Contagi nei posti di lavoro, forte percezione del rischio, ma resiste la superficialità

Mercoledì 19 Gennaio 2022 di Mattia Zanardo
foto di repertorio

TREVISO - Per prevenire i rischi di contagio nei luoghi di lavoro è stato fatto molto, ma si può e si deve fare di più. A sostenerlo sono gli stessi lavoratori veneti, tramite un sondaggio promosso da Avis e Admo regionali. Le associazioni hanno raccolto le opinioni di un campione di propri donatori, soprattutto in età lavorativa, in vari settori economici, su come la pandemia ha influito sull'attenzione verso le condizioni sanitarie nelle aziende, sulle prassi messe in campo e le eventuali lacune da colmare. La rilevazione, condotta nei precedenti due mesi, rientra nel progetto Io Valgo 3.0: il terzo settore e le imprese insieme per la salute della comunità, terza edizione di un'iniziativa che da un triennio punta a diffondere la cultura del volontariato, della donazione di sangue e, più in generale, di stili di vita sani negli ambienti di lavoro.


COMPORTAMENTI

L'80% degli intervistati conferma che con il Covid è aumentata, nelle fabbriche e negli uffici, la percezione dei rischi e la consapevolezza da parte del personale di quanto i comportamenti individuali possano ripercuotersi su tutta la collettività. Non solo, il 61% sottolinea come nell'impresa in cui opera siano già stati attuati momenti di informazione su questi temi e l'83% ha notato nei colleghi maggiore attenzione su questi temi.
A promuovere le precauzioni adottate sono in prevalenza - il 54% del totale - gli addetti delle piccole e medie realtà, da uno a 50 dipendenti. Allo stesso tempo, tuttavia, secondo un 35% del campione permangono ancora superficialità, mancata prevenzione e non rispetto delle norme anti-contagio e un altro 32% denuncia luoghi di lavoro inadeguati, mentre un 27% punta l'indice contro i colleghi non vaccinati.
Questi dati costituiranno la base di lavoro per una serie di tavoli di co-progettazione, con rappresentanti del terzo settore, associazioni imprenditoriali, sindacati, enti locali e altri soggetti: l'obiettivo è stilare delle linee guida da applicare, in modo volontario, nelle ditte. «Non si tratta di una replica dei protocolli già esistenti - ribadisce Chiara Manfrin, coordinatrice di Io Valgo 3.0 - ma piuttosto di individuare soluzioni condivise nel territorio per innescare sinergie tra attori diversi». È in partenza anche una campagna di sensibilizzazione ad ampio raggio: «Al di là delle norme e dei dispositivi di sicurezza e tutela della salute, è fondamentale vi sia un diffuso senso di responsabilità e solidarietà affinché vi sia una proattiva adesione alle regole», spiega Vanda Pradal, presidente di Avis Veneto, ricordando come tali valori siano nel dna dell'associazione.


PIÙ UNITI

Al progetto, elogiato anche dall'assessore regionale alla Sanità, Manuela Lanzarin, collaborano Cisl Veneto, Confcommercio Veneto, Villa Maria- Centro di medicina, Lions Club - Distretto 108Ta3. Soprattutto, partner principale è l'Admo Veneto: «È la riprova che dalla pandemia ne vogliamo uscire più uniti - afferma la presidente Mara Rosolen -, più convinti che insieme si può andare avanti e trovare nuovi modi di sensibilizzare e avvicinare sempre più persone all'importanza del dono». La presentazione ufficiale è stata anche l'occasione per fare il punto sull'attività delle associazioni. Nel 2021, l'Avis regionale ha mantenuto invariato il numero di 130mila donatori e ha superato le 200mila donazioni effettuate l'anno precedente. «Oggi però molti nostri donatori sono in quarantena, mentre le sale operatorie continuano ad avere bisogno di sangue - nota la presidente Pradal - il Veneto, che è sempre stato una delle poche regioni a rifornire anche il resto del Paese, ora deve pensare a garantire l'autosufficienza interna». Sono, invece, 50mila i soci Admo veneti iscritti al Registro donatori di midollo osseo, di cui 3.800 nell'ultimo anno, e nel 2021 hanno effettuato 90 donazioni.

 

Ultimo aggiornamento: 11:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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