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Donazioni di sangue in calo, Avis lancia un appello: «C'è un impellente bisogno di volontari»

Venerdì 15 Luglio 2022 di Mauro Favaro
Donazioni di sangue in calo, Avis lancia un appello: «C'è un impellente bisogno di volontari»

TREVISO - «C’è un impellente bisogno di donazioni di sangue. In estate c’è sempre un aumento della richiesta a causa degli incidenti. E quest’anno si somma la ripresa delle attività delle sale operatorie negli ospedali dopo l’emergenza Covid. In alcune zone abbiamo registrato cali delle donazioni anche del 10%. Senza un’inversione di rotta, l’autosufficienza del Veneto potrebbe essere a rischio». Vanda Pradal, già presidente dell’Avis di Treviso, oggi guida dell’associazione regionale, lancia un vero e proprio appello. Il gruppo provinciale ha già iniziato a chiamare direttamente i donatori trevigiani per chiedere loro di fare un ulteriore sforzo. 

I NUMERI

Nel corso dell’estate il numero di donazioni va a rilento. Si tratta di uno schema che di fatto torna ogni anno. Questa volta, però, mentre si prova a mettersi alle spalle il picco dell’emergenza Covid, la base di partenza è diversa. C’è la necessità di reperire in particolare globuli rossi e plasma. «Senza questo dono – sottolinea Pradal – gli interventi chirurgici più complessi non si possono fare». Si guarda anche al centro trasfusionale dell’Usl della Marca. «E’ fondamentale che ci sia un gioco di squadra – evidenzia la presidente – in modo da poter accogliere chi si prenota». Non a caso un paio di mesi fa l’Avis provinciale di Treviso aveva già proposto all’azienda sanitaria di ampliare l’orario di apertura dei centri trasfusionali di un’ora: «Così potremmo aumentare del 50% la raccolta del plasma, arrivando a raccogliere circa 4mila sacche in più rispetto alle 7.922 unità di plasma raccolte nel corso del 2021. Un notevole passo in avanti per soddisfare una domanda sempre maggiore che arriva dalle strutture sanitarie». Sul piano generale, l’Italia importa circa il 30% del plasma degli Stati Uniti. A livello nazionale non c’è ancora l’autosufficienza. Il Veneto e la Marca, invece, negli anni sono stati in grado non solo di rispondere alle richieste locali ma anche di inviare sacche in altre regioni. L’obiettivo ora è difendere questo tesoretto.

I NODI

Oggi anche la carenza di personale sanitario può rappresentare uno scoglio. Tanto più in un periodo nel quale molti professionisti sono costretti a rimanere a loro volta a casa in isolamento a causa del contagio da coronavirus. Ecco perché si è chiamati a operare con la massima elasticità possibile. Il Covid non incide direttamente sulle donazioni di sangue. In caso di contagio, i donatori devono rimanere in isolamento come tutti. Fino al tampone con esito negativo. Ma il fatto di essere stati contagiati non prevede di seguito limitazioni alle donazioni di sangue. Con i controlli specifici, poi, viene scongiurato pure il rischio di una sospensione delle donazioni per 28 giorni per i donatori che hanno soggiornato anche solo per una notte in un territorio sotto la lente per la presenza del virus del West Nile. Qui è infatti previsto che su chi dona il sangue venga effettuato sempre anche il cosiddetto test Nat. Si tratta di un’analisi estremamente precisa che permette di scoprire l’eventuale positività al West Nile Virus. E questo consente di evitare eventuali blocchi preventivi delle donazioni. 

I NUMERI

L’Avis della Marca, guidata dal presidente Stefano Pontello, raggruppa idealmente 89 sezioni comunali. L’anno scorso si sono contati 33.162 iscritti. Un numero lievitato grazie a oltre 2.300 nuovi ingressi. Sempre l’anno scorso nel trevigiano sono state raccolte 46.662 unità di sangue. L’incremento è stato dell’1,28% rispetto al 2020. In termini assoluti, significa 591 donazioni in più. Nello specifico, la raccolta di sangue intero ha visto un più 1,36%, quella delle piastrine più 2,4% e il plasma un più 0,64 per cento. Tutti numeri positivi. Ma adesso, con l’inizio dell’estate, è necessario fare un altro passo in più. 

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