«Le colline del Prosecco sono giganti dai piedi d'argilla»

Sabato 9 Ottobre 2021
Gino Lucchetta e le colline del prosecco
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TEVISO - «Le colline del Prosecco appaiono bellissime, ma altrettanto delicate. Sono dei giganti dai piedi di argilla». Gino Lucchetta, geologo, conosce come le proprie tasche l'ossatura prealpina e sa che non è costituita soltanto da roccia. Un patrimonio inestimabile, dichiarato Patrimonio dell'Umanità, che merita oggi la massima attenzione da parte di tutti per essere salvaguardato. Sulla sua scrivania balzano all'occhio pezzi di arenarie, ammoniti e conglomerati estratti sul campo, come si dice nel gergo e dalla finestra del suo studio di Pieve di Soligo il professore osserva la lunga linea di piccole montagne che si concatenano l'una con l'altra, tante piccole sorelle custodi della storia geologica trevigiana. Lui, come pochi, le sa interpretare leggendone le pagine di un libro scritto in milioni di anni da madre natura.


Come è nata la passione per la geologia?
«Da ragazzino trovai nei campi un sasso strano, nerastro, liscio e pesante. Lo portai a scuola e chiesi al mio maestro che cosa fosse. La sua risposta fu determinante: «non ne ho la minima idea. Dovresti chiedere a un geologo». Da lì cominciai ad interessarmi di minerali e cristalli, fino ad iscrivermi a Geologia all'università di Padova. E ho avuto la conferma che quella era la mia strada. A proposito, quel sasso ho capito cosa fosse solo al quarto anno di università: si trattava di un nodulo sedimentario di solfuri di ferro».


Ci parli un po' di colline del Prosecco, ora Patrimonio dell'Umanità.
«Analizzando i tre elementi che hanno portato al riconoscimento delle colline nella lista dell'UNESCO, oltre ai vigneti sui ciglioni e al mosaico paesaggistico, l'aspetto cardine è quello della morfologia a corde: queste colline allungate e parallele evidenziano la struttura geologica sottostante. Sono formate da resistenti strati di conglomerato, arenaria o calcare mentre le fasce depresse ricalcano strati di argille o marne. Questo tipo di paesaggio, così come lo vediamo, è unico a livello mondiale. Ci sono altri esempi in Iran e negli USA, ma sono privi della componente scenografica data dalla vegetazione».


Per lei le colline sono giganti dai piedi di argilla. Perché?
«La frase non è mia, ma la uso perché esprime la fragilità delle colline. Sono rilievi giovani che hanno cominciato a formarsi solo quattro milioni di anni fa. Hanno versanti ripidi e, soprattutto, la componente argillosa subisce facilmente processi di degradazione. Tutti i versanti sono disseminati di frane, grandi o piccole, recenti o già cicatrizzate».


Ambiente e riscaldamento globale. Quale ruolo gioca la geologia?
«L'aumento della frequenza delle precipitazioni intense alternate a periodi di siccità va ad incidere sulla stabilità dei versanti. Vengono amplificati i processi di degrado delle rocce e aumentano i fenomeni di dissesto con l'erosione del terreno e il trasporto di materiali nei corsi d'acqua le cui conseguenze giungono in pianura intasando tombini e ponti e talvolta esondando nei centri abitati».


Trova riscontro nel mondo dei giovani?
«Tantissimo, i giovani sono molto sensibili all'ambiente, tuttavia noto che l'azione dei media spesso li indirizza verso altri settori, come la biologia ad esempio. Purtroppo, la geologia fa notizia solo con eventi disastrosi: terremoti, eruzioni, frane e alluvioni».


Essere geologo oggi: quali prospettive?
«I settori di impiego sono tantissimi: dalle acque sotterranee alla prevenzione dei dissesti idrogeologici, dalla gestione dei rifiuti alle prove sui materiali, dalla ricerca mineraria alla consulenza geotecnica e sismica. La parte più critica è lo scollamento tra la preparazione universitaria e le richieste del mondo del lavoro. Inoltre, sarebbe auspicabile un maggior inserimento della figura del geologo negli enti pubblici: ad oggi, in tutta la provincia di Treviso, se ne contano meno di una decina».


Ci racconti i suoi prossimi progetti
«Uno studio importante su cui sto lavorando già da un paio d'anni è la definizione della posizione e dell'attività delle faglie sismogenetiche che percorrono la Vallata. Sul fatto che siano attive, con movimenti importanti anche in età storica, non ci sono più dubbi; rimane da definire con precisione dove passano».

Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre, 09:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA