Dissobbedisce ai genitori no-vax, 18enne autorizza il test rapido: «E' mio dovere»

Venerdì 16 Ottobre 2020 di Mauro Favaro

TREVISO I suoi genitori erano tra quelli che hanno spedito alle scuole una diffida contro i tamponi rapidi per il Covid eseguiti direttamente in classe. Non volevano che il figlio venisse sottoposto, neppure a fronte della positività di un compagno. Il diretto interessato, però, non l'ha pensata allo stesso modo. E con la forza dei suoi 18 anni, compiuti da poco, ha deciso di firmare l'autorizzazione preventiva di proprio pugno. Una volta compiuta la maggiore età, le scelte in tema di salute spettano esclusivamente a lui. E in caso di controlli in classe, la task force dell'Usl si baserà su queste. «È doveroso sottoporsi al tampone in caso di necessità. Non solo per la mia salute, ma per quella di tutti spiega il 18enne per questo ho deciso di firmare l'autorizzazione anche se i miei non sono d'accordo».
LE DIFFIDE La scuola ha acconsentito. Tanto più che l'Azienda sanitaria sta valutando di allargare gli screening negli istituti. Ad oggi i tamponi rapidi vengono eseguiti in poche ore nelle classi dove emerge un contagio. Se i test sui compagni del positivo danno tutti esito negativo, non scatta alcuna quarantena collettiva. La sezione, in altre parole, può continuare a seguire le lezioni normalmente. «Oltre a questo rivela Francesco Benazzi, direttore generale dell'Usl stiamo valutando di allargare i controlli facendone anche a campione». Senza per forza partire da un positivo, quindi. Si sta definendo il piano. L'obiettivo è fare tutto il possibile per arginare la diffusione del Covid-19. Quel che è certo è che la scelta del 18enne rappresenta una singolare eccezione tra le diffide piovute negli istituti. Sono centinaia le famiglie trevigiane che hanno preso carta e penna per comunicare che loro non autorizzano alcun test sui figli. Praticamente ogni scuola registra già tra le cinque e le dieci diffide. A conti fatti, vuol dire che solo nella Marca ci sono almeno 500 famiglie che rifiutano il tampone. Tra queste c'è lo zoccolo duro dei no-vax, gli anti vaccinisti. Lo schema è sempre lo stesso: «Essendo l'esercente della responsabilità genitoriale, e non essendoci alcun consenso informato, nego la mia autorizzazione e vi diffido all'esecuzione di qualsiasi atto o procedura sanitaria nei confronti di mio figlio». Ma non ci si ferma qui.
LE CONSEGUENZE Parallelamente si apre il capitolo riguardante i genitori che lavorano come autonomi. Alcuni hanno deciso di ritirare i propri figli da scuola. Se sono piccoli, scatta l'istruzione parentale. Altrimenti, oltre l'età dell'obbligo scolastico, studiano per presentarsi poi agli esami come privatisti. Altri non sono arrivati a tanto. Ma hanno a loro volta inviato delle diffide alle scuole contro i tamponi rapidi per non rischiare di finire in quarantena perché il figlio risulta contagiato dal coronavirus. L'obiettivo è sempre lo stesso: cercare di non essere costretti a sospendere il lavoro a causa dell'isolamento. La strategia, però, rischia di essere controproducente. «Nel caso di un contagio all'interno di una classe, i genitori che non autorizzano il tampone rapido sul proprio figlio, lo devono tenere a casa. Chi non può essere controllato, viene considerato subito come un caso positivo ha messo in chiaro Benazzi è una questione di igiene e sanità pubblica: chi non vuole sottoporsi al test deve essere automaticamente messo in quarantena domiciliare. Anzi, anche la famiglia deve rispettare l'isolamento. Se non c'è la possibilità di verificare la positività o meno al coronavirus, non esistono altre strade». A fronte di un rifiuto, va in quarantena tutta la famiglia. Una precisazione, questa ultima, che di fatto tocca proprio quei genitori che lavorano in modo autonomo e che preferirebbero attraversare l'infezione da coronavirus, sperando che non si faccia sentire, piuttosto che fermare la propria attività. 

Ultimo aggiornamento: 15:13
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