Quella volta che don Miglioranza se la prese con Marchionne

Sergio Marchionne, attaccato da don Claudio Miglioranza nel 2011
CASTELFRANCO - Don Claudio Miglioranza, il prete-operaio che, secondo la denuncia dell'imprenditore Giorgio Vigni, avrebbe accusato il ministro Salvini di fomentare l'odio ed il razzismo, non è nuovo alle polemiche sul fronte dei diritti.

Nel 2011, sempre durante un'omelia, attaccò Sergio Marchionne, sostenendo che l'ex ad di Fiat perseguiva «una retrocessione nei diritti», e aveva rimarcato che il manager guadagnava «quanto 6.400 dei suoi dipendenti». «Non mi appello alla sua moralità - aveva aggiunto -, quanto alla sua coscienza di imprenditore. È uno che lavora sulla separazione del sindacato, e non è serio». Anche in quell'occasione, una messa celebrata il 2 gennaio 2011, era stato sempre Vigni, vice presidente della Life di Treviso, a prendersela con l'omelia 'di sinistrà, chiedendo al vescovo di Treviso provvedimenti.



DALL'ARCHIVIO DEL GAZZETTINO
L'ARTICOLO DEL GENNAIO 2011 - QUANDO DON MIGLIORANZA ATTACCÒ MARCHIONNE
«Se al posto di Marchionne avesse parlato di D’Alema o Fassino non sarebbe
cambiato nulla: quando vado in chiesa voglio sentir parlare del Vangelo». A
dirlo è l'imprenditore castellano Giorgio Vigni che punta il dito contro don
Claudio Miglioranza e la sua omelia del 2 gennaio scorso nella Chiesa della
Pieve. Il parroco ha sparato a zero sull'amministratore delegato della Fiat,
Sergio Marchionne, accusandolo di perseguire una «retrocessione dei
diritti». Vigni, nel sentire il sacerdote parlare di Marchionne dal pulpito,
è uscito dalla chiesa per rientrarci solo alla fine del sermone «politico».
Una volta a casa ha però preso carta e penna scrivendo una lettera al
vescovo di Treviso, Agostino Gardin, nella quale lamentava l'accaduto. Vigni
non entra nel merito delle affermazioni di don Claudio. Il punto è che dal
pulpito, a suo dire, si dovrebbe parlare solo di argomenti religiosi.
«Quando entro in una chiesa so che c'è un programma da rispettare, si deve
parlare del Vangelo -attacca Vigni- Io vado in chiesa la domenica perché
voglio sentir parlare di quello, non di altro. Uno dal lunedì al sabato
viene bombardato di notizie di politica e lavoro, la domenica va a messa per
cercare un momento di spiritualità concentrandosi sul Vangelo e non lo può
fare». Don Claudio Miglioranza, invece, ha accusato Marchionne di guadagnare
«quanto 6400 dei suoi dipendenti».
«Ciò che sta facendo Marchionne con la Fiat -ha detto ancora don Claudio- mi
fa pensare a un piano prestabilito per una retrocessione del movimento di
base. Io non mi appello alla sua moralità, quanto alla sua coscienza di
imprenditore. È uno che lavora sulla separazione del sindacato, e non è
serio». «Non entro nel merito di quello che Miglioranza può aver detto su
Marchionne -aggiunge Vigni- Se mi avesse parlato di qualsiasi altro
personaggio che non ha nulla a che vedere col Vangelo avrei reagito allo
stesso modo. Quando uno è in chiesa fa il prete, fuori può far quello che
vuole. Poi non trovo corretto che parli di Marchionne senza che ci sia un
dibattito, approfittando del ruolo che gli consente di avere il pulpito: la
vedo una cosa poco cristiana. C'era un passo straordinario del Vangelo di
Giovanni: non capisco perché non abbia voluto parlare di quello preferendo
Marchionne».
Vigni, nella sua lettera al vescovo di Treviso, lamenta il fatto che il
sacerdote abbia scambiato l'omelia per un comizio.
«Eccellenza -scrive al vescovo- non è la prima volta che capita, come ben
sanno i suoi predecessori, ma oggi nella Santa Messa delle 11.30 a Borgo
Pieve in Castelfranco, si è arrivati, oso dire, al magistrale. Un'omelia è
riuscita a trasformare in comizio una delle pagine più alte del Vangelo».
«Ho sentito parlare di pastori -continua la nota- qui saremmo vicini
all'evangelico, ma si trattava dei pastori sardi manganellati a
Civitavecchia. Poi si è poi passati al sindaco della città che vieterebbe le
cure ai poveri migrantes e si è trionfalmente arrivati a Marchionne. Mi
confesso ignorante, ma sono fermamente convinto che non esista, al momento,
un San Marchionne o almeno un beato con quel nome, eppure è stato messo
sull'altare. Mi sono alzato e ho abbandonato il comizio, per rientrare in
chiesa al riprendere della Messa. Ricordo che tal Cardinal Ratzinger ebbe a
dire, a braccio: è stupefacente che il cristianesimo sopravviva nonostante
milioni di omelie inadeguate».
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Lunedì 10 Dicembre 2018, 15:54






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