano alla Grafica Veneta per verificare le registrazioni delle timbrature. A quel punto tra i manager scatta un giro vorticoso di chiamate, intercettate dagli inquirenti e riportate dal giudice per le indagini preliminari Domenica Gambardella sulle 95 pagine di ordinanza di custodia cautelare. Al tecnico trevigiano viene chiesto di rispondere in modo evasivo alle domande degli ispettori, di nascondere la realtà dei fatti, di cancellare i dati. Pinton (direttore dell'area tecnica) lo avverte: «Cristian...ti chiamerà il carabiniere che sta lavorando sul...coso, non sta a dirgli niente. Digli che il dato che vuole non viene tirato fuori, il sistema non è in grado, sta leggendo dei numeri che non si sa da dove li pesca, hai capito?». E ancora: «Tu devi parlare il meno possibile». La raccomandazione è di fare credere agli inquirenti che il sistema di timbratura sia in grado di restituire una fotografia attendibile degli operai presenti in azienda soltanto di giorno in giorno. Mentre lo storico dei dati viene spacciato come inaffidabile. Gasparini recepisce il messaggio e risponde: «Va bene, adesso, quando mi chiamerà cercherò di dirgli che non mi sono mai preoccupato io di come salva i dati e tutto, perché, alla fine, ci serviva l'istantanea giornaliera...». «Esattamente - conferma Pinton - Mi raccomando tieni questa linea qua». Linea che Gasparini avrebbe tenuto eccome, secondo la Procura. Al 58enne viene contestata la cancellazione di «quasi tutte le registrazioni dell'apparecchio marcatempo presente presso lo stabilimento della Grafica Veneta spa (ad eccezione del periodo 20 maggio - 7 luglio 2020). Registrazioni che avrebbero consentito di ricostruire in modo corretto gli orari e i giorni di presenza dei lavoratori formalmente assunti alla Bm Service».

«ANCORA NESSUNA NOTIFICA»
Ieri pomeriggio, martedì 27 luglio, è stata la moglie di Gasparini ad affacciarsi sulla porta di casa, in una laterale del Terraglio. Soltanto per dire che al marito non è ancora arrivata alcuna notifica della chiusura delle indagini preliminari in cui è coinvolto. Per ora quindi bocche cucite.
 

Ultimo aggiornamento: 29 Luglio, 16:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA