Duecento contagi tra i giovani atleti: stop a 12 squadre, focolaio più grosso a Follina

Dodici squadre in quarantena nella Marca, l'Ulss: "Coinvolte anche le scuole"

Domenica 14 Novembre 2021 di Mauro Favaro
Il Covid dilaga tra i giovani

TREVISO - Il Coronavirus travolge i settori giovanili dello sport. Si va dal calcio alla pallavolo, fino al nuoto e al judo. Per 12 squadre è già scattato lo stop: sono tutte in quarantena. E in diversi casi è stata messa in isolamento anche la classe frequentata dai giovani atleti. Negli ultimi giorni nella Marca è complessivamente emerso il contagio di 200 ragazzi con meno di 18 anni. Un numero enorme. Le sezioni delle scuole in quarantena o monitoraggio sono già 108. Di questo passo, però, l’Usl si attende che possano salire a 120 già all’inizio della settimana prossima.

STATO D’ALLERTA

Oggi il virus si sta facendo largo in particolare nel mondo dello sport. E poi va a cascata. I protocolli di sicurezza non mancano, ma è un dato di fatto che il Covid ha ripreso a circolare in modo pesante. Tanto che è stata superata la quota di 1.000 nuovi contagi a settimana in provincia: si è arrivati esattamente a 1.096. «E un terzo dei colpiti ha regolarmente meno di 19 anni – sottolinea Francesco Benazzi, direttore generale dell’Usl della Marca – sono numeri che mettono un po’ i brividi. Al momento non abbiamo previsto alcuna chiusura. Ma se si tornerà in zona gialla, con tutte le restrizioni connesse, la colpa sarà di chi non si è vaccinato. Chi non si vaccina sostanzialmente lede i diritti di chi lo ha già fatto. Anzi, mi auguro che anche a fronte di questo, tutte le persone che non l’hanno ancora fatto decidano di vaccinarsi contro il Coronavirus».

DAL CAMPO ALLA PARROCCHIA

Per quanto riguarda le squadre giovanili, il focolaio più grande è quello esploso tra gli Allievi della Follinese Calcio. L’ultimo screening eseguito con i tamponi molecolari ha confermato la presenza di 9 contagiati: sette ragazzi e due dirigenti. «Ci sono poi altre 8 squadre di calcio messe in quarantena – rivela il direttore generale – queste con una media di 2 contagiati per squadra». È successa la stessa cosa in una squadra di pallavolo femminile e in una di nuoto. Così come in un gruppo di judo. Tutti in quarantena. Discorso identico per due classi del catechismo. «Ci sono molti piccoli focolai che si sommano. La situazione è complessa anche per la vicinanza tra il mondo dello sport e quello della scuola – sottolinea Benazzi – se due giovani contagiati frequentano la stessa classe, vengono messi in isolamento anche i loro compagni».

LA QUARTA ONDATA

I dati sul piano provinciale confermano quello che sembra proprio essere l’inizio di una quarta ondata. Il tasso di positività nella Marca è salito ancora. Adesso è a 125 casi su 100mila abitanti. Il distretto più colpito è quello di Treviso Nord (132). Ma gli altri seguono sempre più da vicino: Asolo è a 127, Pieve di Soligo a 126 e Treviso Sud a 107. E purtroppo stanno aumentando i ricoveri in ospedale. Nelle ultime 24 ore il numero di pazienti positivi in Terapia intensiva è raddoppiato: da 3 a 6. «Si sta facendo consistente», avverte Benazzi.

Tre sono a Treviso: oltre al paziente proveniente da Jesolo, qui ora ci sono anche un 59enne non vaccinato e un 74enne che invece aveva completato il ciclo con AstraZeneca, entrambi trasferiti in Rianimazione dalla Pneumologia. Gli altri tre sono nella Terapia intensiva di Vittorio Veneto. A livello generale, il numero di pazienti positivi ricoverati negli ospedali trevigiani è salito a 73 (+5 in un giorno). Tra questi, crescono gli ingressi nell’area semi-intensiva della Pneumologia: ci sono 5 pazienti a Treviso e 3 a Montebelluna. «Siamo tornati a dedicare al Covid tutti e 30 i posti letto delle Malattie infettive di Treviso e abbiamo raddoppiato l’area di Montebelluna, passando da 10 a 20 posti – è il quadro fatto dal direttore generale dell’Usl – per il momento non faremo scattare un ulteriore piano di emergenza per gli ospedali». I monitoraggi hanno evidenziato che il 37% dei contagiati si erano vaccinati contro il Covid. Tre quarti, però, avevano fatto solo la prima dose. «Con il passare dei mesi la protezione si riduce – conclude Benazzi – l’importante è vaccinarsi con il ciclo completo. E adesso anche con la terza dose (ora disponibile per gli over60 e dal primo dicembre anche per gli over40, a patto che siano passati sei mesi dall’ultima iniezione, ndr). L’attenzione sta aumentando: ieri abbiamo somministrato 1.495 terze dosi. Evidentemente il timore di una nuova ondata sta spingendo i cittadini a proteggersi. E questo può essere d’aiuto per tutti»

Ultimo aggiornamento: 17:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA