Gian Pietro Favaro: «Io ex senatore con 3 pensioni, difendo i miei vitalizi»

Venerdì 27 Luglio 2018 di Paolo Calia
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TREVISO - Di pensioni non ne ha una, ma tre. Di cui due di un certo peso. Gian Pietro Favaro ogni mese incassa l’assegno come ex insegnante di liceo, poi il vitalizio come ex consigliere regionale e infine quello come ex senatore. Non poco. Quanto? «Non ve lo dico», risponde. Favaro è sereno e non intende rinunciare ai suoi diritti. Già ha dovuto mandare giù il taglio dato dalla Regione tre anni fa e adesso battaglia, assieme a una schiera di ex colleghi, per impedire o ridimensionare le sforbiciate annunciate per gli ex parlamentari. Lui è un politico di vecchia scuola. È stato tante cose: segretario regionale della Democrazia Cristiana, sindaco del suo piccolo paese (Riese Pio X) e, appunto, consigliere regionale e poi senatore. Nel mezzo ha avuto esperienze anche in consiglio provinciale. Insomma: un’esperienza politica a tutto tondo. E adesso, a 77 anni appena compiuti, si gode tre assegni mensili tra vitalizi e pensioni.
 
Qualche anno fa, quando era la Regione a volere tagli per gli ex consiglieri, difendeva a spada tratta le sue rendite: «Mi sta bene ridurre i vitalizi - diceva - ma perché bisogna pensare solo ai politici?». E oggi ritorna sulle vecchie posizioni.
Due vitalizi da consigliere regionale e senatore, una pensione e nessuna voglia di fare da bersaglio.
Favaro, il governo vuole tagliare il suo vitalizio da parlamentare.
«Per dirla in dialetto stanno procedendo “coa manera”. Non è il modo giusto di fare anche perché noi ex parlamentari, faccio parte dell’associazione, abbiamo sempre detto di essere pronti al confronto e al sacrificio. Ma non così».
Il taglio dei vitalizi è un cavallo di battaglia di questo governo.
«Vero. La nostra associazione ha ribadito più volte di essere disponibile a discutere di una decurtazione. Avevamo anche proposto una percentuale di riduzione superiore a quella che vuole fare il governo. Mi creda: è andata proprio così».
E perché la vostra proposta non è stata accettata?
«Semplice: perché l’accordo non fa colpo. Dire “tagliamo i vitalizi” invece politicamente parlando lo fa, eccome se lo fa. E poi non capisco i criteri di questi tagli: si parla di decurtazioni del 60-70%. Ma vedo parlamentari che da tremila euro al mese passerebbero a 2mila, altri sempre da 3mila a 1.200 e non capisco in base a cosa visto che hanno anzianità identiche. Il problema poi è l’attacco ai diritti acquisti, una cosa che non si deve fare».
Lei ha tre pensioni: da insegnante, ex consigliere regionale ed ex senatore.
«Vero».
E quanto incassa ogni mese?
« Non lo dico».
È consapevole di essere un privilegiato?
«Sono sicuramente tra quelli che stanno meglio di altri. Non lo nego. Ma tutto è relativo. L’altro giorno ero in aeroporto a Venezia per accompagnare mia figlia e ho visto la giovane ragazza al bar sommersa dai clienti da servire. Ho pensato che, continuando a quel ritmo, non sarebbe arrivata in salute a prendere una pensione. Di certo, al suo confronto, le collaboratrici che avevo in Regione, e che ogni giorno venivano a lavorare, erano delle privilegiate».
Ma qui parliamo di pensioni.
«E allora parliamo delle vere pensioni d’oro, quelle che sono di molto superiori a quanto versato durante la vita lavorativa. Non pensiamo solo a tagliare i vitalizi, che sono buoni per fare politica. Le pensioni d’oro invece nessuno le tocca. Vogliamo parlare, tanto per dirne una, di tutti quei militari e rappresentanti delle forze dell’ordine che vanno in pensione con un grado che non hanno mai avuto in carriera? E di categorie da citare ce ne sarebbero tante altre».
Per molti però le pensioni dei parlamentari sono “regalate”.
« Non mi sento né un parassita, né un ladro. Né un truffatore dello Stato: sia chiaro. Raccolgo quanto fatto nella mia vita lavorativa. Sono stato sindaco per otto anni a 124mila lire al mese, il corrispettivo di 62 euro odierni. E, contemporaneamente, lavoravo come insegnante nei licei di Castelfranco e Montebelluna facendo la spola tra comune e scuola. Senza un giorno libero: impegnato sette su sette».
Ma non ci dice quanto, oggi, prende al mese.
«No. Però magari potete chiederlo a chi ha i vitalizi della Regione e del Parlamento Europeo».
Ma il vitalizio delle Regione le è stato ridotto?
«Sì, del 12%. Ma se si parla di taglio dei costi della politica, bisogna parlare anche di altro».
Per esempio?
«Penso che non abbia senso vedere uno passare da disoccupato a prendere 14mila euro al mese solo perché risulta il più votato».
Paolo Calia
© RIPRODUZIONE RISERVATA Ultimo aggiornamento: 11:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA