Federica Rosellini, l'attrice trevigiana che vive «sospesa tra Amleto e Solaris» in attesa di tempi migliori

Martedì 9 Febbraio 2021 di Giambattista Marchetto
Federica Rosellini di Treviso

TREVISO-  Avrebbe dovuto debuttare nel 2020 al Piccolo Teatro di Milano nei panni di Amleto, diretta da Antonio Latella, ma già al primo lockdown è saltato tutto e ora la prima è stata posticipata a maggio 2021. E per Federica Rosellini – nel 2020 nel cast de “Il legame” su Netflix - anche al cinema i progetti sono slittati, in attesa di una schiarita tra le nubi del Covid. Così la 31enne trevigiana (oggi con base a Roma) ha colto l’occasione per spingere sull’autoralità scrivendo il suo primo testo.

Federica, come vive questa seconda fase della pandemia?

«Come tutti vivo un momento di sospensione. Negli ultimi mesi sono saltati spettacoli e corsi che dovevo tenere, ma anche progetti cinematografici. Lavorando molto a teatro, non è facile conciliare e dunque sono arrivata al lockdown senza ruoli al cinema e con i teatri chiusi».

E dunque su cosa lavora?

«Mi son presa questo periodo per studiare. Leggo voracemente, faccio corsi online, faccio pole dance. E poi ho scritto il mio primo testo da drammaturga, sul quale ho lavorato prima con una residenza al CSS di Udine e ora sarò al Teatro India di Roma».

Come è diventata attrice?

«Ho iniziato a pensare di fare questo lavoro molto presto. Alle scuole medie ho incontrato Franca Balestra, che teneva un laboratorio. È stata una rivelazione e lei è diventata per me un punto di riferimento. Quando è mancata ho portato avanti il testimone. L’ultimo anno di liceo ho condotto in autogestione un laboratorio e ho curato la mia prima regia, mettendo in scena un adattamento di “From Medea” di Grazia Verasani. Poi ho preso ogni occasione in teatro a Treviso: dal lavoro con compagnie amatoriali alla formazione, che per me è sempre stata ibrida».

Ibrida?

«Io vengo da una famiglia di musicisti e il primo ambito artistico che ho frequentato è stata la musica; ho studiato violino e canto. E mentre iniziavo col teatro, lavoravo con l’orchestra La Réjouissance diretta da Elisabetta Maschio». Poi è arrivata a Milano… «Sono entrata alla scuola del Piccolo Teatro diretta da Luca Ronconi e con lui ho debuttato (a 19 anni) ne “I beati anni del castigo”. Poi sono stata anche sua assistente alla regia per il grande allestimento di “Panico”. Mentre mi stavo diplomando è arrivato il premio Hystrio alla vocazione, che mi ha dato molta visibilità e ha portato il primo ingaggio ne “La mite” di Dostoevskij per la regia di Monica Conti».

Ronconi è stato importante?

«Un incontro fondamentale. Poi però mi sono allontanata per cercare una mia identità e per un paio d’anni ho accettato solo progetti con una grande compromissione del corpo. In quel momento Antonio Latella – un altro incontro importante – che mi ha coinvolta in “Santa Estasi”, spettacolo con cui abbiamo vinto il Premio Ubu. E poi Andrea De Rosa, con cui ho fatto “Baccanti”, “La solitudine dei campi di cotone” e adesso “Solaris” è in cantiere».

E al cinema come arriva?

«Ho iniziato a far provini perché sembrava stimolante. Pensavo non mi interessasse, ma poi ho incontrato persone che mi hanno fatto appassionare. All’inizio non è stato facile, mi dicevano che sarei stata perfetta per il cinema nordico, alla Lars Von Trier. Poi Valentina Pedicini mi vede a teatro e mi prende come protagonista di “Dove cadono le ombre”, per cui al Festival di Venezia mi premiano come attrice rivelazione. Purtroppo dopo ho dovuto rinunciare a progetti importanti perché ero impegnata in teatro».

E la Tv?

«Ho avuto una parte in “Non uccidere” nel 2017 e nel 2019 in “Petra” (con Pennacchi e Cortellesi). Mi piacerebbe sconfinare di più nel cinema, ma oggi è tutto ibrido e ci sono le serie Netflix o Sky che si avvicinano al cinema. Però io di fibra sono attrice di teatro e ho davanti l’opportunità di ruoli importanti».

Sogni nel cassetto?

«Se tutto va bene quest’anno con “Amleto” e “Solaris” realizzo progetti professionalmente forti. Poi punto a spostarmi a scrivere qualcosa, tornando anche alla regia».

Qual è il suo rapporto con il Veneto e Treviso?

«È rimasto vivo. Ogni estate lavoro ad Asolo per il festival Gioie Musicali e rimane un filo rosso che mi lega a Elisabetta Maschio».

Giambattista Marchetto

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Ultimo aggiornamento: 10:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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