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Decreto dignità, azienda trevigiana: «A rischio il posto di 800 persone»

Venerdì 3 Agosto 2018 di Mattia Zanardo
La Stiga di Castelfranco
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CASTELFRANCO VENETO (TREVISO) -  Alla fine potrebbero essere a rischio non solo i 150 lavoratori a termine, ma tutti gli addetti, compresi quelli a tempo indeterminato, 400 persone circa in produzione, più altri 250 amministrativi. Perché gli effetti della stretta sui rinnovi dei contratti a tempo determinato imposta dal Decreto dignità sarebbero tali da rendere gli stabilimenti italiani della Stiga, a Castelfranco Veneto e a Resana, non più sostenibili.

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Tanto da convincere la multinazionale a cui fa capo l'azienda specializzata in trattorini e apparecchi rasaerba a trasferire la attività altrove, magari negli altri stabilimenti in Cina o in Slovacchia. Queste particolari produzioni, infatti, sono caratterizzate da un forte stagionalità: i trattorini si realizzano in autunno- inverno, per poi essere venduti in primavera - estate, quando la gente cura il giardino. E dunque l'utilizzo di addetti a tempo per far fronte ai picchi produttivi, è «imprescindibile», spiega Massimo Bottacin, vicepresidente e responsabile delle risorse umane.

GLI STAGIONALI
In media questi particolari stagionali sono 150, assunti con contratti di varia durata, da tre mesi, fino a sei-otto, quando la stagione è particolarmente proficua. Se il Parlamento non modificherà il decreto, il futuro, per molti di loro, non si preannuncia roseo fin dal prossimo ottobre: «Ho 150 lavoratori che ho già utilizzato con contratti a termine, che vorrei assumere anche nella prossima stagione - conferma il manager -, ma non potrò farlo e queste persone non avranno il loro posto di lavoro in questa azienda, se il decreto resta così com'è, perchè dovrei apporre ai loro contratti delle causali che mi esporrebbero ad un rischio di contenzioso elevatissimo. E se perdo quel contenzioso, in via teorica, mi potrei ritrovare con 150 dipendenti a tempo indeterminato full time, a cui non avrei la possibilità di dare lavoro. Oltre a penali, sanzioni e altri aspetti economici. Quale azienda di può assumere questo rischio?». In problema, principale, infatti, è costituito proprio dall'introduzione di causali obbligatorie per i rinnovi.

LE ASSUNZIONI
L'azienda ha già trasformato alcuni dei contratti in part time verticali per coprire il periodo di massimo lavoro: circa 40 le nuove assunzioni effettuate nelle scorse settimana, portando così a 180 la quota totale di addetti con questa formula sul totale dell'organico. Ma per gli altri, ad oggi, non ci sono soluzioni alternative ai contratti a termine. «Chi accetterebbe un part time verticale di tre mesi? - ribadisce Bottacin -. Tra l'altro non potrebbe neppure godere dell'indennità di disoccupazione, perchè risulterebbe assunto a tempo indeterminato». Ma la questione rischia di essere ancora più complessa e pericolosa. «In Stiga abbiamo sempre concordato gli strumenti di flessibilità con i lavoratori e i loro rappresentanti sindacali. Ora però questa normativa mette in discussione un modello organizzativo che finora ha questo stabilimento tra i più flessibili d'Italia, ma soprattutto tra i più competitivi. E se viene meno questa competitività, un'azienda come la nostra, proprietà di fondi di investimenti, non italiani, manageriale, che ha già stabilimenti in Cina e in Slovacchia, dove vincoli di questo genere non esistono, dovrà comportarsi di conseguenza. Io, da italiano, farò di tutto per mantenere qui le produzioni, ma che senso logico può avere per azionisti esteri a queste condizioni?

Ultimo aggiornamento: 5 Agosto, 13:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA