«No al vaccino», due medici e 4 infermieri rischiano il posto di lavoro

Mercoledì 3 Marzo 2021 di Mauro Favaro
«No al vaccino», due medici e 4 infermieri rischiano il posto di lavoro
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TREVISO - Due medici e quattro infermieri no-vax. Sono i dipendenti dell'Usl della Marca che hanno rifiutato di vaccinarsi contro il coronavirus senza fornire un valido motivo. La loro posizione è netta: «Non vogliamo vaccinarci», hanno semplicemente riferito ai direttori degli ospedali. Ma ora rischiano lo stipendio. Più una denuncia penale nel caso in cui dovessero contagiare altre persone, a cominciare dai pazienti. L'Usl ha annunciato che li segnalerà rispettivamente all'Ordine dei medici e all'Ordine delle professioni infermieristiche di Treviso. Toccherà a questi ultimi valutare l'apertura di procedimenti disciplinari a loro carico, che potrebbero arrivare anche alla sospensione. L'azienda sanitaria, poi, si muoverà di conseguenza. 


Novax, lavoro a rischio

«I medici competenti della nostra Usl ci segnalano gli inadempienti, che devono motivare perché rifiutano la vaccinazione spiega il direttore generale Francesco Benazzi in base a questo, noi facciamo le segnalazioni all'Ordine per i provvedimenti del caso. Se verranno sospesi dall'Ordine, a nostra volta li sospenderemo dal lavoro e resteranno senza stipendio». Insomma, tutto dipende dalla decisione dell'Ordine di appartenenza. 


Nodo Oss

Di contro, emerge il nodo degli operatori sociosanitari. Alcuni oss in servizio nei reparti degli ospedali trevigiani non vogliono vaccinarsi contro il coronavirus. Ma davanti a questi l'Usl sembra avere le mani legate. «Non essendoci un Ordine, non abbiamo strumenti di intervento. Attendiamo delle indicazioni a livello nazionale specifica Benazzi il discorso è simile nel caso in cui l'Ordine dei medici e quello degli infermieri dovessero decidere di non prendere provvedimenti nei confronti degli iscritti che rifiutano il vaccino anti-Covid senza un valido motivo: se l'Ordine non li sospende, noi non possiamo sospenderli». I due enti, però, sono già stati molto chiari. Luigino Guarini, presidente dell'Ordine dei medici di Treviso, ha definito la vaccinazione contro il coronavirus «un dovere etico e deontologico». Sulla stessa linea l'Ordine delle professioni infermieristiche di Treviso, guidato da Samanta Grossi, che aveva provocatoriamente proposto anche di spostare eventuali no-vax nei reparti Covid, dove non ci sarebbero rischi per pazienti già contagiati. L'Usl ha scartato questa ultima strada. Ma allo stesso tempo valuta di impiegare il personale che rifiuta il vaccino in contesti alternativi, non direttamente a contatto con i pazienti. «Abbiamo l'obbligo di garantire la sicurezza degli operatori della sanità. Per questo va trovata una soluzione alternativa avverte Benazzi ma ricordo a tutti che se degli operatori della sanità che non hanno aderito alla campagna vaccinale contagiano altre persone, si va sul penale». «Da parte nostra, siamo pronti a mettere tali operatori nella condizioni di essere il meno pericolosi possibile aggiunge ma è chiaro che se si lavora in sanità è difficile non essere a contatto con i pazienti». A quanto pare l'eventuale contagio di personale che ha rifiutato il vaccino continuerà comunque a essere gestito come infortunio sul lavoro. 


Non si vaccina: positivo

Questo, almeno, è quanto emerge da una lettera che l'Inail ha inviato nelle ultime ore alla direzione regionale della Liguria, dove erano emersi vari casi di infermieri che avevano rifiutato l'iniezione e che poi si erano contagiati. Ad oggi ci sono due casi di positività al Covid tra il personale dell'Usl della Marca. Si tratta di due operatori sociosanitari. Uno, per l'appunto, non si era vaccinato. L'altro, invece, è stato sfortunato: ha sviluppato l'infezione poco dopo aver ricevuto la prima dose del vaccino, cosa che purtroppo non è esclusa se il contagio è avvenuto proprio nelle ore o nei giorni precedenti l'iniezione. Un paio di settimane fa erano già risultati positivi cinque dipendenti dell'Usl che avevano scelto di non vaccinarsi. Dopo la quarantena, però, questi hanno cambiato idea. Dal loro isolamento avevano fatto sapere di essere pronti a sottoporsi all'iniezione. Lo spavento e il timore di poter contagiare anche i propri familiari, a quanto pare, è stato più forte di qualsiasi consiglio. 
 

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