In ambulatorio senza mascherina, stipendio tagliato al medico di famiglia

Mercoledì 13 Ottobre 2021 di Mauro Favaro
Medico di famiglia sanzionato dall'Usl perché non portava la mascherina in ambulatorio
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ODERZO Affermazioni spericolate sull’epidemia e scarsa propensione a indossare la mascherina in ambulatorio: la dottoressa di famiglia si ritrova con lo stipendio tagliato per due mesi. Le segnalazioni arrivate da alcuni pazienti hanno indotto l’Usl della Marca ad aprire un procedimento disciplinare a carico di Maria Cristina Bellin, dottoressa di 51 anni, con ambulatorio nel cuore di Oderzo, che conta 1.497 assistiti. «Ha posto in essere un grave comportamento», ha messo nero su bianco l’azienda sanitaria nella lettera con la quale ha chiesto l’intervento del collegio arbitrale regionale. E ora è arrivata la decisione. L’Usl ha deciso di applicare la sanzione indicata dallo stesso collegio che prevede la decurtazione dello stipendio della Bellin del 10% per due mesi. «Ci sono stati segnalati comportamenti non consoni – è quanto trapela dall’azienda sanitaria – come il mancato uso delle mascherine in ambulatorio davanti ai pazienti». 


SUI SOCIAL

Non solo. «Alcune affermazioni della dottoressa sulla pandemia sono assolutamente censurabili – aggiungono – si tratta di uscite che sono incongrue rispetto alla professione medica». Per il momento non si scende di più nei dettagli. Quello che è certo, però, è che la pagina Facebook della stessa dottoressa è piena zeppa di post complottisti, alcuni dei quali bollati direttamente come falsi dal sistema di fact-checking del social network. Un esempio su tutti? Bellin ha rilanciato un post che riprende l’intervento di un sacerdote e che bolla i vaccini anti-Covid come “abominevoli intrugli ottenuti su lineamenti cellulari di feti abortiti e con metodologia mRNA”. Lo scorso marzo la dottoressa era intervenuta in modo diretto scrivendo un commento di proprio pugno: «Conto alla rovescia per chi non vuole aprire gli occhi e credere: una verità scioccante verrà svelata al mondo intero. Il Covid? Un pretesto, dietro c’è molto di più». Non si escludono sanzioni più pesanti. Ad oggi, comunque, non si va oltre alla decurtazione dello stipendio per due mesi. 


IL RICORSO

Restando in tema di medici di famiglia, Ivan Da Ros, dottore con ambulatorio a Cappella Maggiore e Fregona, ha presentato ricorso alla sezione del lavoro del tribunale di Treviso contro il provvedimento dell’Usl che aveva portato alla sua sospensione da metà giugno a metà luglio. Il medico era stato denunciato dall’azienda sanitaria perché lo scorso marzo avrebbe continuato a lavorare nel centro servizi per anziani Casa Amica di Fregona pur sapendo di essere positivo al coronavirus. Lui ha sempre negato di essersi comportato così. All’epoca il collegio arbitrale regionale rigettò la richiesta di revoca della convenzione, ma arrivò comunque la sospensione per un mese. Ora Da Ros chiede di avere indietro lo stipendio perso tra giugno e luglio. L’udienza è stata fissata per il primo dicembre. L’azienda sanitaria è pronta a far valere le proprie ragioni. «Le pretese sono infondate», mettono in chiaro. La difesa è stata stata affidata all’avvocato Francesco Furlan di Treviso. Nel frattempo continua l’azione dell’Usl per sospendere il personale sanitario che nonostante l’obbligo non si è vaccinato contro il Covid, senza un valido motivo. 


LE SOSPENSIONI

Oggi scatterà la sospensione per altri 31 dipendenti dell’azienda sanitaria. Compresi 5 medici ospedalieri. Sommati ai 30 che erano già stati sospesi, si arriva a un totale di 61. «C’è attenzione, ma non allarme. Alla fine potremmo verosimilmente contare una 90ina di sospensioni – tira le fila Francesco Benazzi, direttore generale dell’Usl – se sarà necessario chiuderemo alcuni ambulatori non strategici. Ma contiamo che non emergano problemi enormi». 

Ultimo aggiornamento: 17:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA