Edilizia al collasso, sos di Confartigianato: «Il 30 per cento delle ditte rischia la chiusura»

Lunedì 14 Marzo 2022 di Giuliano Pavan
Edilizia al collasso, sos di Confartigianato: «Il 30 per cento delle ditte rischia la chiusura»
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TREVISO - Se il Supebonus aveva dato una spinta all’edilizia, comunque già esaurita dal termine del 30 giugno per ricevere l’incentivo, i rincari di materie prime, energia e carburanti sembrano aver dato la stoccata finale alla ripresa del settore, che già pregustava i benefici derivanti dai progetti finanziati con il Pnrr. «Il 30% dei cantieri in provincia di Treviso è già fermo - sottolinea Gianmaria Modolo, imprenditore edile e presidente della comunità edilizia della Confartigianato Marca Trevigiana - e se la situazione non migliora la percentuale è destinata a crescere». D’altra parte anche l’Ance, la categoria dei costruttori edili in seno ad Assindustria Venetocentro, per bocca della sua presidente Paola Carron aveva parlato di «situazione che rischia di andare fuori controllo con prezzi alle stelle e materiali introvabili». La situazione, insomma, sembra già destinata a precipitare. Oltre ai cantieri fermi ma ancora aperti, la preoccupazione maggiore è che chiudano definitivamente. E che molti di quelli programmati per il prossimo futuro non vedano nemmeno la luce. L’unica soluzione, per ora, sembra essere nelle mani del Governo: misure ad hoc per calmierare i prezzi e compensare i maggiori costi sostenuti dalle imprese. Che, inevitabilmente, al momento non possono che ricadere sul cliente, generando tra l’altro una serie di disdette. 


 

I PROBLEMI
Non c’è un problema principale, ce ne sono diversi. Il primo, secondo Modolo, è l’incertezza nelle forniture. «Al di là dei prezzi - afferma il presidente della comunità edilizia della Confartiginato - stiamo cominciando ad avere difficoltà a reperire i materiali, e a farceli consegnare. Nel nostro settore è indispensabile il trasporto su gomma, e il caro carburanti sta incidendo molto sui trasporti. È una catena, non possiamo permetterci che un solo anello si rompa». Sul capitolo prezzi a far paura è l’aumento del costo del ferro sia per quanto riguarda i trafilati (utilizzati per le potrelle) che per il ferro d’armo (per il cemento armato): prima del conflitto in Ucraina, il costo si aggirava sullo 0,65 euro al chilo, ora si è sfondata la soglia dell’1,10. «Sul fronte dei materiali isolanti - continua Modolo - si fa sempre più fatica a reperire il polistirolo, che viene utilizzato per i cappotti esterni delle abitazioni, o la lana di roccia che invece serve per le intercapedini. I grossi player, visto il periodo di crisi, si sono attrezzati acquistando grosse forniture a danno delle piccole imprese, che ora si trovano senza materiali. Per polistirolo e lana di roccia si parla di ottobre come arrivo delle prime forniture». Senza contare, poi, che il legno è di fatto raddoppiato: «E veniamo da un periodo strano - afferma Modolo - Dopo Vaja c’era una grande disponibilità di legno, ma i prezzi erano saliti alle stelle. Nel 2021 si è tornati ai livelli precedenti la tempesta che ha sconvolto le Veneto e Trentino Alto Adige, e ora i prezzi sono di nuovo gli stessi del post Vaja». 
 

LE POSSIBILITÀ
L’incertezza sui prezzi e sulle forniture sta di fatto bloccando i cantieri. Molti clienti non accettano i costi aggiuntivi per i lavori. «Da parte nostra c’è la possibilità di bloccare i costi per la manodopera, e già lo facciamo - conclude Modolo - ma se le commesse sicure calano le aziende si ritroveranno a piedi». La guerra in Ucraina sta poi provocato un’ulteriore escalation nei costi dei materiali. Ma anche a volerli pagare a peso d’oro alcuni generi non si trovano quasi più: per i blocchi al commercio internazionale, perché importatori e grossisti non intendono più acquistarli a tali quotazioni, perché gli autotrasportatori, in ginocchio per il caro gasolio, faticano sempre più ad effettuare i viaggi con i carichi.

 

Ultimo aggiornamento: 17:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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