NaturaSi paga i tamponi ai dipendenti non vaccinati: «Difendiamo la libertà»

Lunedì 20 Settembre 2021 di Elena Filini
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TREVISO - «Tutela delle libertà o calcolo commerciale»? È polemica sulla decisione del gruppo di San Vendemiano EcornaturaSi di pagare in proprio i tamponi dei dipendenti non vaccinati. Il 15 settembre, in concomitanza con la decisione del Governo di rendere obbligatorio il green pass per l’accesso al luogo di lavoro, l’azienda che vende prodotti e alimentari biologici, ha inviato a tutto il personale una lettera in cui si spiega che in ottemperanza al rispetto delle libertà individuali, ha deciso di tutelare la scelta dei dipendenti che non si sono vaccinati e di sostenere in proprio le spese dei tamponi per consentire il regolare svolgimento dell’attività lavorativa. Mario Pozza, presidente di Unioncamere, ventila che dietro la decisione ci sia anche una motivazione di ordine economico. Mentre Francesco Benazzi, direttore della Usl 2 ribadisce. «I tamponi devono essere fatti nei poliambulatori e nelle farmacie convenzionate e in rete con la Regione Veneto. Sennò per noi non valgono nulla».

IL DIBATTITO

Il timore che una decisione di questo genere, se seguita da altre aziende, depotenzi l’effetto del decreto governativo c’è. Ma il mondo economico si interroga su un’altra questione nell’ampio dibattito intorno alla decisione dell’azienda EcornaturaSi di sostenere i tamponi dei dipendenti fino al 31 dicembre prossimo. Chi ha ritenuto la decisione illuminata. Chi pericolosa, considerandola una strizzata d’occhio alla filosofia no vax. Chi infine ritiene che il calcolo dell’azienda sia quello di trovare consensi tra i consumatori alternativi. Tutela delle libertà individuale quindi o calcolo commerciale sul potenziale acquirente? Mario Pozza, presidente di Unioncamere pone il tema. «Ognuno a casa sua fa quello che vuole, ma mi sento di dire che probabilmente hanno valutato anche degli aspetti commerciali, visto il pubblico che questo tipo di negozi raggiunge. Certamente se l’azienda in questo caso è disponibile a sostenere le spese economiche significa che ha un budget adeguato. Che la maggior parte delle aziende non ha». Pozza poi ribadisce che un problema si pone anche nei confronti della platea no vax. «Il rischio è che comunque alcuni interpretino questo atto come un supporto alla filosofia no vax. E questo mi pare pacifico. Come il fatto che in parte attività di questo tipo si rivolgano ad un pubblico prevalentemente di quell’indirizzo. Quindi può essere anche un calcolo commerciale». In linea di principio il numero uno di Unioncamere Treviso e Belluno si dice comunque convinto della necessità dell’obbligo vaccinale in azienda. «Da Presidente di un ente camerale il cui compito è sostenere l’economia io sono non solo favorevole al green pass ma ribadisco che abbiamo chiesto l’obbligo in azienda ancor prima che il Governo decidesse di attuarlo. Abbiamo visto quanto è stato difficile far ripartire l’economia, quanto è stata difficile la gestione della pandemi.

MESSAGGIO PERICOLOSO

Francesco Benazzi, direttore generale della Usl non ritiene di entrare nel merito delle scelte dell’azienda. «Certo, può anche essere un messaggio rivolto ad un certo tipo di utenza, anche se ritengo che il cliente si senta meglio se tutelato dal vaccino. Quello che è assolutamente obbligatorio è che l’azienda per i tamponi si appoggi ad un organismo che fa parte della rete regionale. Loro al momento non sono nella piattaforma regionale quindi il tampone esterno non vale niente. Devono entrare in rete con i centri autorizzati e all’interno della piattaforma regionale. La legge comunque prevede questa possibilità. Ma mi chiedo che senso ha uno sforzo così immane sia dal punto di vista economico sia organizzativo».

Ultimo aggiornamento: 17:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA