Gelataia morta a 49 anni, il responso dell'autopsia: «Il vaccino non c'entra»

Martedì 19 Ottobre 2021 di Giuliano Pavan
Nadia Positello, 49 anni, morta il 12 ottobre per un'embolia polmonare
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MASER - La morte di Nadia Positello non ha alcuna correlazione con il vaccino anti-Covid che le era stato inoculato due settimane prima del decesso. Per la certezza matematica serviranno ancora 90 giorni, quando cioè verranno depositati gli esiti degli esami istologici. Ma l’autopsia effettuata dal medico legale Antonello Cirnelli (affiancato, nel collegio di ctu nominati dalla Procura di Treviso, da Cosimo Perrone, cardiologo dell’ospedale vicentino di Arzignano, ndr) ha stabilito che la 49enne, che lavorava alla gelateria Canova di Crespignaga, è morta per un’embolia polmonare provocata da una trombosi alla gamba sinistra. Patologia che non controindica il vaccino, e che l’inoculazione non può scatenare. All’autopsia hanno partecipato anche i due consulenti di parte: Fabrizio Carrer, medico legale di Treviso per la famiglia della donna (che si è affidata all’avvocato Guido Scudeller), e il dottor Michele Cottin, per il medico di base iscritto nel registro degli indagati per l’ipotesi di reato di omicidio colposo (difeso dall’avvocato Ortis Pellizzer). 

L’INDAGINE
La domanda alla quale il pm Daniela Brunetti vuole dare una risposta è se la morte della donna potesse essere evitata. La stessa domanda per cui la famiglia pretende chiarimenti. L’ipotesi su cui sta lavorando la Procura, indagando il medico di base che aveva Nadia Positello tra gli assistiti e che sapeva quindi che la donna in passato era già stata colpita da troboflebiti (lo scorso aprile si era infatti sottoposta a una cura farmacologica specifica e nel 2017 anche un intervento di safenectomia per la presenza di varici), ruota attorno alla sottovalutazione dei sintomi che la 49enne ha accusato prima del decesso. In altre parole, si sta cercando di capire se il medico di base, mandando subito la donna in pronto soccorso quando lamentava una strana debolezza oltre a delle difficoltà respiratorie invece di dirle di attendere e di recarsi in ospedale se la situazione fosse peggiorata, avrebbe potuto evitare, attraverso gli esami approfonditi a cui sarebbe stata sottoposta, che il trombo si trasformasse nell’embolo risultato poi fatale. 

LA VICENDA
Le indagini sono ancora all’inizio. Ma un punto fermo è già stato messo: il vaccino non è responsabile della morte di Nadia Positello. La prima dose di Pfizer le era stata inoculata il 27 settembre scorso. Era stato lo stesso suo medico di base a consigliarle di vaccinarsi per evitare problemi di salute nel caso in cui si fosse ammalata di Covid. E così la 49enne si era recata assieme al marito al centro vaccinale di Vedelago, dove durante l’anamnesi aveva reso noto al medico vaccinale che soffriva di tromboflebiti. Un consulto con un altro medico, sempre nel centro di Vedelago, aveva poi dato il via libera all’iniezione, non essendo il vaccino controindicato. Nei giorni successivi, come riferisce il marito nell’esposto presentato in Procura, la donna si sentiva debole e aveva difficoltà a respirare. Situazione che è precipitata lunedì 11 ottobre, quando l’uomo l’ha portata al pronto soccorso di Montebelluna. Giunta in ospedale quasi priva di conoscenza, la 49enne è morta il giorno successivo.

Ultimo aggiornamento: 18:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA