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I tropici? Erano a Possagno. La scoperta da una conchiglia ritrovata per caso

Martedì 15 Dicembre 2020 di Federica Cappellato
I tropici? Erano a Possagno. La scoperta da una conchiglia ritrovata per caso

L'Università di Padova ha completato gli studi su un'esemplare di conchiglia fossile gigante rinvenuta casualmente da un appassionato in una cava della zona. Si tratta di una ciprea che risale ad un intervallo di tempo tra i 38 e i 34 milioni di anni fa. Secondo gli studi più recenti sarebbe una specie molto particolare che popolava zone caldissime.


LA STORIA


È rimasta quindici anni in un magazzino a dormire, in attesa di incontrare la persona giusta. La pazienza di quella conchiglia, enorme, è stata ripagata. E ora è tornata al centro degli interessi degli studiosi di settore. Qualcuno che ne se intende assai, un fiorentino, l'ha incrociata sul suo cammino di studioso, e ne è nato un grande amore, foriero di uno studio ora pubblicato nella prestigiosa rivista Scientific Reports. Caso volle che quella maestosa conchiglia fosse stata rinvenuta - correva l'anno 2005 - in una cava di argilla di Possagno, in provincia di Treviso, da un appassionato paleontofilo, tale Bruno Bizzotto di Treviso, e data in deposito al Museo di Geologia e Paleontologia dell'Università di Padova. 


LA SCOPERTA

In realtà il reperto altro non era che una nuovissima specie di ciprea fossile - le cipree sono le conchiglie per antonomasia: vivono di preferenza nei mari tropicali e se ne conoscono centinaia di specie; di grande valore estetico per colori e aspetto, sono le più ambite dai collezionisti -, tanto che, una volta incontrata la fatidica persona giusta che ne ha riconosciuto il pregio e l'importanza, a quell'imponente guscio è stato dato un nome, e non uno qualsiasi: l'hanno chiamata Vicetia, come la sua specie madre, e c'hanno aggiunto, Bizzottoi, il cognome (latinizzato) del suo scopritorie trevigiano. 


L'ANALISI

Morale della favola, s'è scoperto ora che quel reperto lasciato sonnecchiare in cantina, è la più grande ciprea mai rinvenuta: risale infatti a un intervallo di tempo compreso tra 38 e 34 milioni di anni fa. Per di più presenta delle notevoli e particolarissime protuberanze del guscio, che la rendono ancor più intrigante agli occhi della scienza. Lo studio della conchiglia fossile, che porta la doppia firma del Museo di Storia Naturale dell'Ateneo fiorentino e del Museo di Geologia e Paleontologia dell'Università di Padova, apre a nuove conoscenze del fenomeno del gigantismo in natura e anche delle conseguenze del riscaldamento globale. «È una conchiglia fossile lunga 33 cm e stacca di gran lunga tutte le concorrenti, visto che la più grande tra quelle viventi è lunga circa 13 cm, e il record tra le fossili era finora di 28 cm - sottolinea entusiasta Luca Giusberti del Dipartimento di Geoscienze del Bo -. Il reperto è rimasto accudito nel nostro Museo finché un progetto di revisione delle faune a molluschi fossili dell'Eocene del Veneto, diretto dall'Università di Firenze e in collaborazione con noi, ha permesso di riscoprirlo e di valorizzarne l'eccezionalità. Studi come questo potrebbero contribuire alla valorizzazione delle vecchie cave di Possagno, ricchissime di fossili ancora da studiare, ma purtroppo destinate a essere ripristinate sottraendole così alla scienza e alla pubblica fruizione come potenziali geositi».ù


LA SUGGESTIONE

Il destino della conchiglia è cambiato quando Stefano Dominici dell'Università di Firenze, che stava compiendo un lavoro di revisione sui molluschi fossili del Veneto, ha chiesto a Giusberti e alla collega Mariagabriella Fornasiero, conservatrice del Museo, di poter visionare del materiale. Quando se l'è trovata in ma esclamato: Ma questa è eccezionale!. E si è spalancato un mondo. Il Museo di Geologia e Paleontologia dell'Università di Padova, dove la Vicetia Bizzottoi è attualmente conservata dopo un accurato restauro, ha stretto partnership con il Museo di Storia Naturale dell'Ateneo fiorentino: il prezioso esemplare è diventato fulcro di una ricerca che indaga quali fattori abbiano portato all'evoluzione di questa specie gigante tra le tante del suo gruppo.


ESEMPLARE GIGANTE

«Abbiamo fatto un confronto tra le collezioni di cipree presenti nel Museo di Storia Naturale dell'Ateneo fiorentino e quelle di Padova illustra il coordinatore della ricerca, Stefano Dominici e paragonato questi dati con quelli della letteratura scientifica. Abbiamo scoperto così che il gigantismo è comparso più volte nell'evoluzione delle cipree e si verifica per una particolare forma di selezione, chiamata «selezione di specie», descritta per la prima volta da Niles Eldredge e Stephen Jay Gould nel 1972 e di interesse generale per la biologia evoluzionistica». L'analisi ha messo in luce che questi giganti si sono evoluti ai limiti estremi dell'area di diffusione del gruppo a cui appartengono, in acque più profonde o comunque più fredde, dove l'ossigeno si scioglie in quantità maggiore. «Le cipree continua Dominici - rispondono dunque alla cosiddetta «Regola di Bergmann», fenomeno per cui al diminuire della temperatura aumentano le dimensioni delle specie, gli individui diventano maturi più tardi e vivono più a lungo. Tra i tanti fattori condizionanti questa regola - verificata in tanti animali marini viventi, come le balene, ma finora raramente dimostrata su base paleontologica - uno fisiologico è la disponibilità di ossigeno. Si capisce, perciò, l'interesse crescente dei biologi marini verso il fenomeno del gigantismo. Uno degli effetti del riscaldamento globale è, infatti, la diminuzione delle dimensioni massime raggiunte dalle varie specie: saranno, dunque, i giganti i primi candidati all'estinzione se continuerà il climatechange».


LUOGHI PREZIOSI

Insomma, il Museo patavino continua a rivelare tesori, che aspettano solo di essere valorizzati, tira le somme Giusberti. Rimane un cruccio: «Le vecchie cave di argilla di Possagno prossimamente verranno chiuse e ripristinate e, quando questo si verificherà, perderemo importanti siti che restituiscono una grande quantità di reperti fossili, di proprietà dello Stato, da conservare in enti e istituzioni preposti a farlo. E quel Bruno Bizzotto? Da Padova gli hanno telefonato per aggiornarlo su come, quella vecchia scoperta, da cenerentola sia diventata principessa. E lui si è detto felicemente sorpreso che il suo cognome si sia fatto conchiglia.

Ultimo aggiornamento: 10:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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