Treviso. Carenza di medici di famiglia, l'Usl chiede alla Regione di individuare le aree di disagio

Venerdì 7 Ottobre 2022 di Mauro Favaro
Treviso, carenza medici di famiglia. La richiesta dell'Usl alla Regione

TREVISO - Inquadrare intere fette della provincia come zone disagiate per la carenza di medici di famiglia, alla stregua di aree di montagna o isole. È questa la proposta che l'Usl della Marca invierà alla Regione per poter pagare di più i dottori di base che accettano di andare a lavorare nelle zone periferiche, lontano da Treviso e dagli altri centri più grossi. La speranza è che possa rappresentare un incentivo capace di spingere qualcuno a farsi avanti, riducendo i rifiuti. Di che aumento si parla? A conti fatti, quasi 950 euro al mese in più per i dottori che, oltre alla soglia dei 1.500, saranno disposti a seguire fino a 1.800 pazienti. «Stiamo lavorando per cercare di aumentare un po' i compensi dei medici di famiglia in zone che potrebbero essere inquadrate come disagiate conferma Francesco Benazzi, direttore generale dell'Usl in questo modo potremmo rendere più appetibili anche i posti apparentemente periferici».


LO SCATTO
L'azienda sanitaria e i sindacati della medicina generale stanno già condividendo la strada per rendere possibile lo scatto. L'intervento è tecnico: trasformare parte delle attuali zone carenti in zone disagiate a causa dell'assoluta criticità nella copertura del servizio. Gli effetti, però, sono più che mai concreti. I medici in servizio in zone disagiate, infatti, possono contare su un compenso aggiuntivo di 6,20 euro all'anno per assistito. Nella Marca si guarda in particolare alla fascia della pedemontana, a partire dal nodo di Gaiarine. Ma anche alla zona tra Mogliano e Casale sul Sile (dove mancano 11 medici), all'area che comprende Riese (ne mancano 7) e a quella che fa riferimento a Castelfranco (ne mancano 6). Solo nelle ultime settimane un dottore ha rifiutato l'incarico di medico di famiglia nell'ambito di Caerano. E un altro si è tirato indietro all'ultimo momento davanti alla possibilità di andare a Ponte di Piave. Questo nonostante l'accordo tra Comune, Usl e farmacia per mettere a disposizione un ambulatorio, addirittura con le bollette pagate. «Rimane aperta la ricerca anche in vista delle prossime assegnazioni delle zone carenti, che avverrà a novembre», spiega Paola Roma, sindaco di Ponte di Piave e presidente della conferenza dei sindaci dell'Usl.


LE ASSEGNAZIONI
L'ultima parola sul passaggio da zone carenti a zone disagiate spetta alla Regione. I sindacati dei medici di famiglia, comunque, è la strada giusta. Anzi, nel comitato aziendale della settimana scorsa lo Snami di Treviso aveva proposto di definire tutta la provincia come zona disagiata a causa della carenza di camici bianchi. Difficile però pensare di proporre anche la stessa Treviso come zona disagiata. Si seguirà una via di mezzo. «La possibilità esiste spiega Bruno Di Daniel, segretario dello Snami di Treviso ci auguriamo che si possa arrivare rapidamente a una proposta formale». La Fimmg di Treviso, la federazione dei medici di famiglia, è ancora più netta. «I contratti hanno dei vincoli. Ma la definizione di zone disagiate potrebbe rappresentare una via per consentire a chi lavora nelle aree periferiche di poter prendere almeno qualcosa in più tira le fila il segretario Brunello Gorini oggi ci sono aziende che assumono medici stranieri pagandoli anche 4mila o 5mila euro. Credo che in questo contesto sia meglio pagare un po' di più i medici italiani che accettano di fare un'attività per la quale oggi non c'è di certo la fila».

 

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