Il patron delle discoteche: «Meglio a metà che niente ma a dicembre via i limiti»

Domenica 17 Ottobre 2021 di Mauro Favaro
Giannino Venerandi

«Piuttosto di niente, meglio così. Il limite del 50% della capienza, però, è davvero troppo basso. E le altre misure sono disordinate. Ma io dico: se facciamo entrare solo persone con Green Pass in corso di validità, controllato e verificato, fateci almeno togliere le mascherine».
La richiesta arriva da Giannino Venerandi, patron della discoteca Odissea di Spresiano (Treviso) e vicepresidente del sindacato locali da ballo del Veneto (Silb). Adesso si può tornare a ballare. Dopo oltre un anno di chiusura a causa dell'emergenza Covid, da questa settimana le piste delle discoteche tornano ad affollarsi. Ma con i locali riempiti al massimo a metà negli ambienti al chiuso. Per i gestori è troppo poco. Per alcuni il gioco non vale ancora la candela. E anche chi è ripartito vede la strada in salita.
Venerandi, in questo fine settimana la sua Odissea ha aperto la nuova stagione del ballo. Com'è andata?
«C'è stato un discreto afflusso. Siamo un po' più tranquilli. Con le restrizioni possiamo arrivare ad accogliere almeno 2.200 persone. Il problema è che per i locali più piccoli la limitazione del 50% è ridicola: non si coprono nemmeno le spese di affitto».

E con il controllo dei Green Pass? 
«Facciamo entrare solamente chi ha la certificazione verde in corso di validità. Grazie a un accordo con la Croce Azzurra, abbiamo allestito un centro tamponi fuori dalla discoteca: chi vuole può sottoporsi al test rapido anche lì, in modo da avere il Green Pass temporaneo. Al momento costa 12 euro a persona».

Meno del prezzo calmierato di 15 euro che si paga nelle altre strutture.
«Abbiamo cercato di bilanciare i costi tendendo anche conto del biglietto d'ingresso. Il servizio funziona bene. Solo all'inizio sono stati eseguiti più di 20 test a serata».

Dopo il ritorno del ballo, vedete la ripresa?
«La strada è molto complicata e tortuosa. In questa situazione il limite del 50% della capienza è davvero poca cosa. Invece di prevedere mille quote diverse in base alla tipologia dei locali, sarebbe stato auspicabile ripartire con un limite portato almeno al 70 o all'80%. Ci auguriamo che adesso si possa salire gradualmente. E speriamo che a dicembre si possa tornare a riempire i locali al 100% anche al chiuso».

Ci sono stati problemi con i clienti per il Green Pass?
«No, il controllo della certificazione verde è veloce. Qualcuno che prova a fare il furbo c'è sempre. Ma le verifiche incrociate su Green Pass e documenti sono tassative. In alcuni casi non è stato possibile verificare il QR Code perché stampato su fogli spiegazzati o rovinati. Ci dispiace, ma in situazioni del genere non si può entrare».

E per quanto riguarda le mascherine?
«Su queste c'è un'attenzione ormai diffusa. Anche qui, però, le regole disordinate e contraddittorie non aiutano: una persona può togliersela mentre balla, quando è al bar per una consumazione e quando mangia al tavolo, ma non appena si alza per andare da un'altra parte deve indossarla. A questo punto, con il Green Pass, sarebbe meglio toglierle proprio. Le nostra attività non è così diversa da ciò che si vede negli stadi e nei palazzetti. E non mi sembra che lì ci siano controlli tanto stringenti. In ogni caso, lavoriamo per tornare alla normalità. Anche riprendendo le campagne di sensibilizzazione».

Ad esempio?
«Ad esempio il progetto Okkio alla vita - Guida con prudenza. Lo avevamo lanciato assieme al governatore Zaia a fine 2019. Poi si era fermato tutto per la pandemia. Ora lo riprenderemo con la presenza di auto incidentate e facendo girare dei messaggi shock per ricordare l'attenzione necessaria alla guida».
 

Ultimo aggiornamento: 10:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA