Cane ucciso con il calcio di un fucile. Il cacciatore: «Non sono un assassino»

Venerdì 6 Dicembre 2019 di Pio Dal Cin
Luigi C, l'ottantenne di Visnà denunciato per aver ucciso un cagnolino con il calcio del fucile
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VAZZOLA «Io un vecchio assassino? Non è vero. Sono cacciatore da sessantadue anni, non l’ho ammazzato io il cagnolino. Ho quattro cani da caccia e voglio a loro lo stesso bene che tutti quelli che amano i cani vogliono ai loro». Replica così Luigi C., 80 anni, alle accuse rivoltegli sui social. Per tutti adesso lui è l’assassino del cagnolino morto colpito con il calcio di un fucile. Ma lui non ci sta: «Amo i cani, ne ho quattro. E’ stato un incidente».
 
Di due giorni fa su Facebook il post al vetriolo che puntava senza mezzi termini il dito accusatore sull’anziano cacciatore: “Questo vecchio assassino di 80 anni si chiama Luigi di Visnà di Vazzola in provincia di Treviso. Era in compagnia di altri due cacciatori che sono rimasti a guardare senza intervenire. Aiutatemi a condividere in privato questo (.......)per farlo conoscere. Gli hanno solo sequestrato il fucile a questo ominide pericoloso per la società”. Questo il tono violento, accusatorio e minaccioso. Ma Luigi accetta volentieri di parlare, e non si sottrae alle domande, anzi, a lui si unisce anche la moglie, cercando in ogni modo di difenderlo.
IL RACCONTO
L’anziano cacciatore racconta così la giornata in cui lui e un nipote, assieme ad un amico, sono usciti per una battuta di caccia, a un paio di chilometri da dove risiede nelle campagne di Visnà. «Eravamo in tre, e costeggiavamo una siepe. Avevo con me i miei quattro cani da caccia, dei bracchi tedeschi». Il bracco tedesco conosciuto anche come Deutsch Kurzhaar, è una razza originaria della Germania, dal portamento signorile ed elegante ma dal carattere tendenzialmente irrequieto. «A un cento punto, vicino ad una siepe è spuntato fuori il cagnolino, il meticcio in questione ed ha iniziato ad abbaiare, difendendo, come fanno i cani normalmente, il suo territorio. Uno dei miei bracchi, stizzito, lo ha affrontato, e probabilmente lo ha azzannato. Quando mi sono accorto del litigio in corso, ho disarmato il fucile “spezzandolo” in due e mettendolo sulla spalla destra. Nel frattempo, ho cercato di dividere i due cani, ma il mio più grande e forte, aveva già avuto il sopravvento sul piccolo meticcio. Se si vede la ferita sulla schiena del cagnolino si può notare che è più compatibile con un morso, più che con un colpo di calcio di fucile come mi hanno accusato di aver fatto».
LA DIFESA
«Sono coperto da un’assicurazione per i miei cani e, come ho detto fin dall’inizio, sono disponibile a risarcire il danno, anche se mi rendo conto che la perdita dal punto affettivo è enorme. Non sono uno che ucciderebbe così un cane, sono cacciatore da più di cinquant’anni e ho sempre rispettato questi animali. Mi spiace che sia andata così, se avessi potuto evitarlo sarei stato il primo a farlo». L’anziano cacciatore sembra tranquillo e sereno mentre espone le sue ragioni nel racconto di una giornata sicuramente da dimenticare, dove a fare le spese, è stato il piccolo cane di famiglia, che non è stato possibile salvare per le profonde ferite riportate in questo incidente di caccia. Da una parte chi lo ospitava e lo amava come un membro della famiglia, un amico per il bambino di undici anni che lo considerava un compagno di giochi. Dall’altra il vecchio cacciatore che cerca inutilmente di separare i due animali. Questa, almeno, la sua verità. 

Ultimo aggiornamento: 08:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA