Coronavirus. Ettore paga in anticipo il suo funerale: «Se mi dovessi ammalare del virus di sicuro morirei»

Lunedì 30 Marzo 2020
Coronavirus. Ettore paga in anticipo il suo funerale: «Se mi dovessi ammalare del virus di sicuro morirei»
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TREVISO «Se mi dovessi ammalare del virus di sicuro morirei. Non ho familiari che vivono vicino e allora non ci sarebbe nessuno a organizzarmi il funerale. Per questo lo voglio fare io adesso, voglio preparare tutto subito». Ettore ha 85 anni e ormai da tempo vive da solo nella sua casa nella prima periferia di Treviso. Nei giorni scorsi ha chiamato insistentemente un'agenzia di pompe funebri della città a cui ha chiesto di organizzare per tempo il proprio funerale.

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IL RACCONTO
«Sono solo, se mi dovesse succedere qualche cosa non ci penserà nessuno e io non voglio essere abbandonato». Per questo ha passato ore al telefono per riuscire ad avere un appuntamento. Agli operatori delle pompe funebri, che hanno provato a rassicurarlo, ha risposto perentorio: «Non è vero che c'è tempo, io non ho questo tempo. Vi prego, facciamolo subito». Ettore non naviga in internet, non legge i giornali e da giorni ormai non esce più di casa se non raramente e solo per fare una veloce spesa che gli riempia un minimo la dispensa. 

L'ISOLAMENTO
La sua già sfilacciata rete di socialità, fatta di qualche conoscenza con persone della sua stessa età, è praticamente evaporata a causa dell'isolamento imposto dalle autorità per contenere la diffusione del contagio da coronavirus. L'unica compagnia è la televisione, inflazionata di telegiornali ed edizioni speciali delle news da quando è scoppiata la pandemia che sta stravolgendo gli equilibri mondiali. Bollettini di guerra a un nemico invisibile che per giorni hanno battuto sul tasto dell'estrema pericolosità del Covid-19 soprattutto per le persone anziane. Ed Ettore si è spaventato. «Non tanto di ammalarsi o di morire - racconta chi ha raccolto le sue incessanti telefonate alle pompe funebri anche di sabato e domenica - quanto di non poter avere un funerale degno di questo nome. Il fantasma che lo inquieta non è il virus di per sé, ma l'essere dimenticato una volta defunto». 

LA BATTAGLIA
Ettore non ha voluto sentire ragioni. Per lui andrà tutto bene è un inno di speranza che non ha cambiato di una virgola le sue preoccupazioni, rese ancora più acute da una vita scandita dallo stare per conto proprio a cui l'autoisolamento ha tolto anche quei pochi momenti che rompevano l'assedio della solitudine. Ha insistito, ha persino pianto al telefono per potersi organizzare adesso l'ultimo saluto, che ha cercato di curare nei minimi particolari. Non ha tralasciato alcun dettaglio per il terrore che altrimenti non ci fosse nessuno a farlo. Ha anche già pagato tutto, fino all'ultimo centesimo. Ora le sue giornate non sono meno vuote e la sua solitudine è rimasta quella di prima. Continua a guardare la televisione, ad ascoltare i telegiornali, a restare confuso come lo siamo tutti per l'altalena dei numeri del contagio che prima scende e poi sembra riprendere forza, angosciato di fronte alla conta dei morti. Ma almeno ha il cuore in pace. Nel frattempo continua la sua vita, resiste e spera che tutto questo prima o poi passerà con la convinzione che davvero, alla fine, andrà tutto bene.
De.Bar.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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