Coronavirus. Case di riposo senza operatori. «Hanno paura di ammalarsi»

Sabato 28 Marzo 2020
Coronavirus. Case di riposo senza operatori. «Hanno paura di ammalarsi»
TREVISO «C'è paura ad andare a lavorare in un focolaio di coronavirus. Questo, purtroppo, è chiaro». Nelle mondo delle case di riposo spiegano così le mancate risposte allappello lanciato dal centro servizi per anziani Cosulich di Casale sul Sile. Qui sono stati contagiati 40 ospiti su 83. Più 17 operatori. Quelli in servizio sono ormai stremati. La casa di riposo ha chiesto a tutti gli oss disponibili di farsi avanti. Ma al momento non ha risposto nessuno. «Quelli in cassa integrazione da scuole e centri diurni non si sono resi disponibili» fanno sapere da Casale. 

LE DIFFICOLTÀ
Anche la casa di riposo di Zero Branco sta vivendo una situazione difficile dal punto di vista del personale. Sono 12 gli operatori della struttura risultati positivi al coronavirus. L'Usl della Marca sta seguendo da vicino entrambi i casi. È stato allestito un coordinamento guidato da Franco Moretto. «Abbiamo coinvolto le cooperative che lavorano per la nostra azienda sanitaria e che ora hanno del personale disponibile alla luce del blocco delle attività ordinarie rivela Francesco Benazzi, direttore generale dell'Usl sul tavolo c'è la proposta di andare a dare una mano dove c'è più bisogno. Cercheremo di arrivare a una soluzione il più in fretta possibile». Resta il fatto che l'adesione degli operatori è su base volontaria. Ed è qui che entrano in gioco i timori. 

L'ALTERNATIVA
Le cose potrebbero cambiare se la situazione della casa di riposo di Casale, come pure quella della struttura di Zero Branco, venisse ufficialmente inquadrata come emergenza. A quel punto si potrebbe chiedere agli altri centri servizi per anziani della Marca, non colpiti dal coronavirus, di dare un qualche contributo. «Si deve pensare a una riorganizzazione in emergenza sullo stile ospedaliero chiede Ivan Bernini della Fp-Cgil identificare strutture dedicate al Covid-19 per area territoriale permetterebbe di concentrare ospiti positivi, provando ad alleggerire altre strutture e tentando di mantenerle pulite. Concentrando inoltre personale e dispositivi dove emerge la priorità e dove sono essenziali». L'Israa di Treviso ha già fatto sapere di essere pronta a rispondere a eventuali chiamate.

IL QUADRO
Le case di riposo del capoluogo al momento non hanno registrato problemi legati al Covid-19. Due medici esterni che hanno lavorato al Menegazzi e allo Zalivani sono risultati positivi. I tre infermieri che erano con loro sono stati messi in isolamento domiciliare precauzionale. E gli anziani sono costantemente monitorati. Fino ad ora, comunque, non ci sono sintomi sospetti. Proprio oggi, tra l'altro, inizierà il programma dei tamponi per i lavoratori dell'Israa. In questa giornata saranno effettuati 35 test. Di seguito si procederà con tutti i 750 dipendenti. L'incognita più grossa resta quella delle mascherine. «Ad oggi abbiamo scorte per tre, quattro giorni rivela il direttore Giorgio Pavan stiamo facendo tutto il possibile per riuscire a garantirci unautonomia maggiore. Ma al momento è davvero difficile reperire i dispositivi di protezione».

L'ALTRO FRONTE
Da lunedì il personale di Casa Fenzi sarà sottoposto a tampone. Lo annuncia il presidente della casa di riposo Gianni Zorzetto, che elogia i circa 200 dipendenti «in prima linea in questa emergenza» e si dice consapevole dello stress a cui sono sottoposti. «A Casa Fenzi la situazione è sotto controllo afferma Zorzetto certo, il personale è sotto stress perché lavora in condizioni tirate e la scorsa settimana più di qualche dipendente ci ha chiesto mascherine, di cui c'è grande carenza. Ancora oggi non abbiamo tutte quelle che servirebbero, ma ci siamo ingegnati con dei modelli tipo garza. La Cgil ha invitato in una lettera le case di riposo a dotare il personale di dispositivi di protezione individuale, ma perché non l'hanno scritto anche al premier?». Dall'inizio dell'emergenza sanitaria, tra il personale della casa di riposo «è risultata positiva solo un'addetta alle pulizie dipendente di una cooperativa esterna, prontamente messa in isolamento» spiega Zorzetto, che riguardo alla recente escalation di decessi tra gli ospiti (8 in settimana) invita alla prudenza: «Si tratta di anziani che in alcuni casi avevano più di 90 anni o diverse patologie». Casa Fenzi si è attrezzata in caso di ospiti da mettere in quarantena realizzando due stanze separate da destinare a eventuali criticità, al momento inutilizzate. 

Mauro Favaro
Luca Anzanello © RIPRODUZIONE RISERVATA