Mano morta con le commesse: due anni al direttore dell'Ovs Outlet

Mercoledì 24 Novembre 2021 di Maria Elena Pattaro
Direttore condannato per molestie alle commesse

MOTTA DI LIVENZA - Mani che scivolavano sul sedere e sul seno delle commesse. Strusciamenti che all’ex direttore dell’Ovs Outlet di Motta di Livenza G. M., 60enne di Lendinara (Rovigo), sono costati ieri, 23 novemnre, la condanna a 2 anni di reclusione per violenza sessuale, pena sospesa. Prosciolto invece dall’accusa di molestie per intervenuta prescrizione. I fatti risalgono infatti al 2014. Il pubblico ministero Barbara Sabattini aveva chiesto una condanna a 4 anni e 6 mesi. Ma il collegio del tribunale di Treviso, presieduto dal giudice Umberto Donà ha ridimensionato la pena. 

MOLESTIE E PALPEGGIAMENTI
Il 60enne, difeso dall’avvocata Barbara Mariano di Venezia, era finito alla sbarra per i comportamenti offensivi e inappropriati tenuti nei confronti di due dipendenti, sui 30 anni: baci, abbracci, avances, pacche sul sedere e quella mano morta fatta scivolare sul seno delle due donne, che nel 2015 avevano deciso di sporgere denuncia. «All’inizio - aveva spiegato una delle due vittime durante la deposizione - andava tutto bene. Ma dopo qualche mese ha iniziato ad avere atteggiamenti morbosi. Faceva continue allusioni sessuali. Ci chiamava “amore mio, tesoro, ciccina, principessa” e non perdeva occasione per strusciarsi addosso. Ogni volta le sue mani finivano sul sedere. Abbiamo provato a fargli capire chiaramente che non gradivamo questi suoi atteggiamenti ma lui ha continuato come se nulla fosse». Le commesse avevano segnalato questi comportamenti inopportuni ai superiori del 60enne. «Nessuno lo ha fermato - ha spiegato una delle dipendenti -. Persino il capo area, a cui mi ero rivolta dopo che mi aveva minacciata di licenziamento, mi ha lasciata da sola». 

LA DIFESA
Un atteggiamento, quello dell’ex direttore, che il suo legale ha tentato di inquadrare come molestie, sottolineando che non si trattava di palpeggiamenti veri e propri, ma soltanto strusciamenti. Emblematico a questo proposito, secondo la difesa, l’episodio avvenuto in un camerino, in cui una delle due commesse aveva raccontato di uno strusciamento sul sedere lì per lì attribuito al passaggio di una collega e solo in un secondo momento ricondotto al direttore. Ma il collegio del tribunale di Treviso non ha accolto la sua richiesta di riqualificare il reato di violenza sessuale in quello di molestie. A seguito della denuncia l’imputato aveva perso il lavoro senza più riuscire a trovare un’altra occupazione. Oggi vive in ristrettezze economiche. 
 

 

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