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Siccità: «Deviamo l’acqua dei fiumi non utilizzata per l'irrigazione»

Venerdì 1 Luglio 2022 di Giuliano Pavan
Una immagine del Po che rappresenta il momento critico dell'agricoltura
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TREVISO Il progetto è in via di definizione, ma l’obiettivo è chiaro: deviare l’acqua non utilizzata per l’irrigazione per rimpinguare l’alto Sile. In modo tale da non ridurre più l’agricoltura in ginocchio nei periodi di siccità come quello delle ultime settimane e, nel contempo, alzare il livello delle falde per far fronte alle emergenze. «Non è solo un’idea, si può fare» afferma Arturo Pizzolon, presidente del Parco del Sile, che mercoledì ha avuto un incontro operativo con il direttore del Consorzio di Bonifica Piave, Paolo Battagion, proprio per esaminare le possibili soluzioni per l’emergenza idrica in atto. Sono state analizzate le cartografie e visionate le foto aeree delle derivazioni del Piave, gestite dal consorzio, che contribuiscono alle portate del fiume Sile, sia superficialmente che attraverso la dispersione in falda. Ed è stata avanzata, appunto, la proposta di deviare nell’alto Sile l’acqua che non viene utilizzata per le coltivazioni e che scende naturalmente a valle. In parole povere, intercettare il normale deflusso prima che sfoci nella parte mediana per portare l’acqua dove attualmente non c’è o dove scarseggia.

LA PROPOSTA

«L’incontro con il Consorzio di Bonifica Piave è il primo passo per cercare di mitigare gli effetti della scarsità di precipitazioni - continua Pizzolon - Il Piave pesca dai laghi montani, il cui livello attualmente è scarso, e manda in crisi tutto quello che, per capirci, potremmo definire “l’indotto”. Motivo per cui come Ente Parco abbiamo pensato di sfruttare gli “scarichi”, ossia l’acqua della rete idrica gestita dal Consorzio che non finisce nei campi e che si riversa nel medio Sile». In sostanza, rivitalizzando fossati e canali ormai asciutti dove convogliare questi “scarichi” si porterebbe l’acqua nella zona della castellana, facendo rialzare le falde e fornendo supporto agli agricoltori. «In primis pensiamo al canale Corbetta e alla casa dell’acqua di Casacorba» sostiene il presidente del Parco del Sile. Una soluzione che permetterà di minimizzare in futuro gli impatti della siccità. Il prossimo passo sarà ora la formulazione, da parte dell’Ente Parco, di una specifica richiesta di collaborazione al Consorzio di Bonifica Piave. «Anche perché - sottolinea Pizzolon - non ho mai visto una situazione del genere. Il livello del fiume non è mai stato così basso e le piogge cadute ieri (mercoledì, ndr) non sono servite quasi a nulla. A Campigo, ad esempio, sono caduti 25 millimetri di pioggia quando una buona irrigazione di un campo di mais si aggira sui 30 millimetri. Si fa presto a fare due conti: se entro una settimana quel campo non verrà irrigato o non pioverà non ci sarà alcun raccolto».

L’ANALISI

Il progetto dell’Ente Parco si basa, di fatto, sulle rilevazioni delle falde. «Ad agosto e settembre sono più alte a causa delle irrigazioni, dopo che l’acqua è penetrata nel terreno. Per questo l’idea di deviare le derivazioni del Piave può aiutare un’area molto vasta. Ad oggi, penso ad esempio alla falda sud di Vedelago, per trovare l’acqua bisogna scendere a tre metri quando normalmente si trova a un metro e ottanta». Nel frattempo la Regione Veneto ha emanato ieri un allerta meteo per oggi per il passaggio di una perturbazione che porterà una fase di instabilità. Nello specifico si prevedono, dalla tarda mattinata e fino a sera, rovesci e temporali, anche violenti (con grandinate e raffiche di vento), che potrebbero causare allagamenti e problemi al sistema di drenaggio urbano. Criticità idrogeologiche potrebbero verificarsi nella zona del Piave pedemontano, del basso Piave e del Sile. 

Ultimo aggiornamento: 2 Luglio, 07:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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