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Crac criptovalute, scattano le perquisizioni in tre regioni: sei indagati, nei guai anche chi ha procacciato i clienti

Giovedì 18 Agosto 2022 di Cristina Antonutti
L'avvocato Emanuele Giullini è tra gli indagati
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PORDENONE - Risparmi per oltre 100 milioni di euro bruciati nelle criptovalute e un esercito di seimila investitori che si stanno organizzando per riappropriarsi delle somme versate alla trevigiana New Financial Technology, con sede a Londra, inseguendo rendite del 10% al mese. Da quando l'accredito dei dividendi si è interrotto - il 1° luglio scorso - e la promessa del rimborso dei capitali è rimasta lettera morta, la scorsa settimana nella caserma della Guardia di finanza di Pordenone è arrivata la prima delle querele. Da Portogruaro. Il procuratore Raffaele Tito si è visto arrivare una dettagliatissima informativa da parte del Nucleo di polizia economico finanziaria e ieri, 17 agosto, dopo averla condivisa con il sostituto procuratore Monica Carraturo, con altrettanta rapidità ha emesso un decreto di perquisizione nei confronti dei primi sei indagati. Truffa aggravata ed esercizio abusivo di attività di intermediazione finanziaria sono le ipotesi di reato indicate.

GLI INDAGATI
Gli investigatori, guidati dal colonnello Davide Cardia, nel corso delle perquisizioni sono stati affiancati dai colleghi del Nucleo di polizia valutaria di Roma. In provincia di Treviso l'attività ha riguardato due soci della Nft: Christian Visentin, 46 anni, di Conegliano, direttore commerciale che attualmente si trova a Dubai; Mauro Rizzato, 55, di San Pietro di Feletto, anche lui indicato come direttore commerciale. A Roma è stato perquisito l'avvocato Emanuele Giullini, 43 anni, amministratore di Nft, l'unico che ha messo la faccia rassicurando i risparmiatori sugli imminenti rimborsi. E a Firenze i finanzieri sono andati da Mario Danese, 58 anni, direttore della società che risulta dimesso dall'11 maggio di quest'anno. Gli investigatori, sulla base delle denunce ricevute, hanno individuato anche due presunti procacciatori. Sono Michele Marchi, 32 anni, di San Pietro di Feletto e il meccanico pordenonese Maurizio Sartor, 57enne di Fiume Veneto.

L'IPOTESI
Secondo la Procura di Pordenone, le criptovalute non sarebbero il fulcro del reato, ma soltanto lo strumento della truffa, un'esca a cui avrebbero abboccato migliaia di risparmiatori convinti di aver fatto fruttare i propri risparmi. In realtà si sarebbero infilati nel più classico degli schemi Ponzi: finché la raccolta di denaro è proseguita le rendite mensili sarebbero state accreditate, ma quando alla base della piramide i mattoni hanno cominciato a scarseggiare, l'impianto sarebbe crollato. Saranno le indagini a stabilire se davvero è andata così. «Dovremo capire quali siano state le modalità di raccolta delle provviste - ha spiegato il colonnello Cardia - e ricostruire l'impiego del denaro nelle varie forme di investimento per comprendere dove si sia inceppato il meccanismo».

L'ALGORITMO
La società guidata da Visentin, Rizzatto, Danese e Giullini sosteneva di avere un algoritmo capace di individuare le proposte più redditizie presenti sul mercato e di massimizzare così i profitti. Ecco giustificato il rendimento del 10% mensile, percentuale che nessun istituto di credito può garantire e che permette di raddoppiare il capitale nel giro di un anno. Il sospetto degli investigatori è che l'algoritmo non esista. Ma è ancora presto per avere conferme. Il sito della Nft, infatti, è stato oscurato. Durante le perquisizioni fatte ieri mattina, durate parecchie ore, è emerso che la maggior parte della documentazione relativa a società e clienti è sparita. Saranno adesso le perquisizioni informatiche a computer, tablet, chiavette e telefonini posti sotto sequestro a fornire alla Procura eventuali elementi utili all'inchiesta.

 

Ultimo aggiornamento: 15:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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