Cambia idea sulle cure troppo tardi: morto di Covid ex infermiere no vax

Martedì 4 Gennaio 2022 di Alberto Beltrame
Paolo Peloso, l'ex infermiere no vax morto in ospedale a Treviso per colpa del Covid
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TREVISO -  Ha cambiato idea quando era ormai troppo tardi, chiedendo di essere intubato dopo aver inizialmente rifiutato l’ossigenazione forzata e la terapia prescritta dai medici. Ha cambiato idea quando ormai non riusciva più a respirare a causa del Covid, ma a quel punto i medici non sono più riusciti a salvarlo, ed è deceduto poco dopo essere stato intubato. Una morte che ha lasciato senza parole gli ex colleghi dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, dove aveva lavorato fino a pochi anni fa, quella di Paolo Peloso, ex infermiere 67enne, ora in pensione, da sempre convinto antivaccinista. Anche al siero anti Covid aveva detto di no. Ma venerdì scorso, a San Silvestro, si è dovuto arrendere all’infezione contratta durante le feste di Natale. «Non si era vaccinato, aveva rifiutato le cure e non voleva essere intubato - conferma l’Usl della Marca -. I medici non hanno potuto che rispettare la sua volontà. Anche quando ha cambiato idea e ha chiesto di essere intubato. Ma ormai, purtroppo, era troppo tardi ed è deceduto poco dopo». 


COLLEGHI SOTTO CHOC

Paolo Peloso abitava con sua moglie e due figlie a Carbonera, nell’hinterland del capoluogo. Fino a una decina di anni fa aveva lavorato al Pronto Soccorso di Treviso, mentre la moglie risulta ancora in organico all’ospedale trevigiano, in area pediatrica. Anche la donna, pure lei infermiera, è una no - vax convinta: proprio per questo, nei mesi scorsi, è stata sospesa non essendosi sottoposta al vaccino anti Covid, obbligatorio da più di un anno per tutto il personale sanitario. «Siamo sconvolti, non capiamo come abbia fatto a non rendersi conto che stava rischiando grosso, che stava per morire, e soprattutto non capiamo che tipo di convinzioni possa portare a una scelta tanto pericolosa» commentavano fra i reparti del Ca’ Foncello, ancora frastornati dalla notizia, gli ex colleghi di Peloso, sulla cui pagina Facebook compaiono decine di video e post contro i “vaccini sperimentali”, “la dittatura sanitaria”, oltre a notizie sulle reazioni avverse causate dal siero anti Covid. 


CONVINTO NO - VAX

Di certo il 67enne seguiva da vicino i Comitati e le associazioni che promuovono la libertà di coscienza sul fronte vaccinale e che divulgano cure alternative ai malati, e sembra che lui stesso offrisse aiuto, anche a domicilio, ai malati di Covid. Che le teorie no - vax fossero affatto di secondo piano per l’ex infermiere ora in pensione e la sua famiglia, lo conferma anche la decisione, in occasione dell’ultimo saluto domani pomeriggio alle 15 presso la Camera ardente del Ca’ Foncello, di destinare le eventuali offerte di amici e presenti non all’acquisto di fiori, ma all’aiuto dell’Associazione Corvelva, il Coordinamento Regionale Veneto per la Libertà delle Vaccinazioni. 


I TIMORI

Quel che preoccupa di più il direttore generale dell’Usl 2 Francesco Benazzi e il personale sanitario degli ospedali trevigiani, tornati in prima linea in questa quarta ondata che sta facendo ancora registrare numeri preoccupanti, è che gli antivaccinisti, e non solo loro, continuino a sottovalutare i sintomi della malattia, presentandosi in ospedale con un quadro clinico ormai compromesso: «Chiamate le Usca, chiamate il 118, ma non aspettate che sia troppo tardi» l’appello del direttore generale che già nei giorni scorsi aveva sottolineato come, in ospedale, si fossero presentati dei pazienti, non vaccinati, con una saturazione bassissima, tanto da richiedere l’immediato trasferimento in terapia intensiva. L’azienda sanitaria, inoltre, sottolinea l’importanza della terza dose, il cosiddetto “booster”, ora che l’arrivo delle nuove varianti sta mettendo a dura prova il sistema anticorpale di chi si è sottoposto alle seconda dose diversi mesi fa. Quel che è certo è che la protezione del vaccino c’è ed è consistente, stando ai dati relativi a ricoveri e presenze in area critica. «Lo vediamo ogni giorno - spiegano i medici dell’ospedale -: chi sviluppa forme gravi, nella stragrande maggioranza dei casi, era senza protezione».

 

Ultimo aggiornamento: 5 Gennaio, 10:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA